Cultura & Turismo

“Lo stupore è il sale della terra”, Escher in mostra a Milano

di redazione
21 luglio 2016

Una grande mostra interamente dedicata a Maurits Cornelis Escher (1898-1972), l’incisore, intellettuale e matematico che ha colonizzato l’immaginario collettivo con le sue opere visionarie. 200 opere saranno esposte nelle sale di Palazzo Reale dal 24 giugno 2016 al 22 gennaio 2017,

A Milano sono esposti tutti i capolavori di Escher, come Mano con sfera riflettente, Relatività (o Casa di scale), Metamorfosi e Belvedere, oltre a esperimenti scientifici, giochi e approfondimenti didattici che consentono ai visitatori di ogni età di comprendere le invenzioni spiazzanti, le prospettive impossibili, gli universi apparentemente inconciliabili che si armonizzano in una dimensione artistica unica.

La mostra, promossa dal Comune di Milano – Cultura, è prodotta e organizzata da Palazzo Reale di Milano, Arthemisia Group e 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, in collaborazione con la Escher Foundation, ed è curata da Marco Bussagli e Federico Giudiceandrea.
Una grande esposizione che vede come main sponsor M&G Investments.

LA MOSTRA
A Escher, artista sui generis che amava dire “lo stupore è il sale della terra”, si deve l’aver ampliato le possibilità immaginative di tutti coloro che hanno osservato e osservano la sua opera dove tutto è connesso: scienza, natura, rigore analitico e capacità contemplativa.
Ispirato e influenzato dall’arte a lui contemporanea e del passato, Escher declina ricerca geometrica e rigore nella visionarietà estetica più pura. Artista poliedrico e contemporaneo ante litteram, egli non trova solo nel mondo dei numeri, della geometria e della matematica l’unica chiave di lettura per comprendere il suo universo creativo. Genio complesso che attinge a piene mani ai vari linguaggi fondendoli in un nuovo intrigante percorso che costituisce un originale unicum nel panorama della storia dell’arte di tutti i tempi ed emoziona il grande pubblico.
L’arte di Escher, che le nuove tecnologie digitali sembrano rincorrere facendone propri i risultati, non accusa i segni del tempo, sebbene siano trascorsi quarantaquattro anni dalla scomparsa del suo ideatore.

La mostra è divisa in sei sezioni:

•    La formazione: l’Italia e l’ispirazione Art Noveau
•    Dall’Alhambra alla tassellatura
•    Superfici riflettenti e struttura dello spazio
•    Metamorfosi
•    Paradossi geometrici: dal foglio allo spazio
•    Economia escheriana ed eschermania

Prima sezione – La formazione: l’Italia e l’ispirazione Art Noveau
La prima sezione pone in risalto il rapporto di Escher con l’Art Noveau. L’anello di congiunzione fra il futuro incisore, allora studente, e questa importante corrente internazionale fu il suo maestro, Samuel Jessurum de Mesquita. Uno degli elementi distintivi dello stile iniziale di Escher è la componente liberty che gli susciterà in lui il grande interesse per la tassellazione o divisione regolare del piano.
Non si può prescindere poi dall’approfondire il tema del rapporto stretto con l’Italia, dove Escher visse a più riprese tra il 1921 e il 1935: nella sezione sono riportati confronti con alcuni artisti contemporanei a Roma, dall’avanguardia futurista, al richiamo al simbolismo e al divisionismo. Un’attenzione particolare è dedicata a Giuseppe Haas Triverio (1889 – 1963), l’incisore svizzero – attratto non solo dai monumenti italiani ma anche dalla natura del nostro Paese – con cui Escher condivise molti viaggi nella nostra penisola che diedero vita a una cospicua produzione di opere.

Seconda sezione – Dall’Alhambra alla tassellatura

Momento scatenante nel percorso della creatività artistica di Maurits Cornelis Escher fu la seconda visita a L’Alhambra e Cordova nel 1936 che, dopo l’interesse per la tassellatura già ampiamente manifestato per via della formazione art noveau, lo indusse a studiare con meticolosità le soluzioni decorative moresche caratterizzanti quello straordinario edificio. Fra le eccellenze in mostra e pezzo forte della sezione, infatti, è Flächenschmuck di Koloman Moser (1868-1918) pubblicata nel 1902: una sorta di prontuario delle arti applicate, punto di riferimento per tutto il movimento Art Noveau europeo.

Terza sezione – Superfici riflettenti e struttura dello spazio

Da sempre affascinato dalle superfici riflettenti, il primo autoritratto di Escher su specchi curvi è del 1921.
La sfera che riflette i raggi provenienti da tutte le direzioni dello spazio rappresenta tutto lo spazio intorno e gli occhi dell’osservatore sono sempre al centro: L’io al centro del mondo è la sensazione che si sperimenta nell’interfacciasi con lo spazio e la luce riflessi. Così, l’Io è, lo scrive lo stesso Escher, il protagonista indiscusso al centro del mondo che gli gravita intorno.
Tuttavia, non solo sfere: figure piane si alternano a figure solide nella rappresentazione tassellare dello spazio nelle più svariate possibilità compositive senza lasciare vuoti, come nell’opera Profondità del 1955 che sembra riprendere la disposizione degli atomi del ferro (Fe). L’altra passione di Escher, infatti, furono metalli e cristalli di cui scoprì tutte le leggi di organizzazione molecolare nello spazio.

Quarta sezione – Metamorfosi
La sezione prende il nome dall’opera Metamorfosi, uno dei capolavori assoluti nella produzione di Escher. L’opera mostra un turbinio di trasformazioni basate su diversi tipi di tassellature e assonanze logiche e formali che si concludono con la veduta di Atrani, il paesino della scogliera amalfitana, caro all’artista, che vi aveva trascorso il suo viaggio di nozze. Escher aveva ritratto Atrani nel 1931. Mettendo le due incisioni in relazione tra di loro si può fare capire al pubblico che i paesaggi presenti nelle opere “concettuali” di Escher, successive al 1936, anno della sua dipartita dall’Italia sono, con poche eccezioni, paesaggi italiani. È come se Escher privato del paesaggio che lo affascinava, abbia trovato l’ispirazione in strutture mentali interiori, ma ancorate ai suoi ricordi del periodo italiano.

Quinta sezione – Paradossi geometrici: dal foglio allo spazio
La sezione richiama l’attenzione su quegli ambiti scientifici dell’arte di Escher da cui non si può certo prescindere: la matematica e la geometria. La linea di confine tra Escher e i matematici è sottile e determinante; ma l’attrazione fu reciproca e felice. Il genio olandese, infatti, era l’unico in grado di dare un’immagine alle sue fantasie attirando a sé l’attenzione degli scienziati e iniziando col loro mondo uno scambio che non si fermò neppure dopo la sua scomparsa.
Galleria di stampe (1956) è una raffinata versione dell’artificio “dell’immagine nell’immagine” detto anche Effetto Droste (nome che deriva dalla scatola del famoso cacao olandese) che ha attirato gli scienziati in un dibattito protrattosi per quarantasette anni, senza che si riuscisse a risolvere un problema che pareva insolubile per la sua complessità enigmatica e per il mistero sul quale la stessa opera di Escher cercava di far chiarezza.
L’Effetto Droste rende l’opera incompleta a causa della difficoltà di farla congiungere al centro. Escher lasciò uno spazio vuoto riempiendolo con la propria firma. Il mistero del ‘buco’ lasciato da Escher e di come e se fosse possibile riempirlo, fu risolto da Henrick Lenstra, matematico dell’università di Leida solo nel 2003.

Sesta sezione – Economia escheriana ed Eschermania
L’ultima sezione si sofferma su quell’attività “quotidiana” di Escher, indirizzata più a soddisfare le esigenze del committente che gli interessi della sua ricerca artistica personale. Tuttavia, non per questo si tratta di opere di minore interesse. Come tutti i grandi artisti, Escher, per realizzare gli ex libris oppure i biglietti da visita dei più svariati committenti, non tradiva la propria arte, ma affrontava il tema con un approccio originale ed immediatamente riconoscibile. Infatti, questi lavori rappresentano per Escher ghiotte occasioni per sperimentare soluzioni che poi avrebbe utilizzato nei grandi capolavori.
Un esempio tipico è l’opera Larix che fu usata per illustrare una poesia di Hennriette Roland Holet (poetessa olandese che aderì nel 1917 alla rivoluzione di ottobre).

La sua arte uscita dal torchio del suo studio si è trasformata in scatole da regalo francobolli e biglietti d’auguri; è entrata nel mondo dei fumetti, è finita sulle copertine degli LP di noti gruppi come i Pink Floyd; le sue strutture impossibili sono usate per alludere a situazioni paradossali e per stupire con architetture, nella realtà, irrealizzabili.
Incisioni come Relatività (o Case di Scale) si ritrovano nel turbinio di rampe che vedono di volta in volta prima Mickey Mouse e poi i Simpson perdersi nel mondo di Escher. Situazioni escheriane sono impiegate in clip pubblicitarie come quella dell’Audi del 2007 basata su stampe famose come Cascata. Mano con Sfera Riflettente, Altro mondo e Belvedere sono utilizzati da Illy Caffè in una pubblicità del 2006. Nel film fantastico Labyrinth del 1986 con David Bowie, prodotto da George Lucas, una scena è costruita sull’immagine di Case di scale. Anche le celebri rampe fatate del Castello di Hogwarts nella saga di Harry Potter sono la trasposizione dinamica di quest’opera.

Grazie alla collaborazione con Studio Azzurro – da sempre un punto di riferimento della creazione artistica legata alle nuove tecnologie – lungo il percorso di mostra, in una stanza quadrata scorrono, a diverse altezze, quattro rampe di scale. Scale sognanti è una poetica istallazione – che suggerisce l’opera di Escher Relatività (o Casa di scale, 1953) – dove un universo profondo affonda sotto i piedi del visitatore. Tra le scale compaiono piccoli animali, sfuggiti alle metamorfosi escheriane.
L’esperienza interattiva catapulta il visitatore in uno spazio popolato d’immagini, ma d’un tratto le scale si fermano e gli animali scompaiono. Cade dall’alto un oggetto, tocca una scala e rimbalza, cade più in basso e tocca un’altra rampa, rimbalza di nuovo finché scompare lontano nel vuoto. Una voce, intanto, racconta una brevissima storia.
Quando l’oggetto ricompare fluttuando di fronte allo spettatore, ruota come il satellite di un pianeta, si deforma attraverso una lente e poi nulla: solo allora le scale riprendono il moto.
Per info www.arthemisia.it