Innovazione

Microcredito contro le povertà

I microcrediti sociali erogati si attestano mediamente sotto i 5mila euro, mentre quelli per finalità lavorative sono pari a quasi 20mila euro. Su 100 utilizzatori di microcredito inerente all’attività lavorativa, anche altre 143 persone ne beneficiano in termini occupazionali, per un totale di 243 occupati.
di redazione
23 febbraio 2015

Organizzato a Washington nel febbraio 1997, il primo Microcredit Summit Campaign aveva come obiettivo di sostenere, entro il 2005, 100 milioni di famiglie per permettere loro di uscire dalla condizione di estrema povertà, concedendo crediti per svolgere attività lavorative. A fine 2006 si contavano: 3.316 istituzioni di microcredito nel mondo; circa 133 milioni di destinatari raggiunti, di cui più di 92 milioni tra i più poveri.

Dal Rapporto del 2012 del Summit, invece, si evince che, nel 2010, le persone raggiunte dai prestiti sono circa 205 milioni di cui 137,5 milioni tra le più povere. Partendo dal fatto che una famiglia è formata da 5 componenti, il microcredito ha interessato circa 687 milioni di persone tra le più povere, ossia più degli abitanti dell’Unione europea e Russia messe insieme.

L’accesso al microcredito ha avuto un diffuso successo tra le donne con la Grameen Bank. Dai dati a livello mondiale, nel 1999, erano 10,3 milioni di donne raggiunte, mentre in base ai dati del Rapporto del 2012 sono poco più di 113 milioni (82,3% sul totale di 137,5 milioni) le donne più povere ad aver usufruito di questo strumento.

Le istituzioni di microcredito nel mondo, a dicembre 2010, ammontavano a 3.652, delle 3.493 operanti nei Paesi in via di sviluppo.

Dal 1997 al 2010 sono aumentate esponenzialmente le persone sotto la soglia della povertà destinatarie del prestito: da 7.600.000 circa a oltre 137.540.000.

Gli obiettivi prefissati per il 2015 sono di raggiungere circa 175 milioni di famiglie tra le più povere.

In Italia, come nel resto d’Europa, l’esperienza del microcredito si inserisce nell’ambito della finanza etica. Negli anni Settanta, nel nostro Paese, vengono istituite le cooperative MAG (Mutue Auto Gestione) con lo scopo di raccogliere il risparmio dei soci per impiegarlo in progetti di economia sociale e di cooperazione internazionale. In particolare, intervengono sostenendo progetti di inserimento lavorativo dei disabili o delle persone in condizioni svantaggiate, progetti ecologici di raccolta differenziata e riciclaggio dei rifiuti, di produzione e distribuzione di prodotti biologici, di depurazione ambientale, di medicina naturale, progetti culturali di sviluppo dell’arte, della creatività e della libera espressione delle persone.

Nel 1995 viene costituita la Cooperativa “Verso la Banca Etica”, trasformata nel 1998 in Banca Popolare Etica dopo aver raggiunto il capitale sociale minimo (12,5 miliardi di lire). Nel 1999 la Banca Popolare Etica inizia le sue attività prima a Padova e, successivamente, a Brescia, Milano, Roma e Vicenza.

Tra gli Enti e le Istituzioni che si occupano di microfinanza, microcredito e finanza etica possiamo annoverare la Banca Popolare Etica, la Fondazione Choros, il Consorzio Etimos, l’Associazione Finanza Etica, Mag-2 Finance, Mag-4 Piemonte, Mag-6 Emilia Romagna, la Sefea Scarl (Società europea finanza etica ed alternativa), la Fondazione San Carlo, il Microcredito di solidarietà, il Microcredito della Compagnia San Paolo e la Comunità “Le Piagge”.

Nel 2006, in Italia, è nato l’Ente Nazionale per il Microcredito.

L’idea è quella di offrire un punto di incontro a quelle persone che vogliono gestire in modo consapevole e responsabile i propri risparmi e le attività socio-economiche, condotte secondo i princìpi dello sviluppo sostenibile. Secondo tali princìpi, la crescita economica e la distribuzione della ricchezza devono essere fondate sui valori di responsabilità sociale e ambientale delle aziende, di solidarietà, di trasparenza e di tutela degli interessi collettivi. I settori finanziati dalla Banca Etica sono: cooperazione sociale; ambiente; cooperazione internazionale; cultura e società civile.

Nei primi mesi del 2013 si è aggravato il fenomeno del credit crunch e nell’area euro la diminuzione dell’offerta di credito ha colpito sia le imprese viste come “rischiose” sia quelle considerate “sane” e “vulnerabili”.

Il mercato del microcredito, invece, si è dimostrato in controtendenza: nel 2012, in Italia, in base a 106 iniziative di microcredito sono state erogati 7.167 micro-prestiti, per un ammontare di oltre 63 milioni di euro. Nel 2011 su 107 iniziative di microcredito erano stati effettuati 5.493 microcrediti per un ammontare di oltre 57,5 milioni di euro.

I microcrediti sociali erogati si attestano mediamente sotto i 5mila euro, mentre quelli per finalità lavorative sono pari a quasi 20mila euro.

Nel 2012, sul totale dei microcrediti concessi, le donne ne hanno assorbito più della metà (52%), seguite dai giovani (20,8%) e dagli immigrati (46,2%). In termini di ammontare concesso la metà è stato distribuito a donne; il 23,7% a giovani ed il 25,8% ad immigrati (Ente Nazionale per il Microcredito, 2013).

I dati disponibili consentono di capire quali sono gli effetti virtuosi sull’occupazione. Infatti il microcredito produttivo è un moltiplicatore di occasioni di lavoro: su 100 utilizzatori di microcredito inerente all’attività lavorativa, oltre a produrre lavoro per gli stessi fruitori, anche altre 143 persone ne beneficiano in termini occupazionali, per un totale di 243 occupati.