Salute

Fumo: il Canada condanna tre multinazionali del tabacco

Sentenza storica in Quebec per una class action. In Europa, secondo la Commissione, il consumo è in calo. Si comincia sempre a fumare a 17 anni. Da maggio 2016 nuove regole per il settore. I dati Eurispes sull'Italia.
di redazione
3 giugno 2015

Una sentenza storica per il Canada.

Imperial Tobacco, Rothmans Benson e Hedges e JTI-MacDonald sono state condannate dalla giustizia canadese a pagare 15 miliardi di dollari come risarcimento del danno subito da fumatori ed ex fumatori della provincia di Quebec. Un caso considerato storico, in quanto è la più importante causa collettiva in Canada in questo settore.

Il processo, durato 17 anni, cominciò nel 2012, tredici anni dopo che due gruppi distinti che rappresentavano un milione di persone, avevano presentato la loro domanda congiunta di risarcimento per 27 miliardi di dollari.
Una delle domande, conosciuta come il caso Blaise, fu presentata dalle persone che soffrivano di gravi infermità per colpa del consumo di tabacco. L’altra domanda, nota come il caso Lètourneau, fu presentata da fumatori che affermavano di non poter smettere di fumare.

Entrambi i gruppi denunciavano che i produttori di tabacco non avevano adeguatamente informato i consumatori del rischio connesso al fumo, sottostimando gli effetti dannosi per la salute provocati dal tabagismo, utilizzato pratiche scorrette di marketing e distrutto documenti, “mentendo per 50 anni a tutto il mondo e cospirando insieme per mentire”

La sentenza dispone per le persone che hanno contratto il cancro e cominciato a fumare prima del gennaio 1976, un indennizzo di 100.000 dollari, in data successiva di 90.000 dollari. Per le persone con enfisema, un rimborso per danno morale rispettivamente di 30.000 e 24.000 dollari a seconda dello stesso periodo.
Per il milione di persone che vantavano l’impossibilità di smettere di fumare, il rimborso è stato fissato in 130 dollari ciascuno.

Le imprese condannate hanno annunciato il ricorso, affermando che le prove presentate in tribunale non giustificavano la gravità della decisione, e che fin dal 1950 i canadesi hanno un alto livello di percezione e conoscenza dei rischi del fumo, anche per via delle avvertenze sanitarie presenti sui pacchetti da più di 40 anni e delle campagne di prevenzione dei Governi.

A prescindere dal ricorso, la sentenza obbligherà le aziende a pagare anticipatamente la somma di 1 miliardo di dollari.

La situazione in Europa.

In Europa, in occasione della Giornata mondiale senza tabacco 2015, la Commissione Europea ha presentato i un’indagine Eurobarometro sul settore.

Ecco alcuni dati: nell’UE l’uso del tabacco è sceso di 2 punti percentuali rispetto al 2012 (26% contro 28%) e di 4 punti percentuali nella fascia di età dai 15 ai 24 anni (25% contro 29%).
L’età media in cui si inizia a fumare rimane invariata a 17,6 anni. Il 59% dei fumatori ha tentato di smettere, il 19% negli ultimi dodici mesi. Il 12% dei cittadini europei ha provato a usare le sigarette elettroniche rispetto al 7% nel 2012.

Le sigarette elettroniche
L’indagine Eurobarometro rivela alcune cifre interessanti in merito alle sigarette elettroniche che sono un prodotto relativamente nuovo. Se è vero che il 12% dei cittadini europei ha provato le sigarette elettroniche, attualmente solo il 2% le sta usando. Queste cifre sono aumentate notevolmente dal 2012 (rispettivamente 7% e 1%). Tra coloro che hanno maggiori probabilità di averle provate sono i giovani (il 13% dei quindici-ventiquattrenni rispetto al 3% delle persone di più di 55 anni). Gli europei in genere iniziano a usare le sigarette elettroniche per ridurre il consumo di sigarette o smettere di fumare (67%), ma soltanto il 21% dei fumatori è stato in grado di ridurre il consumo e soltanto il 14% di smettere di fumare.

Esposizione al fumo di tabacco
L’esposizione al fumo di tabacco nei bar e nei ristoranti continua a calare. Soltanto il 12% dei rispondenti afferma di essere stato esposto al fumo di tabacco in ristoranti e affini nell’ultimo anno (con un calo rispetto al 14% del 2012), e il 25% in bar e mescite (con un calo rispetto al 28% del 2012). Inoltre, il 73% dei lavoratori in Europa non è mai esposto al fumo negli interni del luogo di lavoro o lo è solo raramente.

La percezione del pubblico
La maggioranza dei cittadini europei è favorevole a misure di politica pubblica rigorose in materia di tabacco e sigarette elettroniche. Ad esempio, il 70% è favorevole a migliorare la tracciabilità dei prodotti del tabacco per ridurre il traffico illecito (la tematica della Giornata mondiale senza tabacco di quest’anno), anche se ciò farebbe aumentare il prezzo dei prodotti del tabacco. Per quanto concerne il pericolo percepito, i livelli di catrame e di nicotina sono considerati l’indicatore massimo del livello di nocività (32%), seguiti dagli additivi (12%). Per quanto concerne le sigarette elettroniche, la percentuale delle persone interrogate che le ritengono dannose è passata dal 27% al 52% in soltanto due anni.

Pubblicità
Quattro rispondenti su dieci hanno visto pubblicità o materiali promozionali del tabacco negli ultimi dodici mesi, in particolare nei punti di vendita (39%) e su tabelloni o manifesti in spazi pubblici (30%).

Il contesto
Il fumo è la maggiore causa di decessi evitabili nell’Europa ed è responsabile di circa 700 000 morti all’anno.
L’UE ha predisposto un’ampia strategia per affrontare il problema del tabacco in cui rientrano la legislazione sulla pubblicità e sulla sponsorizzazione del tabacco e sui prodotti del tabacco stessi, il sostegno agli Stati membri e campagne di sensibilizzazione come l’attuale campagna della Commissione europea Gli ex fumatori sono irresistibili.

Il 3 aprile 2014 l’UE ha adottato la direttiva 2014/40/UE sui prodotti del tabacco contenente disposizioni in merito alla fabbricazione, alla presentazione e alla vendita del tabacco e dei prodotti correlati, che si applicherà negli Stati membri a decorrere dal maggio 2016. Tra i prodotti che essa copre vi sono le sigarette, il tabacco per sigarette fatte a mano, il tabacco da pipa, i sigari, i cigarillo, il tabacco senza fumo, le sigarette elettroniche e i prodotti da fumo a base di erbe.

Tra gli aspetti trattati nella direttiva vi sono il divieto di aromi caratterizzanti, l’introduzione di avvertenze combinate (immagine e testo) che devono coprire il 65% del fronte e del retro dei pacchetti di sigarette e di tabacco da arrotolare, il divieto di tutti gli elementi promozionali e fuorvianti sui prodotti del tabacco e un sistema su scala europea di tracciabilità e rintracciabilità per combattere il traffico illecito di prodotti del tabacco.

Alcuni dati italiani

Secondo l’ultima rilevazione dell’Eurispes un italiano su tre è un fumatore, ma gli “incalliti” sono la minoranza. Nel 63,8% casi prevalgono infatti i non-fumatori, dato sicuramente in salita rispetto al passato per una serie di ragioni che possono intuitivamente essere riassunte in un’attenzione maggiore ai danni provocati dal fumo, segnatamente il tumore ai polmoni, e in un rifiuto a spendere eccessivamente per un bene che, oltre ad essere nocivo per la salute, subisce continui rincari, che pesano sulle tasche degli italiani soprattutto in un momento storico come quello che stiamo vivendo che invita alla parsimonia e all’oculatezza nelle spese. Il restante terzo (35,5%) si divide tra chi, pur non avendo “il vizio” ne gradisce una ogni tanto (10,4%), chi fuma meno di mezzo pacchetto al giorno (8,9%) e chi supera le dieci ma non le quindici sigarette quotidiane (8,2%). I fumatori più accaniti consumano invece circa un pacchetto al giorno nella misura del 6,1% e soltanto l’1,9% ammette di non riuscire a soddisfare il proprio fabbisogno quotidiano di nicotina con venti sigarette in un giorno. La propensione al fumo si registra in misura maggiore tra le fasce d’età più giovani dai 18 ai 34 anni.

 

Fonti: