Società

Stalking, la persecuzione ai giorni nostri

di Susanna Fara - Eleonora De Nardis
6 novembre 2015

Il significato del termine stalking letteralmente indica l’inseguimento furtivo di chi sta dando la caccia a una preda ed etimologicamente deriva dal verbo inglese to stalk con l’accezione di fare la posta, braccare, cacciare in appostamento, mutuato dal linguaggio venatorio.

Il primo a dare una definizione di stalking, nell’accezione odierna fu Meloy (1998) che definì lo stalking come un comportamento ostinato di ossessivo inseguimento o molestia nei confronti di una persona che quindi si sente minacciata, mentre secondo Tjaden e Thoennes (1998) lo stalking si riferisce generalmente al comportamento molesto o minaccioso che un individuo adotta in maniera ripetitiva, come il seguire una persona, comparire all’improvviso in casa sua o nel suo posto di lavoro, compiere molestie telefoniche, lasciare messaggi scritti o oggetti, o danneggiare le proprietà della vittima.

Insomma, si tratta di un fenomeno niente affatto recente, quello della persecuzione psicologica, della molestia verbale e delle minacce, ma che solo da pochi decenni ha trovato la giusta collocazione nella coscienza collettiva e negli ordinamenti giuridici di molti paesi che hanno iniziato a perseguirlo come reato.

In un modo o nell’altro è la storia di qualcuno, per esempio minacciato, seguito, assillato dal proprio ex, da un amante, da un amico, da un collega o un datore di lavoro o semplicemente da uno squilibrato che ha scelto una persona qualsiasi (per noi) e l’ha identificata come oggetto del desiderio quindi da “possedere”. Va sottolineato che la maggior parte delle persone sottovalutano l’importanza di molti episodi, magari per la fiducia che ripongono nell’autore di certi gesti, scambiandoli per un eccesso di interesse; così come va posta l’attenzione sulla scarsa “attitudine” a denunciare le persecuzioni. Se nello svolgimento, la storia ha diverse sfumature tutte plausibili e più o meno dolorose e compromettenti, il finale, invece, potrebbe avere, come spesso capita, un epilogo drammatico.

Dallo stalking al femminicidio il passo è facile? Se questi due fenomeni siano due facce della stessa medaglia non è possibile stabilirlo aprioristicamente, dal momento che sono molte le variabili, misurabili e non, da dover osservare. Vero è che molti dei fatti di cronaca parlano di tragedie annunciate, di storie di donne che non avevano dato seguito ad atteggiamenti persecutori subiti o che invece li avevano denunciati con forza, ma sono rimaste inascoltate.

L’Eurispes ha affrontato il fenomeno dello stalking sondando in maniera diretta e indiretta, l’effettiva proporzione di un fenomeno dilagante. Un crimine che ha trovato espressioni ancora più violente con l’utilizzo delle nuove tecnologie in una società iperconnessa, e che sempre più spesso viene perpetrato all’interno dei social network, Facebook in testa. Il 7,5% degli intervistati è stato vittima di stalking.
Un dato tendenzialmente in linea con quanto rilevato nella precedente indagine, realizzata nel 2014 (9,9%). Proiettando sulla popolazione dai 18 anni un su, i risultati di quanti, secondo le due rilevazioni, hanno subìto stalking si giungerebbe ad un valore numerico indicativo, ma comunque impressionante, della portata di questo fenomeno: dai 4 ai 5 milioni di persone.
Questi risultati dimostrano che, anche se sta crescendo la consapevolezza delle donne rispetto al tema della violenza sia fisica sia psicologica, denunciare non è facile. Tanto meno lo è per gli uomini – anch’essi coinvolti in qualità di vittime – che sono ancora più culturalmente riluttanti nel denunciare.
Il dato Eurispes proiettato sulla popolazione stride fortemente con quello delle denunce raccolte nel corso degli ultimi anni, proprio perché il reato non viene segnalato nella maggior parte dei casi. Il Ministero dell’Interno ha infatti reso noto che, dall’entrata in vigore della legge 38/2009, al luglio 2014 sono state 51.079 le denunce per stalking, nel 77,6% ad esserne vittima è stata una donna. Nell’ultimo anno, dal 1° agosto 2013 al 31 luglio 2014, il numero delle denunce è stato pari a 10.703, vittime anche in questo caso soprattutto le donne (78%), con un andamento in crescita rispetto all’anno precedente (9.116 denunce, di cui il 77,3% effettuate da donne). Gli ammonimenti del questore sono stati 1.125, gli allontanamenti 189, i divieti di avvicinamento 5.890.
La quota di chi è stato colpito da episodi persecutori è lievemente superiore tra i più giovani dai 18 ai 24 anni (9,8%); seguono a breve distanza i 35-44enni con l’8,9% dei casi, i 45-64enni (8,4%), e i 25-34enni (7,7%). A distanza si collocano gli over65 con una quota del 3,8%.
A riferire con maggiore frequenza di essere stati vittima di stalking sono gli abitanti del Nord-Est (uno su dieci) e del Centro (9,2%). Al livello di istruzione raggiunto sembra correlarsi una maggiore diffusione del fenomeno, probabilmente perché chi ha un’istruzione superiore ha una diversa consapevolezza e quindi meno timore ad ammettere fatti che spesso provocano nella vittima angoscia o vergogna.

Sono soprattutto le persone separate o divorziate ad ammettere di essere state “stalkerizzate” (19,7%). Questa è sicuramente una delle categorie più esposte al fenomeno poiché, nella maggior parte dei casi, la fine dell’unione coniugale comporta strascichi e attriti, difficoltà nel gestire la separazione, ma anche e soprattutto nell’accettarla.

Stalking: gli osservatori indiretti. Quando invece è stata posta una domanda indiretta, “non sensibile” come la precedente e quindi con un tasso di risposta atteso più elevato,il numero di quanti hanno affermato di conoscere qualcuno rimasto vittima di stalking arriva fino al 20,1%.
Questo significa che 2 intervistati su 5 hanno avuto conoscenza, anche se indiretta, di casi di stalking. Il dato resta in linea con quanto rilevato nel 2014, quando questa percentuale si attestava al 20,9%, a riconferma della portata effettiva del fenomeno. Le regioni alle quali appartengono quanti hanno potuto osservare da vicino, attraverso l’esperienza di amici, parenti, colleghi o conoscenti, comportamenti persecutori di persone terze sono soprattutto quelle del Centro (23,5%) e del Nord-Est (23,4%).