Sicurezza

Atti stragi, 4.406 fascicoli intelligence all’Archivio centrale dello Stato

Gli 007 hanno completato l’operazioni di versamento dei documenti in attuazione della direttiva Renzi sulla declassificazione. Partenariato con le Università, incoraggiati gli studi dei giovani studenti finanziando progetti di libera ricerca.
di redazione
4 febbraio 2016

Basta con leggende nere e racconti oscuri: i documenti sulle stragi dell’Intelligence italiana sono tutte nelle mani dei cittadini. Gli 007 di casa nostra sono stati nella Pubblica amministrazione i primi a ‘dare le carte’ e, allungando il campo, la Direttiva Renzi sulla declassificazione degli atti sulle stragi si prolunga in un serio dibattito storico, promuovendo studi, pubblicazioni e convegni. Questo il messaggio di un tavolo tecnico che si è tenuto a Roma, presso l’Archivio centrale dello Stato, a cui hanno partecipato – tra gli altri – Eugenio Lo Sardo, sovrintendente all’Archivio centrale dello Stato, e per il Comparto Intelligence, il direttore dell’Ufficio centrale per gli archivi e il direttore della Scuola di formazione del Sistema di informazione per la Sicurezza della Repubblica .

Il Comparto Intelligence ha effettuato il versamento anticipato all’Archivio centrale dello Stato di tutte le fonti digitali relative agli attentati e agli atti di sabotaggio dagli anni 1960 al 1990 citati nella Direttiva. L’Intelligence ha versato – in formato digitale obliterato – in totale 4.406 fascicoli, per complessivi 92.518 documenti, immediatamente disponibili alla consultazione presso l’Archivio centrale dello Stato, mentre sono ancora in corso i versamenti degli atti tenuti da tutte le altre Amministrazioni centrali.

Con il versamento all’Archivio di 1.597 fascicoli, effettuato lo scorso 22 dicembre, i nostri Servizi segreti, all’avanguardia nella digitalizzazione dei documenti – nel rispetto della pianificazione dei lavori definita dalla Commissione interorganismi – hanno portato a dama un lavoro iniziato il 5 dicembre 2014, con il primo versamento di documenti. Ai fini della completezza dell’operazione, è stata comunque disposta una ulteriore ricognizione per verificare l’esistenza di eventuali fascicoli riguardanti gli eventi al fuori delle serie archivistiche già individuate. Prossimamente si procederà con il versamento dei fascicoli cartacei che saranno liberamente consultabili al maturare dei termini cronologici stabiliti dal Codice dei beni culturali.

“Una finestra aperta sulla storia del nostro Paese, per contribuire a una memoria condivisa”, hanno sottolineato i partecipanti al tavolo che ha fatto il punto sull’attuazione della Direttiva Renzi. Lo storico può ora avere un importante contributo del periodo recente della nostra storia repubblicana, leggendo i fatti nei contesti di riferimento perché nelle serie sono stati inclusi anche altri documenti che consentono di inquadrare i contesti di riferimento di molti avvenimenti. Il criterio tecnico del versamento per serie archivistiche (ovvero senza operare selezioni di documenti) assicura non solo l’integrità dell’operazione di declassificazione degli atti ma ricostruisce anche tutto ciò che i Servizi di informazione hanno prodotto nel contrasto al terrorismo negli anni della strategia della tensione e nelle stagioni più delicate della storia repubblicana.

Una storia che non verrà scritta con la bava di ragno perché l’Intelligence nazionale, che non ha paura della storia – è stato sottolineato nel corso dei lavori – ha anche avviato un dialogo con l’Università di Pavia, centro di eccellenza per gli studi storici, e incoraggerà soprattutto gli studi dei giovani anche finanziando progetti di libera ricerca su ogni argomento di tesi. Gli 007 mettono così un segno diverso, avviando un elemento di prospettiva oltre che di serietà scientifica degli studi, assicurata dal tavolo interdisciplinare di cui faranno parte atenei, ricercatori e studiosi.

Ma non solo. Nei prossimi mesi, infatti, si terrà un Convegno che farà un punto di situazione sui documenti declassificati, passando in questo modo dalla raccolta dati alla messa a fattor comune delle informazioni, per leggere e ricostruire i fatti relativi ai fascicoli disponibili per la consultazione all’Archivio centrale dello Stato. Il ‘Nord’ è la serietà scientifica del lavoro di storicizzazione ma al contempo cambia l’occhio, che ora sarà quello dei giovani ricercatori, per giungere a una memoria condivisa.

Come ha voluto sottolineare il sovrintendente all’Archivio centrale dello Stato, Eugenio Lo Sardo “Oggi il Paese avverte la necessità di essere solidale con tutti gli apparati di sicurezza che lavorano contro minacce terroristiche sempre più asimmetriche e globali. L’auspicio – ha proseguito – è che l’esperienza positiva del lavoro fatto insieme alla nostra Intelligence diventi una prassi non solo per le altre amministrazioni dello Stato ma un vero e proprio metodo di lavoro per contribuire allo studio della storia contemporanea e giungere così a una dimensione ordinaria del rapporto con le istituzioni”.

Da Piazza Fontana a Ustica, da Ilaria Alpi alla Strage di Bologna, passando per la strage dell’Italicus e altri fatti di sangue, il Governo ha voluto assicurare trasparenza sugli atti: il 22 aprile 2014 il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha firmato la Direttiva che ha stabilito il versamento straordinario anticipato all’Archivio centrale dello Stato della documentazione relativa agli eventi stragisti di Piazza Fontana a Milano (1969), di Gioia Tauro (1970), di Peteano (1972), della Questura di Milano (1973), di Piazza della Loggia a Brescia (1974), dell’Italicus (1974), di Ustica (1980), della Stazione di Bologna (1980), del Rapido 904 (1984).

In quest’operazione trasparenza fortemente voluta da Renzi, il governo ha tolto i 4 livelli di classificazione (‘riservato’, ‘riservatissimo’, ‘segreto’ e ‘segretissimo’) , non il segreto di Stato che su queste vicende non c’era e non è stato apposto. Con i regolamenti di attuazione della legge 124/2007 la gestione e la conservazione della documentazione prodotta dagli Organismi di Intelligence vengono ricondotte ai principi e alle norme nazionali in materia di archivi delle Pubbliche amministrazioni. Gli Archivi dell’Intelligence assumono dunque la valenza di ‘patrimonio culturale nazionale’.