Sicurezza

Fondi comunitari: la Guardia di Finanza sentinella dell’agroalimentare

Tra il 2011 e il 2014 sono stati tolti dal mercato nel complesso oltre 27.000 tonnellate di generi solidi e quasi 29 milioni di litri di prodotti liquidi.
di redazione
23 febbraio 2015

L’attività dello SCICO della Guardia di Finanza. Per l’espletamento della mission istituzionale e per le investigazioni ad elevato tasso di specializzazione in determinate materie, la Guardia di Finanza si avvale di una serie di Nuclei Speciali e del Servizio Centrale di Investigazione sulla Criminalità Organizzata.

Il Nucleo Speciale Spesa Pubblica e Repressione Frodi Comunitarie, in particolare, ha sviluppato un nuovo sistema investigativo e di analisi che, partendo proprio dalle possibili disfunzioni dell’apparato nazionale e locale, ha puntato l’attenzione sui meccanismi che di fatto hanno potuto consentire la perpetrazione degli illeciti da parte dei singoli beneficiari finali dei contributi comunitari. Attraverso tali procedure di interscambio info-operativo, il Nucleo, in collaborazione con l’Agea ed i collegati Organismi pagatori regionali, ha potuto individuare e contestare, nell’ultimo biennio, circa 5 milioni di euro di contributi comunitari indebitamente percepiti sull’intero territorio nazionale da soggetti sottoposti a misure di prevenzione personali e/o patrimoniali antimafia e da soggetti che avevano inserito, nelle domande di accesso ai contributi, terreni confiscati alla criminalità organizzata, senza averne alcun legittimo titolo di possesso. Una specifica attività progettuale sviluppata nell’ultimo biennio ha portato inoltre alla denuncia di più di 5.000 falsi braccianti agricoli che, nell’ultimo triennio, sono risultati aver indebitamente percepito circa 20 milioni di euro di contributi Inps.

L’attività della GdF nel settore agroalimentare. Nel 2013, sono stati sequestrati dalla GdF circa 12,2 milioni di kg di beni, di cui circa il 71,19% del totale, pari a circa 8,7 milioni di kg, riguarda il genere dei “mosti ed uve parzialmente fermentati”; il 21% ha riguardato invece “alimentari, altri prodotti, mentre il 7,34% dei sequestri è riconducibile alla voce “olio di oliva”. Sono stati inoltre sequestrati circa 27,7 milioni di litri di bevande alcoliche ed analcoliche, di cui il 99,9% del totale, pari a circa 27,7 milioni di litri, riguarda il genere “vini e spumanti”. Tra il 2011 e il 2014 sono stati tolti dal mercato nel complesso oltre 27.000 tonnellate di generi solidi e quasi 29 milioni di litri di prodotti liquidi.

Nell’ambito delle frodi comunitarie relative agli aiuti in agricoltura, gli importi indebitamente percepiti, riscontrati dalla GdF, sono stati pari a 211 milioni di euro l’84% dei quali riferibili alla Lombardia.

La lotta alla criminalità organizzata. Le operazioni svolte hanno evidenziato alcune particolari tendenze. Cosa Nostra sembrerebbe particolarmente interessata all’acquisizione e alla costituzione di aziende agricole e più in generale, a tutte quelle attività d’impresa connesse alla produzione e alla commercializzazione di prodotti agricoli e derivanti dall’allevamento. La mafia siciliana sembra anche attratta dall’acquisizione e dalla gestione di esercizi ristorativi attraverso i quali “ripulire” i proventi delle proprie attività illecite; ha mostrato interesse verso il settore della grande distribuzione alimentare, con ingenti investimenti di denaro, frutto di illecite attività, impiegati per acquisire centri commerciali e supermercati. La Camorra manifesta segnali di interesse nel settore della ristorazione. L’acquisizione di aziende operanti in questo comparto rappresenta un valido veicolo per reimpiegare proventi illeciti, e nello stesso tempo una solida fonte di guadagno. La ’Ndrangheta risulta, in particolare, capace di concretizzare i propri interessi illeciti nel settore attraverso una rete di connivenze con esponenti della Pubblica amministrazione.

Considerando solo alcuni dei più importanti risultati ottenuti negli ultimi due anni nel corso delle operazioni condotte dalla Guardia di Finanza, si ha un’idea, anche se solo parziale, della portata del crimine nell’agroalimentare: oltre 760 milioni di euro di beni sequestrati tra società immobiliari, di ristorazione, di pulizia, di servizi alle imprese, di gestione di locali notturni, ecc; unità immobiliari; auto e motoveicoli; cavalli da corsa; noti marchi di ristorazione; centri commerciali; aziende agricole; attività commerciali di varie tipologie; terreni, ville; quote e partecipazioni societarie, rapporti bancari, postali, assicurativi e azioni; macchine agricole, mezzi agricoli, capi di bestiame, sementi e mangimi, ecc.