Sicurezza

Minacce asimmetriche per l’Italia : la relazione del DIS

La minaccia terroristica è la più eclatante mediaticamente, ma la Relazione del DIS evidenzia aspetti di sicurezza trascurati dall’informazione. Tra le minacce asimmetriche segnalate, la dipendenza energetica, l’occultamento e trasferimento illecito di capitali all’estero, i flussi migratori, il disagio sociale, la criminalità organizzata, la minaccia nel cyberspazio.
di Biagio Tampanella
2 marzo 2015

Nei giorni scorsi il DIS ha consegnato al Parlamento la Relazione annuale sulla Politica dell’Informazione per la Sicurezza, presentando un’analisi chiara e rigorosa sulla situazione italiana. Quali sono le principali conclusioni esposte nel Rapporto? Vediamole insieme.

Le minacce che coinvolgono lo scacchiere europeo e italiano assumono caratteristiche sempre più asimmetriche e ibride. La minaccia terroristica è monopolizzata, nell’ultimo periodo, dal clamore suscitato dallo Stato Islamico con i suoi proclami propagandistici che coinvolgono l’Italia e la città di Roma, simbolo della Cristianità, successivi ai drammatici attentati accaduti agli inizi del 2015 in altre nazioni europee. L’affermazione «la minaccia interessa anche l’Italia», contenuta nella Relazione, è stata rilanciata da molti enfatizzandone l’interpretazione allarmistica: sebbene l’attenzione sull’IS sia ovviamente doverosamente altissima, è anche però vero che, per onestà intellettuale, la frase in quel contesto era intesa come mera constatazione delle minacce diffuse via internet dall’IS. Se quindi è vero che «l’Italia è stata minacciata»  (il che è, appunto, una constatazione), l’elemento di informazione aggiuntiva (che fa la differenza, in quanto il frutto di azioni di intelligence) specificato e rivelato nella Relazione è che ad oggi non sono emerse attività o pianificazioni in territorio nazionale riconducibili allo Stato Islamico o ad altre formazioni della jihad globale. In tale contesto, vengono monitorati i vari flussi di trasferimento di denaro orientato a finanziare il terrorismo: dai circuiti bancari con prestanome ai circuiti non convenzionali, dai money transfer telematici ai corrieri di denaro “in carne e ossa”.

Se la minaccia terroristica è senza dubbio la più eclatante, soprattutto dal punto di vista di impatto mediatico, il DIS evidenzia come tra le minacce asimmetriche vi siano anche la minaccia economico-finanziaria e quella cibernetica. Queste minacce, essendo meno visibili, creano meno allarme nella percezione comune, eppure sono in realtà le più significative.

Molta importanza viene data alla dipendenza energetica dell’Italia. Garantire un regolare flusso di idrocarburi è un requisito fondamentale per promuovere, all’interno di una Nazione, la competitività, la crescita economica e l’occupazione. Per questo motivo vengono monitorati tutti i canali della catena di approvvigionamento (supply chain), con particolare attenzione agli effetti che le attuali crisi in Ucraina e, soprattutto, in Libia, possono generare nel nostro Paese. L’attività d’intelligence si è anche concentrata sulla lotta all’occultamento e al trasferimento illecito di capitali all’estero, attività dannose in quanto generano un deflusso di liquidità che va a detrimento di un mercato già fortemente condizionato dalla stretta creditizia. Il pagamento delle trance di arretrati della Pubblica Amministrazione verso le imprese ha comunque giovato e ha permesso di rallentare la caduta dei prestiti alle imprese, riducendo in parte la loro esposizione bancaria. Del resto, la crisi economica che ha colpito molte società nel passato ha consentito ai sodalizi mafiosi operanti nel territorio di acquistare attività imprenditoriali in difficoltà, mediante ingenti liquidità di natura illecita. Questi fenomeni sono stati aggravati da episodi di corruzione che hanno coinvolto varie figure, da privati imprenditori a pubblici funzionari, che hanno alterato la correttezza degli appalti, trasformando la Res Publica in una corrotta Res Privata.

Ma anche il disagio sociale diffuso (tra crisi economica e difficoltà nel trovare una occupazione) risulta una minaccia alla sicurezza, poiché gruppi insurrezionalisti potrebbero strumentalizzare tale disagio per fomentare rivolte dai connotati, seppure estemporanei, violenti. In tale criticità, l’opera di mediazione dei sindacati confederali si è rivelata finora un efficace strumento di coesione sociale e di deterrenza. Il malessere e il disagio sono inoltre acuiti da sentimenti di disaffezione e insofferenza verso la Politica, che causano percezioni di frustrazione che possono trovare sfogo in episodi di guerriglia urbana, come del resto è già accaduto in alcune periferie italiane, caratterizzati anche da un sentimento xenofobo nei confronti degli immigrati.

In merito al tema dell’immigrazione, la Libia si conferma come principale punto di confluenza e raccolta dei flussi migratori del Continente africano. Il rischio di infiltrazioni terroristiche nei flussi via mare, sebbene venga considerato, a livello di analisi, plausibile, sul piano concreto non ha trovato riscontro, sulla base delle evidenze informative disponibili dall’Intelligence. Il rischio più concreto, al momento attuale, sembra più concentrato nell’opera di propaganda e incitamento che potrebbe “attivare” individui già residenti in Italia.

Un capitolo della Relazione viene dedicato infine alla minaccia nel cyberspazio, un ambiente operativo sempre più pervasivo e dai concreti possibili impatti sulla vita reale. La galassia del cyberspazio è in continua mutazione ed espansione e diventa sempre più consistente il suo impiego quale terreno di confronto fra Stati. In questo quadro, lo spionaggio industriale è una attività occulta sempre più diffusa soprattutto nello spazio cibernetico. Il “commercio di informazioni” è attuato non solo da imprese, ma anche da Servizi di Intelligence stranieri, a beneficio di quelle Nazioni che non possono permettersi di sostenere gli inevitabilmente alti costi associati alla iniziale Ricerca & Sviluppo in campo tecnologico.

Dall’hactivism alla cyber jihad del cyber califfato, la relazione offre una panoramica dello scenario italiano, mettendo in guardia dalle possibili evoluzioni di pericolosi malware (quale ransomware) sugli smartphone, oppure dai trojan diretti a sottrarre credenziali di accesso ai conti correnti e alle connesse funzionalità bancarie online. L’Intelligence riconosce importanza critica alla conoscenza dei profili di criticità delle reti di rilevanza strategica per il Paese, criticità offerte anche dal diffondersi di tecnologie di cloud computing, che offrono gratuiti e confortevoli servizi di storage dei dati online. Dal punto di vista dell’Intelligence, siffatte tecnologie possono infatti presentare risvolti di criticità afferenti il profilo della riservatezza e dell’integrità dell’informazione, con possibili ricadute in termini di violazione della privacy, della proprietà intellettuale e della tutela delle informazioni sensibili per il Paese. La delocalizzazione dei Data Center, con conseguente memorizzazione dei dati su piattaforme dislocate all’estero, rende il quadro ancora più complesso.

Sul fronte interno della Pubblica Amministrazione, invece, le attività volte a ridurre la superficie di attacco attraverso un ridimensionamento numerico dei Data Center pubblici, previsto dalla “Strategia Italiana per la Crescita Digitale (2014-2020)” elaborata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, risultano certamente funzionali allo scopo.

La Relazione 2014 offre anche un quadro importante sulla percezione dell’Intelligence in Italia: il Sistema di Informazione per la Sicurezza della Repubblica è una Istituzione nei confronti della quale l’istintiva diffidenza di un tempo è stata finalmente superata e sostituita da un maggiore senso e rapporto di fiducia con il Paese. L’Intelligence è uno strumento normale esistente in tutti i Paesi, una funzione indispensabile in ogni democrazia, che svolge un ruolo chiave nella protezione della nazione, al servizio del cittadino e la cui missione principale è quella di fornire al decisore gli elementi per intraprendere una decisione in maniera consapevole.

Se il Comparto Intelligence è uno strumento comunque sommerso e non convenzionale, dove la riservatezza è un elemento connaturato, è anche vero che tale riservatezza non deve necessariamente coprire tutto quello che viene fatto.

La determinata opera del DIS di diffusione della cultura della sicurezza non vede quindi coinvolte solo le Istituzioni, ma anche tutti i cittadini e le imprese. L’informazione strategica non è più intesa come un bene di pochi, ma come un bene collettivo, soprattutto in uno scenario globale dove le minacce sono sempre più asimmetriche e ibride. La sempre maggiore sensibilità e coscienza sulla tematica ha ingenerato quella che è stata definita la “rivoluzione delle aspettative crescenti”: l’Intelligence diviene uno strumento al quale viene imposto un controllo della sua qualità attraverso una incessante verifica della sua efficacia.

Il processo di modernizzazione del Comparto Intelligence viene definito, all’interno della Relazione, come un processo irreversibile: si tratta di un aggettivo significativo in quanto sottolinea (quasi a voler rassicurare) come, pur volendo in un ipotetico futuro, non sarà più possibile tornare indietro, a garanzia quindi dei risultati raggiunti e della loro forza motrice. E tutto ciò a costi da spending review.