Politica

A sorpresa il taglio dell’Ires per rilanciare il Sud

Potrebbe arrivare un taglio dell'Ires già durante il prossimo anno, ma solo per il Mezzogiorno. Un “banco di prova” che aprirebbe poi la strada a uno sconto generalizzato per tutte le aziende nel 2017. Il Fisco sarebbe solo una delle carte da giocare per il rilancio del Sud.
di Nomos
2 ottobre 2015

Palazzo Chigi e il ministero dell’Economia continuano a delineare il contenuto della Legge di stabilità che dovrà essere pronta nel giro di due settimane. A sorpresa potrebbe arrivare un taglio dell’Ires già durante il prossimo anno. Lo sconto potrebbe però riguardare solo le società aventi sede nel Mezzogiorno. Un “banco di prova” che aprirebbe poi la strada a uno sconto generalizzato per tutte le aziende nel 2017. Il Fisco sarebbe solo una delle carte da giocare per il rilancio del Sud. L’esecutivo intende destinare molte delle risorse del piano di investimenti in opere “materiali e immateriali” attraverso la manovra.

A partire dalle 9.30 il Senato riprenderà l’esame del disegno di legge di revisione costituzionale. Un cammino a ostacoli sempre meno difficoltoso per il governo e per la maggioranza del Partito democratico. Ieri, il primo articolo del testo presentato dal ministro Maria Elena Boschi è stato approvato con numeri confortanti: i voti hanno infatti superato quota 170. Un margine in grado di sterilizzare il dissenso della sinistra Dem ed evitare scossoni e imboscate. Eppure che ci sia il timore di qualche sgambetto lo dimostra il fatto che il governo abbia ipotizzato di presentare all’articolo 2 un proprio emendamento, così da evitare sei voti a scrutinio segreto – salvo poi decidere di bloccare l’iniziativa –, senza contare la scoperta di un altro emendamento “canguro” del Pd ad un successivo articolo, il 21, da cui però il governo ha preso subito le distanze. Le opposizioni hanno accusato non solo la maggioranza e il governo ma anche il presidente Pietro Grasso, il quale d’altra parte ha scontentato anche l’esecutivo ammettendo sei voti segreti sull’articolo 2. Durante la mattinata di ieri, dopo numerose polemiche delle opposizioni, è stato approvato l’emendamento del Pd Roberto Cociancich che recepiva l’accordo di maggioranza sul primo articolo: emendamento che, per come è stato scritto, ha fatto decadere circa 300 emendamenti successivi. I sì sono stati 177, 57 i no e 2 gli astenuti. Cifre analoghe per l’approvazione sull’artico 1 nel suo complesso (172 sì, 108 i no e 3 astenuti), tutte ben superiori alla maggioranza assoluta (161 voti). A irrobustire le file della maggioranza di governo si sono aggiunti i voti di Ala, cioè i senatori vicini a Denis Verdini, e degli ex Fi Sandro Bondi e Manuela Repetti. Nonostante tali numeri però è emersa la preoccupazione del governo davanti ad alcuni voti segreti sull’articolo 2. Alcuni emendamenti delle opposizioni (Lega e Sel), infatti, reintroducevano l’elezione diretta del futuro Senato e citavano le minoranze linguistiche, tema su cui a Palazzo Madama è previsto lo scrutinio segreto. Il timore di alcuni ministri, secondo fonti parlamentari del Pd, tra cui anche Maria Elena Boschi, era che il desiderio di tornare all’elezione diretta potesse spingere alcuni senatori della minoranza del Pd, alcuni di Ncd e del gruppo della Autonomie a votare per tali emendamenti. Nel pomeriggio la presidenza di Palazzo Madama ha assunto una decisione in grado di facilitare il percorso tracciato dalla maggioranza. Pietro Grasso ha infatti deciso che gli emendamenti all’articolo 2 concernenti le minoranze linguistiche saranno votati per parti separate. Lo scrutinio segreto riguarderà quindi solo i paragrafi direttamente ricollegabili alla tutela delle minoranze. L’annuncio ha scatenato la protesta delle opposizioni, da Roberto Calderoli a Giovanni Endrizzi (M5s), da Paolo Romani (Fi) a Cinzia Bonfrisco (Conservatori) fino a Loredana De Petris (Sel) che hanno accusato Grasso di piegarsi ai desideri del governo. Il presidente del Senato è stato difeso da un applaudito intervento di Vannino Chiti – esponente della minoranza Pd – il quale, con una notevole dose di rassegnazione, ha osservato: “Le opposizioni non stanno parlando del merito delle riforme e dei loro emendamenti ma delle procedure”. Un altro passaggio procedurale ha scaldato gli animi sul finire della seduta. Si è infatti scoperto che Roberto Cociancich ha presentato un altro emendamento “canguro”, questa volta all’articolo 21, che riguarda l’elezione del presidente della Repubblica. Il fatto ha suscitato la levata di scudi delle opposizioni ma ha fatto storcere il naso anche alla minoranza del Pd, già infastidita dal fatto che la legge sta andando avanti con i voti dei senatori di Verdini. Sono proprio i verdiniani ad aver regalato al governo di Renzi un record inaspettato. La maggioranza di governo non aveva infatti mai raggiunto i 177 voti, nemmeno durante i voti di fiducia direttamente ricollegabili all’attuazione del programma di governo. Gli ex forzisti si confermano quindi alleati fedeli di Renzi. Una condizione che li spingerà presto a chiedere un posto al sole. Dopotutto hanno dichiarato in più occasioni di aver formalmente aderito alla maggioranza di governo. Per quanto riguarda i lavori delle Commissioni di Palazzo Madama, la Commissione Industria ascolta informalmente i rappresentanti di FIRE e del Coordinamento FREE sull’aggiornamento delle linee guida in materia di certificati bianchi e sullo schema di decreto legislativo correttivo delle disposizioni in materia di efficienza energetica. La Ministra della Salute Beatrice Lorenzin sarà ascoltata in Commissione Sanità sulla revisione dei LEA e sull’erogabilità e l’appropriatezza delle prestazioni, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla sostenibilità del SSN.