Crescita

Pubblica amministrazione: tempi difficili tra costi e ricavi

Nel nostro Paese si contano 58 impiegati nella Pubblica amministrazione ogni mille abitanti, ai livelli della Germania (54), in Svezia sono 135. L'Italia risulta l'unico paese in cui, negli ultimi dieci anni il numero dei dipendenti pubblici si è ridotto: meno 4,7%. Nel resto d'Europa, gli addetti nel pubblico impiego sono cresciuti, soprattutto in Irlanda e in Spagna dove si è registrato un aumento rispettivamente del 36,1% e del 29,6%.
di redazione
23 febbraio 2015

I tagli alla spesa pubblica di 7 miliardi di euro nel 2014 diventano 18,3 nel 2015 e 33,4 nel 2016. Tra le misure ipotizzate una ulteriore decisa sforbiciata agli organici: 85 mila esuberi tra i dipendenti pubblici e il blocco totale del turnover.

Misure che potrebbero causare, come ha spiegato l’ex Commissario straordinario per la spending review, Cottarelli, l’invecchiamento della popolazione dipendente e diminuire la qualità del servizio. Ma questi tagli sono davvero necessari? Dallo studio pubblicato da Eurispes e Uil-Pa, intitolato “Dalla Spending review al ritorno del Principe”, emerge che fra i tanti miti italiani c’è anche quello relativo al numero esagerato dei dipendenti pubblici.

In realtà le cose non stanno esattamente così. La spesa per il pubblico impiego in Italia pesa per l’11,1% del Pil. Nel nostro Paese si contano 58 impiegati nella Pubblica amministrazione ogni mille abitanti, ai livelli della Germania (54), in Svezia sono 135. L’Italia risulta l’unico paese in cui, negli ultimi dieci anni il numero dei dipendenti pubblici si è ridotto: meno 4,7%. Nel resto d’Europa, gli addetti nel pubblico impiego sono cresciuti, soprattutto in Irlanda e in Spagna dove si è registrato un aumento rispettivamente del 36,1% e del 29,6%. Altri paesi mostrano incrementi vicini al 10% (Regno Unito 9,5% e Belgio 12,8%). Infine, un altro gruppo di paesi mostra un trend crescente ma contenuto (in Francia del 5,1%, in Germania del 2,5%, nei Paesi Bassi del 3,1%). I Paesi nei quali la spesa per il pubblico impiego grava maggiormente sul Pil sono: la Danimarca, con un rapporto del 19,2% sul Pil, seguita dalla Svezia (14,4%), dalla Finlandia (14,4%), dalla Francia (13,4%), dal Belgio (12,6%), dalla Spagna (11,9%), dal Regno Unito (11,5%), dall’Italia (11,1%), dall’Austria (9,7%), dai Paesi Bassi (10%), e per finire dalla Germania con il 7,9 per cento. La situazione italiana è quindi perfettamente in linea con la media europea.

Significativo anche il confronto sul rapporto tra il numero dei lavoratori nel pubblico impiego e il totale dei residenti nei diversi paesi europei. In Svezia, la Pubblica amministrazione conta circa 135 impiegati ogni mille abitanti, in Germania invece si contano 54 impiegati ogni mille abitanti. Gli altri Paesi posti nelle posizioni intermedie sono la Spagna con 65 impiegati ogni mille abitanti, la Francia con 94 dipendenti ogni mille abitanti, l’Italia con 58 impiegati ogni mille abitanti e il Regno Unito con 92 dipendenti ogni mille abitanti.

È evidente che la Pubblica amministrazione italiana i “compiti a casa li ha già fatti”. Mentre i dipendenti pubblici da noi calavano, nel resto d’Europa assumevano. La verità è che, anche per la Pubblica amministrazione, senza un vero e proprio progetto non si va da nessuna parte e di soli tagli si muore. Il problema in Italia non è il numero dei dipendenti pubblici, ma dei dirigenti: un rapporto che in alcuni casi può anche essere di uno a dieci. Per non parlare poi degli stipendi di questi manager: pensare che, ad esempio, un dirigente di un Asl possa arrivare a guadagnare il doppio del presidente della Repubblica ha davvero dell’incredibile.