Eccellenza

Forestale: una partita ancora aperta

Dopo l'annuncio fatto dal ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia, con l'avallo del Governo, sono state raccolte 65.000 firme per salvare la Forestale. Inoltre, diverse proposte alternative all'accorpamento stanno arrivando dal mondo dell'associazionismo: il dibatto è aperto.
di redazione
8 giugno 2015

Non sono poche le 65.000 firme raccolte dai promotori dell’iniziativa “Salviamo la Forestale” (https://www.change.org/p/no-alla-soppressione-del-corpo-forestale-dello-stato) a sostegno di una petizione che chiede a Governo e Parlamento di non chiudere il Corpo Forestale dello Stato.

Attorno alla raccolta firme, alla quale hanno aderito anche personalità pubbliche, si è creato un movimento di associazioni antimafia, ambientaliste, animaliste e venatorie, e non solo.

L’accorpamento in vista del riordino delle Forze dell’ordine annunciato dal ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia e voluto dal Governo potrebbe infatti andare contro il sentimento diffuso di fiducia espresso dall’opinione pubblica nei confronti del ruolo e del operato della Forestale. Un gradimento misurato anche quest’anno dall’Eurispes nell’indagine sul livello di consenso dei cittadini nelle Istituzioni. L’indice di fiducia raccolto (64,6%) e le numerose manifestazioni che ha visto scendere in piazza sindacati, associazioni ambientaliste, parlamentari e cittadini per dire “no allo smembramento” dimostrano che gli italiani amano la Forestale e ne apprezzano il lavoro svolto a tutela del nostro territorio.

In questi mesi, si sono levate numerose e autorevoli voci contrarie all’accorpamento e da più parti sono stati espressi preoccupazione e allarme sulla possibilità di far confluire il Corpo forestale all’interno della Polizia di Stato, nella prospettiva di una razionalizzazione e riduzione dei costi.

Rinunciare all’organizzata presenza sul territorio e alla radicata esperienza del Corpo forestale dello Stato nella difesa dell’ambiente e delle produzioni agroalimentari, soprattutto in questa fase storica, sarebbe un errore gravissimo che non porterebbe alcun vantaggio a nessuno degli attori in campo e neppure alla collettività.

A questi argomenti si potrebbe opporre che l’accorpamento non metterà in discussione l’attività del Corpo che potrà proseguire in forme diverse all’interno di un contesto organizzativo più ampio; ma già quest’apparente semplificazione contiene in sé numerosi elementi di complicazione. Infatti, non è detto che la maggiore dimensione produca anche maggior qualità, così come l’esperienza ha mostrato a seguito degli accorpamenti effettuati all’interno del sistema previdenziale. E neppure sono certi i risparmi se si considera che la maggior parte della spesa è assorbita dai costi del personale che, di certo, non potrà essere dismesso.

Non va tralasciata poi la questione dell’identità e della cultura: peculiarità costruite attraverso un percorso centenario che non possono essere svendute per ottenere risparmi che, per il momento, appaiono essere solo virtuali.

Si possono dunque trovare soluzioni alternative per ridurre i costi senza perdere competenze, identità ed esperienza?

L’audizione delle associazioni contrarie allo scioglimento del Corpo, che si è svolta il 3 giugno presso la 1a Commissione affari costituzionali della Camera dei Deputati, ha visto avanzare la proposta di rafforzare invece il CFS con l’assorbimento del personale delle Polizie Provinciali, per creare una Guardia Nazionale in difesa della Natura.

Tra le tante, questa potrebbe essere in effetti una via, ma certo servirebbe una riflessione più ampia e ragionata. Il dibattito rimane comunque aperto, e non è detto che non arrivino dal mondo dell’associazionismo altre nuove proposte per una razionalizzazione e un riordino “intelligente” di cui, se valide, il governo dovrebbe di certo tenere conto per non perdere credibilità di fronte ai cittadini.

Nel frattempo vale la pena ricordare che i controlli mirati della Forestale hanno portato a varie e complesse indagini, che riguardano le più diverse tipologie di prodotti e le più svariate fenomenologie illegali e criminali: illecita percezione dei fondi comunitari; falsa etichettatura; prodotti importati dall’estero e rivenduti come Made in Italy; contraffazioni alimentari e mancata tracciabilità su pasta, latte, tartufi, uova, miele e propoli, olive, acqua e bibite, ecc; utilizzo di Ogm.

Solo nei primi 10 mesi del 2014 l’attività di sicurezza agroalimentare e agroambientale della Forestale ha prodotto: 150 reati accertati; 180 persone segnalate all’Autorità giudiziaria; 1.300 illeciti amministrativi; 3.000.000 di euro di importo notificato; 6.200 controlli effettuati; 160 tonnellate di prodotti agroalimentari sequestrati.

Numeri non da poco se letti nell’ottica del contrasto dei fenomeni agromafiosi che affliggono la nostra agricoltura e le nostre produzioni, intaccando l’immagine dell’Italia all’estero.