La “cultura mafiosa” e i funerali Casamonica a Roma

di Ranieri Razzante
24 agosto 2015

Ci sono comportamenti che inquietano, a volte, più dei fatti. Ci sono atti delinquenziali che ci spaventano e minacciano. Sicurezza e legalità sono i principi fondanti uno Stato di diritto. Leggi, regole, presidi, autorità, Stato sovrano, autorevolezza, fermezza, protezione dei deboli.

Concetti che butto lì, apparentemente in modo sommario. Ma non confuso. Nè demagogico.
Faccio osservare che il funerale del boss Casamonica, lungi dall’essere un atto mafioso, è molto peggio. Esso attua un “comportamento mafioso”, così come tanti altri che ogni giorno il cittadino italiano è costretto a subire ormai da troppo tempo.

Per intenderci, chiunque, nelle istituzioni e fuori, intraprenda o agevoli (consapevolmente) atti gravemente contrari alla legge pone in essere, senza dubbio alcuno, dei “comportamenti mafiosi”. Cosa è infatti che caratterizza la “mafiosita'”?

La protervia, la forza della intimidazione, il disprezzo delle regole, la sottomissione delle vittime, il controllo del territorio, la ricerca del compromesso corruttivo, l’acquisizione del consenso popolare.

Checché se ne dica, nell’inchiesta su Mafia capitale, al di là della configurabilità, che pare probabile, del 416-bis del codice penale, vi sono una serie di comportamenti mafiosi. E a iosa ne vediamo quotidianamente, ma non sempre li denunciamo, da parte di gente non appartenente a cosche. Gente come noi, che crede di poter fare ciò che vuole in un Paese nel quale, pur avendo i migliori apparati di intelligence e antimafia al mondo, sulla sicurezza si sta investendo sempre meno. Forse non è mafioso il comportamento dell’imprenditore che vuole a tutti i costi un appalto o quello di colui che glielo concede dietro compenso?

I Casamonica, noti solo per essere delinquenti, così come tutti gli altri del loro rango, sempre più presenti a Roma e in tutta Italia, vanno tenuti sotto sorveglianza senza sosta. Essi si sono posti al di fuori della legge. Pertanto non hanno gli stessi diritti dei cittadini che le regole statuali le rispettano. Nemmeno a funerali celebrativi, dei quali francamente non si avverte il bisogno.

Ma non sarebbe nemmeno il diritto alle esequie, che deve forse essere riconsiderato dalle strutture ecclesiastiche, il vero problema. Il vulnus alla credibilità della lotta alla mafia ed alla mafiosita è quanto i cittadini stanno percependo, ossia una presenza debole dello Stato sul fronte della “cultura mafiosa”, fatta, ripeto, più di comportamenti che di reati, questi ultimi ormai ben codificati nel nostro ordinamento.