Il dibattito sul rapporto tra Intelligenza artificiale e lavoro si muove tra previsioni allarmanti e dati che, per ora, restituiscono un quadro più stabile. Da un lato le stime di esposizione, che a seconda del metodo di calcolo oscillano tra il 9% e il 60% dell’occupazione mondiale; dall’altro le rilevazioni amministrative di paesi come Danimarca e Stati Uniti, che non mostrano finora effetti significativi su salari e ore lavorate. Vengono ricostruite cinque diverse chiavi interpretative con cui economisti, storici e dirigenti delle aziende tecnologiche leggono il fenomeno: le posizioni divergono non tanto per la qualità delle analisi quanto per la domanda a cui rispondono, che si tratti del confronto con le precedenti rivoluzioni tecnologiche, degli scenari estremi legati a un’automazione totale, delle cause della scarsità di lavoro di qualità, degli interessi di chi produce le tecnologie di Ia o delle scelte concrete con cui le imprese le adottano.
Il 7 agosto 2026 Turchia, Arabia Saudita e Pakistan hanno firmato alla Mecca un patto di difesa reciproca che richiama, nella sostanza politica, la clausola dell'articolo 5 della NATO: un attacco a uno dei tre firmatari sarà considerato un attacco a tutti. È un passaggio che si inserisce in una trasformazione più ampia dell’ordine internazionale, in cui un numero crescente di potenze regionali cerca margini di autonomia rispetto alla tradizionale garanzia di sicurezza offerta da Washington: dalla Corea del Sud, che punta a riacquisire il comando operativo in tempo di guerra pur restando alleata degli Stati Uniti, alla Turchia, sempre più attiva anche in Siria, dove si scontra con gli interessi di Israele nel vuoto lasciato dalla caduta di Assad. Gli Stati Uniti restano il primo attore militare occidentale, ma la loro capacità di orientare da soli gli equilibri regionali appare sempre meno scontata. In questo scenario si distingue il caso europeo: nonostante un aumento della spesa per la difesa, che nel 2026 supererà i 450 miliardi di euro, l’Unione fatica a tradurre le risorse investite in una capacità politica corrispondente, anche per via della regola dell'unanimità che continua a governare le decisioni più sensibili di politica estera e di sicurezza comune.
Bastano poche decine di chilometri di mare per trasformare una crisi regionale in uno shock globale: da quando la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran ha reso incerto il passaggio dallo Stretto di Hormuz, i flussi di petrolio sono crollati e il traffico si è riversato su altri stretti già sotto pressione, come Bab el-Mandeb. Non serve un blocco vero e proprio: basta l'incertezza per far salire i premi assicurativi, i costi di trasporto e i prezzi dei fertilizzanti. Questa dinamica si sta già traducendo in inflazione più alta in Europa e in Italia, e nel caro-diesel che, nel nostro Paese, ha costretto il governo a prorogare più volte lo sconto sulle accise: un segnale di come il controllo dei choke points marittimi sia ormai una variabile macroeconomica al pari di altre.
Il vertice di Pechino del maggio 2026 non ha chiuso la competizione tra Stati Uniti e Cina, ma ha inaugurato una fase di “stabilizzazione conflittuale”. Taiwan resta il nodo più sensibile della rivalità, mentre la guerra dei dazi si è fatta più selettiva e tecnica, spingendo Pechino a riorganizzare filiere, mercati e materie prime critiche.
Il Consiglio dei ministri ha approvato in esame preliminare lo schema di decreto legislativo attuativo della legge 7 gennaio 2026, n. 1, sulla riforma della responsabilità amministrativo-contabile. Il provvedimento ridisegna l’organizzazione della Corte dei conti per rafforzare l’unitarietà tra funzioni di controllo e funzioni giurisdizionali.
In occasione della presentazione a Pechino della settima edizione del Rapporto annuale sullo sviluppo dell’Italia – curato dall’Accademia cinese delle Scienze sociali in collaborazione con l’Eurispes –, esperti cinesi e italiani si sono confrontati sullo stato delle relazioni bilaterali tra i due paesi. Tra i temi al centro del dibattito: la stabilità del Governo Meloni, il ruolo strategico della diplomazia culturale, la tenuta dell’Italia di fronte alle tensioni geopolitiche globali, i solidi interscambi commerciali (76 miliardi di dollari nel 2025) e le prospettive di cooperazione sino-italiana in Africa, tra Piano Mattei e Belt and Road Initiative.
Per il quindicesimo anno consecutivo la libertà digitale è in calo nel mondo, mentre il mercato della sorveglianza cresce a doppia cifra: telecamere intelligenti, riconoscimento facciale e spyware commerciali come Pegasus ridisegnano il rapporto tra sicurezza e diritti. Tra il Sistema di Credito Sociale cinese, l’export di tecnologie di controllo e l’assenza di regole internazionali condivise, emerge una forma di autocrazia digitale che non risparmia nemmeno le democrazie consolidate.
Nel 2026, mentre la FAO dedica un anno intero ai pascoli e ai pastori, torna alla ribalta un tema antico quanto trascurato: la lentezza. Additata a lungo come l’anti-valore per eccellenza della modernità, il rovescio scomodo di ogni forma di efficienza, si rivela in realtà tutt’altro che il semplice contrario della velocità. Lo intuiva già Calvino, per cui la vera rapidità non rinuncia mai ai piaceri dell’indugio: pensiero e scrittura, come le tartarughe veleggianti di Vasari, hanno bisogno di tempi lunghi per guadagnare, quando serve, in prontezza. Le intuizioni del neuroscienziato Lamberto Maffei, gli inviti alla decelerazione di Carl Honoré e un antico monito biblico a essere lenti all’ira convergono verso la stessa idea: la lentezza non è una pausa da concedersi quando si è sotto stress, ma una dimensione del tempo tutta da riscoprire.
Gender gap e Intelligenza Artificiale, una scarsa rappresentanza delle donne nei processi di elaborazione può perpetuare bis e stereotipi verso le donne già nei processi di selezione sul fronte professionale e delle opportunità di carriera.
La creazione del reato di femminicidio, frutto di reazioni emotive a casi di cronaca, ha un’alta valenza simbolica o politica, ma scarsa efficacia concreta nella repressione del fenomeno.
Il protezionismo liberista è un ossimoro che combina retoriche sovraniste a pratiche neoliberali e che non risponde alle esigenze di giustizia sociale e ambientale di cui hanno bisogni cittadini ed elettori disillusi.
Samarkand Summit reaffirmed the strategic partnership between the EU and Central Asia and laid the groundwork for fundamental changes across the region.
La space economy è nata fin da subito sulla spinta degli investimenti pubblici. Oggi, assistiamo ad un sempre più consistente ingresso di privati anche in questo settore, che ha dato avvio alla cosiddetta new space economy, un fenomeno che, in gran parte, coincide proprio con la “privatizzazione” dello spazio.