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I Colori dell’intelligence: l’ironia che non ti aspetti

di Redazione
15 gennaio 2016

Gli ‘spioni’ sono importanti per la difesa della sicurezza nazionale. E se qualche volta sorridono, mettendo sul tavolo impermeabile scuro e occhiali neri, è anche meglio. Il libro di Melanton, Tadashi Koike, Giancarlo Zappoli, Giuseppe Pollicelli e altri, dal titolo I Colori dell’intelligence (editore Nuova Argos, pp. 300, € 19) è un viaggio divertente nel mondo dei Servizi segreti, visti e raccontati con la matita degli umoristi, le pagine di raffinati narratori e i frames di film che hanno fatto epoca.

Colori intelligence

L’umorismo e l’ironia sono ‘agenti’ indispensabili per un racconto più sereno del mondo Intelligence e delle sue sfide quotidiane. Si comprende cosi – fa rilevare il testo – che “gli ingiustificati pregiudizi e le istintive considerazioni che ci portano quasi sempre a storcere il naso quando sentiamo parlare di ‘Servizi segreti’ dovrebbero cedere il passo a sentimenti di massimo riguardo e di doverosa gratitudine verso un qualificato e articolato sistema di prevenzione e azione, che è a difesa della democrazia e della nostra libertà”.

Dalla storia alla letteratura, dal cinema al fumetto, queste pagine tracciano la figura dell’agente segreto nel mondo dell’illustrazione, raccontando l’intelligence nella storia – dai tempi delle spie inviate da Giosuè a Gerico, in casa della prostituta Raab – fino ai nostri giorni.

Alberto Pellegrino ci conduce a scoprire la figura dell’agente segreto sulla tavola dell’illustrazione, dallo spionaggio e propaganda di guerra alla fatale Mata Hari, che insieme a Fraulein Doktor ha fatto versare fiumi di inchiostro, richiamando l’attenzione del grande schermo. E ancora da segnalare le storie dei fumetti, con Hugo Pratt e Corto Maltese, Alan Ford e il mitico Gruppo T.N.T.

Interessanti le pagine su ‘Letteratura e intelligence, un volo radente’, a cura di Tadashi Koike: da Dostoevskij e Conrad si passa a Graham Greene e Leon Uris, passando per spy story da brividi e si finisce catapultati tra labirinti insidiosi di giochi doppi e tripli, fino alla penna di Ian Fleming e John le Carrè.

A Nazareno Santantonio e Alessandro La Ciura va invece il merito di saper raccontare l’intelligence nel lungo cammino del tempo, dal serpente della Genesi alle analisi di Sherman Kent, passando per una topologia di volpi e guerrieri che vanno da Ibn Khaldun, già consigliere di Tamerlano e protagonista dell’era di Gengis Khan, all’intelligence al tempo di Cesare, dall’esperienza di Federico II a quella veneziana con le bocche per le denunce segrete. Senza dimenticare Casanova, de Talleyrand e Fouché, gli spioni dopo il crollo del muro di Berlino e la moderna intelligence e il cyber. Un impegno, quello dell’Intelligence, che non conosce sosta per difendere i confini di una democrazia, come rimarca spesso il sottosegretario Marco Minniti, Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica. E tuttavia anche un sorriso allunga il campo, reclutando l’ironia come regola d’ingaggio di una struttura non convenzionale ma necessaria, che anche lavorando con strumenti all’avanguardia fa del capitale umano l’ossatura di una struttura abituata a pensieri lunghi.