Un’Italia truccata

di Gian Maria Fara
23 febbraio 2015

Non è fuori tempo parlare di “una società spezzata” evidenziando non solo come i diversi piani del vivere sociale, la politica, l’economia, la morale, stiano diventando via via l’uno estraneo all’altro, ma anche come in ognuna di queste sfere sia venuta meno ogni certezza della regola, ogni proposito complessivo, ogni idealità, ogni passione per il sociale. A guardare alle diverse fenomenologie sociali, agli scricchiolii istituzionali, al gioco della politica e dei politici, viene da pensare ad un’Italia truccata, ad un Paese restaurato dai belletti, ma che non riesce a nascondere i segni profondi delle proprie contraddizioni. Ed il grave è che a questo gioco inquinato, a questa ipocrisia accecante, a questo perpetuo rimandare la soluzione dei problemi ci stiamo abituando. Non riusciamo neanche più ad avvertire la potenza degli scandali che puntualmente percorrono l’Italia. Che i partiti si siano appropriati di denaro pubblico lo sapevamo e non faceva scandalo neanche che tutti lo sapessero. Al contrario, c’è chi si risente quando qualcuno tenta di stabilire “regole che valgano per tutti”. Una profonda crisi attraversa le diverse Istituzioni del nostro Paese. Di certo non si tratta di un fatto recente, bensì di un lungo percorso di difficoltà crescenti. L’indispensabile credibilità di cui necessitano le Istituzioni per poter esercitare efficacemente il proprio ruolo sembra essersi drammaticamente frantumata. Le Istituzioni sono prigioniere, chiuse in logiche interne di difficile decifrazione e sempre più distanti dalle necessità reali. Quale logica governa il nostro sistema sanitario o il nostro sistema giudiziario? Difficile a dirsi. In molti casi non sembra essere né la salute dei cittadini né il bisogno di giustizia