Superare l’emergenza qualificando gli operatori dell’accoglienza

di Marco Omizzolo
23 marzo 2017

Il sistema di accoglienza italiano presenta evidenti chiaro-scuri. Immerso in una strutturale emergenza ha sempre rincorso gli sbarchi sulle nostre coste piuttosto che organizzarsi adeguatamente per rispondere in modo efficiente agli arrivi dei profughi, peraltro sostanzialmente programmabili. In sostanza l’emergenza è ancora l’asse dell’accoglienza italiana (cfr. Migranti e territori, 2015).

Eppure qualcosa si muove, sebbene con fatica. L’aumento del numero di persone accolte nel Sistema d’eccellenza dello SPRAR, realizzato dal Ministero dell’Interno insieme alle Amministrazioni Comunali per il tramite dell’Anci, ne sono un segno tangibile.

Sono ormai 26.012 i posti per accogliere richiedenti asilo e rifugiati (23.399 ordinari, 2.039 per minori non accompagnati, 574 per persone con disagio mentale o disabilità) garantiti da 555 Enti locali virtuosi. E qualcosa sta cambiando anche nel mondo dei Centri di accoglienza straordinaria delle prefetture: sono sempre di più quelle che predispongono bandi pubblici dettagliati per l’apertura dei Centri. Un esempio è la Prefettura di Rieti che ha chiuso un bando d’eccellenza per l’apertura dei CAS che richiede servizi puntuali da garantire ai beneficiari e un controllo rigoroso sull’operato dei gestori.

Peraltro, sempre più spesso viene chiesto al Terzo Settore di proporsi per la gestione di Progetti d’accoglienza diffusa, con un numero di rifugiati accolti più sostenibili. Questo sviluppo diffuso della qualità dell’accoglienza, seppure in modo territorialmente irregolare, sta facendo emergere la richiesta di figure professionali specialistiche, qualificate, capaci di operare con i migranti forzati per competenza assunta e cognizione qualificata. Una richiesta che non sempre riesce a coinvolgere le necessarie professionalità per operare in modo conseguente. Eppure la qualità di un progetto è direttamente proporzionale alla qualità e alla specializzazione del gruppo di lavoro che si crea ed opera al suo interno. Qualità che diventa fattore chiave per un’accoglienza positiva sia per le persone accolte sia per le comunità ospitanti.

L’Italia è ancora molto indietro nella formazione e nella definizione di queste molteplici figure specialistiche della relazione d’aiuto ai migranti forzati (operatori sociali, operatori legali, mediatori linguistici e culturali, psicologi, avvocati, assistenti sociali, ecc.). La peculiarità delle persone accolte evidenzia, infatti, un limite strutturale dell’operatore che generalmente non riesce a garantire la specializzazione puntuale sui migranti forzati quale prisma complesso di storie, aspettative, problematiche e progettualità.

Sono però molte le realtà del Terzo Settore che, in collaborazione con le Istituzioni, si sono attivate per sviluppare percorsi di formazione di alta qualità, anche non riconosciuta, sulla relazione d’aiuto verso i migranti forzati. Ad esempio, sono da tempo attivi i percorsi di formazione sviluppati da In Migrazione su temi sempre più specialistici: dal corso per “operatore specializzato nell’accoglienza dei richiedenti e beneficiari di protezione internazionale” a quello per “Accoglienza, orientamento ed assistenza socio legale ai richiedenti e titolari di protezione internazionale”, sino ai corsi per “Insegnate L2 specializzato con richiedenti asilo e rifugiati”. Un impegno che contribuisce a colmare questo gap tra crescente necessità e disponibilità di professionisti specializzati in un settore che, tra l’altro, ha un crescente peso occupazionale per tanti giovani dal Nord al Sud del Paese.

Dalla Regione Umbria arriva però un’interessante novità: per la prima volta in Italia lavorare nell’accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati diventa una qualifica professionale definita e riconosciuta formalmente in tutta Italia. Un percorso virtuoso che nasce dalla collaborazione sviluppata negli anni tra la Regione, In Migrazione e il Centro Studi Città di Foligno. L’unico percorso di Alta formazione post-laurea previsto in Italia per ottenere la qualifica professionale di Tecnico in Accoglienza, riconosciuta nell’ambito degli standard nazionali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e del Miur.

Ad ottobre del 2017 prenderà il via ad Orvieto la prima edizione con un programma di 244 ore di formazione specialistica su tutti i temi connessi alla relazione d’aiuto con i migranti forzati sviluppati attraverso lezioni frontali, visite sul campo, role play, simulazioni, attivazioni esperienziali e laboratori. Il corso vede il coinvolgimento nelle docenze dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), dell Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) e tante realtà d’eccellenza.

Il riconoscimento di questa qualifica rappresenta un passaggio fondamentale per l’Italia e la sua formazione poiché ribadisce come la buona accoglienza sia possibile solo con gruppi di lavoro altamente specializzati e adeguatamente formati. Uscire dall’emergenza e dalla retorica è possibile. Devono crescere le competenze degli operatori, per evitare che la retorica domini questo dibattito e che la scarsa specializzazione, anche istituzionale, replichi errori che espongono i territori a conflitti sociali e a reazioni pericolose.