Center-news

Comunità sostituite da “communities”. L’identità corre sui social

214

Ha un senso oggi parlare, nel nostro Paese, di comunità? Quand’é che un insieme di persone diventa una comunità e in quale circostanza perde questa sua connotazione? Il termine viene usato, generalmente, in senso positivo. Non esiste una sua accezione negativa. È comunità quella che si crea online ‒ le cosiddette communities; è comunità l’Unione europea che, non a caso, per i suoi detrattori è solo l’Unione, che può raggruppare indifferentemente positivi o negativi; è comunità quella degli anziani in un ospizio e può esserlo quella dei detenuti in carcere. Senza considerare che la parola riporta quasi inevitabilmente al passato, alla tradizione, con un effetto nostalgia che prevale e che privilegia un modo di stare insieme, di aggregarsi sulla base di valori condivisi, di entrare in relazione, di percepire un comune sentire, di far parte di una identità culturale o spirituale.
Ebbene, è lecito chiedersi oggi quanto e in che modo gli italiani si sentano parte non solo di una nazione, di un territorio con dei confini, ma anche e soprattutto di una comunità? Perché va detto che la caratteristica della “appartenenza” che il concetto di comunità richiama non viene, in questo caso, sbandierata in contrapposizione ad un’altra ma come elemento distintivo di un modo di essere e di sentirsi parte di qualcosa che va oltre i particolarismi e le differenze.
La comunità, inoltre, può essere ideale, mentale, spirituale e, in questo caso, di sua immaterialità, evidenzia la sua natura pacifica e tollerante. Ma, tornando alla domanda iniziale, ossia se in Italia prevalga o meno l’idea di una comunità, serve sottolineare che oggi prevalgono aspetti utilitaristici che poco possono avere a che fare con un autentico spirito comunitario.
In un’epoca contraddistinta da individualismo e spersonalizzazione dei rapporti, oltre che da trasformazioni velocissime, mantenere una visione e una identità comunitaria risulta sempre più problematico. Sia chiaro: non mancano di certo le occasioni per aggregarsi e per fare squadra, dalle associazioni ai gruppi, ma è della comunità, e solo di essa, la dimensione della partecipazione e della comunicazione ‒ dalle idee, ai sentimenti, dalla progettualità ai mezzi per raggiungere l’obiettivo finale. Le piazze virtuali hanno soppiantato quelle fisiche, le chat hanno preso il posto dei luoghi della conversazione. Con la conseguenza che ci siamo un po’ persi. Dice bene Marco Aime (Comunità, edizioni Il Mulino): «Una comunità è quella entità a cui uno appartiene, più grande della famiglia, ma più piccola di quella astrazione che chiamiamo società».
In questa prospettiva, occorre quindi chiedersi se ci si senta parte di una qualsivoglia comunità oltre a sentirsi parte di una famiglia naturale e di una società, di uno Stato e di una nazione. I social media, di cui oggi tutti facciamo parte ‒ da Facebook, a Twitter, da Instagram a Youtube ‒ colmano forse questa esigenza di riconoscersi parte di una comunità? Ma in questi casi siamo solo utenti di una piattaforma digitale condivisa oppure membri di un club con delle regole predefinite, dei comportamenti comuni e uno stesso modo di intendere la vita, l’impegno e certi comportamenti? E ancora, la partecipazione ai social media con l’uso di testi, video e immagini, può essere considerata una forma di partecipazione attiva e di confronto? È sufficiente essere connessi per potersi ritenere attori di una interazione? Questa semplice riflessione sul concetto di comunità non vuole comunque ignorare le responsabilità della politica attuale in cui la scomparsa dei partiti tradizionali e dell’impegno politico e sociale ha lasciato il posto a egoismi ed a populismi che hanno privilegiato le differenze e le diversità sociali piuttosto che favorire aggregazioni sulla base di progetti, idee e valori. E allora, quali spazi restano agli italiani per coltivare appartenenze e quindi uno spirito comunitario che non sia solo il risultato di odio e invidia sociale ma promozione di ideali alti? Esistono e non possiamo ignorarlo, grandi esperienze di sostegno ai più deboli, nel volontariato, nell’associazionismo ambientale e religioso, nello sport, nel settore del no profit e della disabilità. Territori in cui è ancora possibile esercitare spazi di altruismo e di condivisione, di riconoscimento identitario e di forme di comunità, ma diventa sempre più difficoltoso alimentarli, espanderli e frequentarli. Il fenomeno della globalizzazione e quello della digitalizzazione, inoltre, ponendo in discussione i concetti di tempo e di spazio, hanno reso tutto molto più fluido ed evanescente. E le accelerazioni hanno causato alienazioni e perdita di identità sociale e territoriale. Ma alle responsabilità della politica, incapace di creare legami e visioni, si affiancano quelle della cultura variamente intesa, legata ad una prospettiva di breve termine e con armi spuntate nei confronti di dinamiche finanziarie e commerciali che hanno ben altre priorità. Il valore di una comunità è dato dalla possibilità della persona di realizzare, all’interno di essa, le proprie capacità e di identificarsi in una dimensione di dialogo e di scambio e il fatto che la nostra epoca non ne favorisca la formazione non può che essere un indizio della sua opacità.

Ultime notizie
Società

Indagine sul Processo Penale: Fara: “La giustizia sta peggio di 10 anni fa”

Cosa accade nelle aule giudiziare del nostro Paese. A distanza di 11 anni dal Primo Rapporto sul processo penale, esce il nuovo studio dell'Eurispes. Ecco cosa è cambiato.
di redazione
Giustizia

Giustizia, i temi “hot”. Avv. Tafuro: “Contro lo stop alla prescrizione astensione ad oltranza”

Il “dossier giustizia” agita la maggioranza giallo-rossa. Dal tema delle intercettazioni al nodo della prescrizione, passando per il riordino del Csm. Ne parliamo...
di Valentina Renzopaoli
Gioco

Alcol, droga, fumo, gioco. Sacchetti: “Il rischio dipendenza fa parte dell’uomo”

Dipendenze vecchie e nuove. I numeri crescono e anche le tipologie. Da cosa dipende? La sanità pubblica ha gli strumenti per affrontarle? Ne parliamo con Emilio Sacchetti, Presidente Eletto della Accademia Italiana di Scienze delle Dipendenze Comportamentali
di Alberto Baldazzi
Crescita

Summit Italia, America Latina e Caraibi. Ricceri: “Eco-compatibilità decisiva per la cooperazione internazionale”

L'Eurispes ha partecipato alla “IX Conferenza Italia, America Latina e Caraibi” che si è svolta il 9 e 10 ottobre al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale
di Antonio De Chiara e Maria Grazia Melchionni
Diritti umani

Summit sui diritti umani a Dublino. Omizzolo: “Ho visto la bellezza di un mondo che non vuole soccombere”

Oltre cento difensori di diritti umani si sono dati appuntamento a Dublino dal 2 al 5 ottobre. Tra loro, Marco Omizzolo, ricercatore dell'Eurispes, eletto Human Rights Defender.
di Marco Omizzolo
Crescita

Sud: l’idea del Mezzogiorno va ripensata. “Combattere la rabbia figlia della frustrazione”

Sud e Futuro: il convegno organizzato dalla Fondazione Magna Grecia getta le basi per una rivoluzione culturale e politica. Il racconto del primo Annual International meeting che si è svolto a Palermo 4 al 6 ottobre, durante il quale è stato presentato il primo Rapporto sul futuro del Mezzogiorno.
di Alfonso Lo Sardo
Fisco

Web tax, Europa: imperdonabile ritardo. Milioni di euro non intercettati dall’erario e utenti che “pagano” con i propri dati

Il 13 dicembre 2018 il Parlamento europeo ha votato ed approvato due relazioni, con le quali viene chiesto all’Europa di introdurre un sistema comune di tassazione per i servizi digitali. L’Italia era stata la prima a muoversi su tale terreno, approvando già, nelle ultime due Leggi di Bilancio una sua web tax, successivamente rimasta solo sulla carta per mancanza dei decreti attuativi. L’analisi e le proposte dell’Osservatorio Eurispes sulle Politiche fiscali.
di Giovambattista Palumbo
Mezzogiorno

Il futuro del Sud. Molti possibili scenari: occorrerà sceglierne uno

Dal 4 al 6 ottobre si svolgerà a Mondello il I Annual International Meeting “Sud e Futuri” organizzato dalla Fondazione Magna Grecia. Parteciperanno oltre 50 protagonisti dell’economia, della cultura, dell’università, della magistratura, del giornalismo che si confronteranno su idee, progetti e proposte per il futuro del Sud.
di Alfonso Lo Sardo
Economia

La nuova frontiera delle criptovalute: rischio corto circuito tra aziende e autorità di controllo

Dal Petro alla Libra: i principali colossi dell’economia sarebbero in procinto di entrare prepotentemente nel mercato delle monete digitali. Ma l’idea di fondo di una vera e propria valuta alternativa, fondata esclusivamente sulla fiducia dei mercati e dei consumatori, anziché sul valore cogente imposto da leggi statali o sovranazionali, ancora non viene accettata dalle autorità bancarie e finanziarie.
di Andrea Strata e Michelangelo Principe
Economia

Stop contanti, nuove tasse non servono. “Ridurre le commissioni sui Pos”

Per incentivare l’uso di transazioni tracciabili occorre una chiara strategia di medio-lungo periodo, che porti anche ad un cambio culturale e all’implementazione della digitalizzazione dei cittadini e della PA. A tal fine, il primo punto su cui intervenire è senz’altro la riduzione delle commissioni sui Pos.
di Giovambattista Palumbo