Sicurezza

I diversi volti della criminalità

di redazione
22 marzo 2016

Corruzione, riciclaggio e mafia. Sono molti i libri che trattano questi temi, ma pochi affrontano le tre differenti fattispecie nella consapevolezza che si tratta di fenomeni convergenti tra loro. “Corruzione, riciclaggio e mafia: la prevenzione e la repressione nel nostro ordinamento giuridico”, curato dal Professor Ranieri Razzante, docente di Intermediazione finanziaria e legislazione antiriciclaggio presso l’Università di Bologna (sede Forlì), ed edito da Aracne Editrice, è uno di questi.

L’evento di presentazione del volume, oggi presso Unioncamere, ha visto la partecipazione al dibattito di numerosi esperti e personalità tra cui: il Vice Ministro dell’Interno, Filippo Bubbico, il Presidente ANAC, Raffaele Cantone, il Capo Pool Antiterrorismo della Procura di Roma, Giancarlo Capaldo, il Direttore UIF, Claudio Clemente, il Direttore del DAP, Santi Consolo, il Vice Capo della Polizia, Antonino Cufalo, il Direttore della DIA, Nunzio Ferla. E ancora Gian Maria Fara, Presidente Eurispes, Stefano Dambruoso, Questore della Camera dei Deputati, Cosimo Ferri, Sottosegretario alla Giustizia, Santi Giuffrè, Commissario Governativo Antiracket e Antiusura, Ivan Lo Bello, Presidente Unioncamere, Francesco Mandoi, Sostituto Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, e il magistrato Giovanni Tartaglia Polcini.

Razzante, mettendo a sistema professionalità maturate in ambito istituzionale, accademico e libero professionale, detta un “metodo” con il quale leggere e giuridicamente interpretare i fenomeni criminali oggetto dello studio. Inoltre, il merito del volume è quello di suscitare riflessioni e di proporre soluzioni integrate, nella convinzione che l’approccio empirico oltre che normativo non possano che essere integrati e unificati. Come spiega l’Autore: “L’idea di realizzare un volume di approfondimento nasce dalla consapevolezza che la corruzione, il riciclaggio e la mafia sono così contigui che hanno assunto una portata tale da richiedere una piena e convinta condivisione delle strategie di prevenzione e contrasto, poiché è spesso la disarmonia degli ordinamenti la fonte ideale per far proliferare gli illeciti delle mafie”.

Si offre in tal modo uno spaccato realistico del sistema della legalità, che se da un lato esalta il portato normativo nazionale, in particolare quello legato agli strumenti di contrasto offerti dalla misure di prevenzione, dall’altro evidenzia le lacune del sistema di aggressione ai patrimoni mafiosi. Come autorevolmente sostenuto nel volume, è fondamentale privare le organizzazioni criminali della propria linfa vitale e, purtroppo, ad oggi la strategia di contrasto non può dirsi realmente completa, almeno fino a quando non saranno realizzate efficaci e tempestive procedure di assegnazione e destinazione dei beni confiscati che, mediante il loro riutilizzo, offrano anche occasioni di sviluppo economico del territorio.

Il volume, frutto di una accurata ricerca scientifica, spazia dalla corruzione, al riciclaggio dei proventi illeciti, sino a giungere ad un’attenta, quanto critica, analisi degli strumenti di contrasto, passando dal momento legislativo, sia nazionale che internazionale, a quello più squisitamente operativo.

La prima parte del lavoro – “Dalla corruzione al riciclaggio dei proventi illeciti: l’economia secondo la criminalità organizzata” – analizza le fattispecie della corruzione e del riciclaggio. La criminalità organizzata assume sempre più le sembianze di un soggetto economico globale, con una spiccata vocazione imprenditoriale e specializzata nella fornitura di diverse tipologie di beni e servizi, illegali e non. La metamorfosi delle organizzazioni di tipo mafioso è stata favorita dalla crescita disordinata dei mercati. Ci si trova dinnanzi a vere e proprie holding della criminalità capaci di monitorare e gestire i più disparati target economici, in particolare nei settori strategici della finanza, dell’energia e dell’interscambio di beni e servizi. Tutto ciò ha consentito alle consorterie mafiose di acquisire un ruolo di primo piano nell’ambito del sistema produttivo, commerciale e finanziario.

Dopo aver esaminato l’evoluzione e l’attuale struttura della criminalità organizzata in Italia, il lavoro si sofferma più propriamente sugli aspetti economico-finanziari. È nota purtroppo la facilità con la quale le organizzazioni criminali s’infiltrano nell’economia e, nello specifico, nella gestione degli appalti, in particolare delle grandi opere pubbliche. In tal senso particolarmente interessante – e “premonitore” – risulta il paragrafo relativo all’interazione tra il mondo degli appalti pubblici e quello relativo alla emananda nuova disciplina di settore.

Aspetti questi che si legano strettamente con il reato di riciclaggio. Spesso, infatti, il delitto di corruzione costituisce reato presupposto di quello del riciclaggio. Interessante in tale ottica la disamina della nuova fattispecie dell’autoriciclaggio, sorto proprio per punire (per lo più) la corruzione. È questa l’innovazione che potrebbe essere utilizzata come chiave aggiuntiva contro i reati finanziari. Infatti, nel passato l’articolo 648bis del codice penale poteva essere applicato solo a colui che aveva intermediato nella circolazione del denaro di provenienza illegale (tra cui anche la corruzione), ora il corrotto (od il concussore) che dovesse effettuare un’operazione finanziaria con il denaro ottenuto in maniera illegale, verrebbe per questo condannato anche per autoriciclaggio in virtù del nuovo articolo 648ter1.

La seconda parte del lavoro – “Gli strumenti di contrasto: le misure di prevenzione e la confisca” – analizza innanzitutto la natura, lo scopo e le generali criticità delle misure di prevenzione previste dal codice antimafia, nonché le forme speciali di confisca dettate dalla normativa penale.

L’attenzione viene posta sui processi di sequestro, confisca e destinazione dei beni di provenienza mafiosa. Basti pensare che L’Istituto nazionale degli amministratori giudiziari (Inag) stima in 20-25 miliardi di euro il valore dei beni.

Un dato che fa comprendere quale possa essere in proporzione la ricchezza delle mafie, considerando che quella dei beni confiscati rappresenta solo la punta dell’iceberg, una quota assolutamente minoritaria dei diversi business e proventi criminali. Il processo di sequestro, confisca e destinazione dei beni di provenienza mafiosa si presenta, tuttavia, lungo e confuso, spesso non efficace. Sono numerosi i casi in cui i controlli hanno rilevato che alcuni beni, anche confiscati definitivamente, sono di fatto ancora in mano a soggetti mafiosi.

Il volume su “Corruzione, riciclaggio e mafia” fa emergere con chiarezza una inadeguatezza complessiva della macchina burocratico-amministrativa.