Lo zig-zag Della Casa Bianca

di Alberto Baldazzi
6 aprile 2017

I Tg di mercoledì 5 aprile – L’apertura per La7 e i Tg Rai sul raid in Siria e la risposta internazionale, con Putin che parla di fake news e difende Assad. Tg3 registra che questa sollevazione internazionale sta modificando la linea espressa da Trump anche prima dell’ insediamento. Le dichiarazioni odierne contro Assad gelano il feeling con Putin, e lo stesso vale per quelle di Erdogan. I Tg delle 20 rilanciano il cambio di strategia ( se di strategia si può parlare) che coincide con la defenestrazione del falco Bennon. La politica di Trump sembra procedere per “sottrazione” e, comunque a zig-zag.

Questo inatteso movimento nel quadrante internazionale trova in sedicesimo un corrispettivo nel “caso” dell’elezione del Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato Lo scacco per il Pd è evidente; Mentana parla di “grosso guaio” e Tg5 di “aria di crisi”. I Tg Rai mettono la sordina e preparano la probabile ricomposizione quanto meno con Alfano.

Sempre per la politica, per il secondo giorno diversi servizi inquadrano Renzi (su Tg1 e Tg2). Le testate Mediaset rispondono tornando ad inquadrare Berlusconi, oggi in visita al Salone del mobile per parlare di ricette economiche e leggi elettorali.

La Corte dei Conti segnala che il cuneo fiscale in Italia è troppo alto: notiziona! Almeno così la intendono diversi Tg di serata, e da qui titoli su titoli.

Su Mediaset continua l’offerta di cronaca in dosi industriali. La caccia all’uomo per l’omicidio di Budrio è presente anche su Tg1. Dopo il caso di Bologna, ampio spazio trasversale alla 16enne marocchina accusata e malmenata dai genitori perché ” troppo occidentale”.
Esplicite critiche da Mediaset agli scioperi che hanno interessato Milano e gli aeroporti, rendendo meno agevole l’afflusso al Salone del mobile. Servizi sull’importante evento anche Sui Tg Rai.

Ripreso dale testate mediaset ieri, sono oggi quelli Rai ad occuparsi del suicidio di una 25enne neolaureata, dovuto apparentemente alla vergogna per portarsi dietro il cognome di un boss della ndrangheta. Il giornalista Lucentini sul Tg propone una riflessione non banale su casi analoghi di isolamento dovuti all’eredità di un cognome mafioso.