Europa

Garibaldi sino alla morte: “Pace e sviluppo con un’Europa unita”

di Gisella Bellantone
28 maggio 2018

Gisella Bellantone, portavoce della Fondazione Garibaldi, presieduta da Anita Garibaldi, pronipote dell’eroe, ha mandato al Segretario Generale dell’Eurispes, Marco Ricceri, il ringraziamento per l’impegno dell’Istituto sull’Europa e, in particolare, per l’articolo del professor Francesco Gui sull’idea di Garibaldi di creare un’Europa Federale. In questa lettera-articolo, che volentieri pubblichiamo, Gisella approfondisce questi temi.

Conosco bene la posizione di Giuseppe Garibaldi sull’Europa e, come insegnante “garibaldina”, ne parlo ai miei alunni.  Per lui, la conseguenza della conquista della libertà e indipendenza della nostra Nazione attraverso dolorose guerre del Risorgimento, doveva essere la pace in una prospettiva di Unione europea e internazionale.

Già pochi giorni dopo la battaglia del Volturno, Garibaldi – rivolgendosi soprattutto a Parigi e Londra – lanciò il suo vibrante appello alla pace e all’unità tra le potenze europee  (22 ottobre 1860), criticando aspramente il clima di scontro e la corsa agli armamenti delle diverse nazioni e auspicando l’unificazione politica dell’Europa.
Ma il momento più importante del percorso verso gli Stati Uniti d’Europa è a Ginevra nel 1867, in occasione del Congresso di pace, nel quale, alla presenza di circa 6.000 persone, Garibaldi è accolto con giubilo. In quella occasione egli pronunciò un illuminato discorso contro il dispotismo e la politica aggressiva dei Paesi europei, indicando le soluzioni per conseguire la pace.

Eccone alcuni passi: «Il dispotismo è la menzogna, è il flagello dell’umanità». «Il solo rimedio contro il dispotismo è la fratellanza universale dei popoli liberi». «Non più eserciti, non più flotte». «E gli immensi capitali, strappati quasi sempre ai bisogni ed alla miseria dei popoli per esser prodigati in servizio di sterminio, sarebbero convertiti invece a vantaggio del popolo in uno sviluppo colossale dell’industria, nel miglioramento delle strade, nella costruzione dei ponti, nello scavamento dei canali, nella fondazione di stabilimenti pubblici, e nell’erezione delle scuole che torrebbero alla miseria ed alla ignoranza tante povere creature che, in tutti i paesi del mondo, qualunque sia il loro grado di civiltà, sono condannate dall’egoismo del calcolo e dalla cattiva amministrazione delle classi privilegiate e potenti all’abbrutimento, alla prostituzione dell’anima e della materia».

Garibaldi afferma ancora che: «Tutte le nazioni sono sorelle» e, come diretta conseguenza, «la guerra fra queste nazioni è impossibile». Secondo lui, infatti, spetta ad un congresso, come quello di Ginevra, intervenire per dirimere qualunque questione, o diatriba, o contrasto, possa sorgere fra le diverse nazioni. Con questa proposta, egli si fa precursore degli organismi di pace internazionali del Novecento.

Il pensiero degli Stati Uniti d’Europa lo accompagnò fino alla morte, avvenuta a Caprera il 2 giugno 1882. È significativo che un anno prima, il 3 maggio 1881, in una lettera al deputato francese Michard, Garibaldi tornasse su questi temi: «Un italiano, cittadino francese in Francia, un francese, cittadino italiano in Italia: ecco lo scopo che dobbiamo raggiungere. Non più barriere, non più frontiere; l’eguaglianza e la fratellanza complete potranno servire di base alla fratellanza umana».