Egemonia e subalternità

di Gian Maria Fara
23 febbraio 2015

Per decenni, lavorando sulla teoria e sulla pratica dei fatti sociali, è stato necessario collocarsi dall’una o dall’altra parte dell’asse egemonia-subalternità. Chi si occupava di un versante non poteva non giudicare l’altro che di riflesso, condannandolo od ignorandolo. Oggi questa presa di posizione è del tutto estranea ai processi di trasformazione in atto; anzi ci proponiamo di osservare la nuova subalternità convinti che la progressiva riduzione della sua estensione e della sua intensità passi proprio attraverso una forte riforma e ricollocazione nel sociale dei momenti alti dell’esperienza imprenditoriale ed istituzionale, attraverso una critica serrata della “razionalità capitalistica”, così come fin’ora è stata espressa dal modello italiano. Ed è per questo che i problemi dell’emarginazione sociale possono convivere con la proposta di una nuova organizzazione del lavoro o con l’analisi critica degli emergenti modelli di comunicazione; ed è per questo che, quando è il caso, non si deve esitare a schierarsi dalla parte migliore delle Istituzioni, evitando il fascino discreto della demagogia.