L'opinione

I Tg dal 18 al 22 giugno 2018

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Tabella dei titoli in percentuale. Totale titoli: 153. Argomenti presenti nelle titolazioni: 217; politica 28% (60 presenze, per il 39% dei titoli), cronaca 22% (48 presenze, per il 31% dei titoli), esteri 18% (38 presenze, per il 24% dei titoli), cultura e società 14% (31), interni 9% (19), interni 5% (11) ed economia 5% (10).

24 giugno – La problematica degli sbarchi e dell’accoglienza continua a dominare le edizioni di questa terza settimana di giugno, raccogliendo la metà delle aperture.

I fronti della polemica sui migranti si spostano dai porti italiani ai tavoli del prossimo vertice europeo, che come segnalato venerdì già si prevede non poter trovare una soluzione condivisa a livello dell’Unione. A crescere sono inoltre le tensioni tra Italia e Francia, con una nuova escalation nei toni giovedì da parte del Presidente Macron, a cui il vicepremier Di Maio replica piccato, accusando la sua amministrazione di ipocrisia per le politiche dei respingimenti a Ventimiglia (apertura dei Tg1 e Tg La7). Parallelamente, la vicenda della nave Lifeline, interdetta con il suo carico di 224 migranti dai porti italiani per aver operato fuori dalle acque internazionali su cui pende la minaccia di sequestro lanciata dal ministro Toninelli, ed il conseguente palleggio di responsabilità tra l’Italia e Malta, risultano seguiti da tutte le testate sebbene in forme assai minori rispetto alla vicenda della nave Acquarius.

Ma più che dalle coperture sul fenomeno migratorio, la settimana dell’informazione è stata scandita dagli interventi del ministro dell’Interno Matteo Salvini, che partendo da lunedì viene ad esprimersi, nell’ordine, su questi temi: la possibilità di un censimento delle persone di etnia rom presenti sul territorio italiano, la questione della scorta a Roberto Saviano, trattata come se si parlasse di un privilegio superfluo, e l’inutilità di una decina di vaccini obbligatori. Se ciascuna di queste proposte ed esternazione ha condizionato il dibattito politico del giorno, è solo Mentana su Tg La7 ad interrogarsi quanto simili uscite siano state dovute all’occasione e non piuttosto rivolte ad una logica di campagna elettorale in vista dei ballottaggi in 75 comuni di questa domenica.

Nondimeno, sulla questione del censimento dei rom come di quella sulla scorta di Saviano, occorre segnalare le dure prese di posizione da parte del conduttore di Tg La7. In merito alla prima, Mentana presenta lunedì in studio il documento di auto denuncia d’appartenenza alla razza ebraica firmato dal padre di Liliana Segre, senatrice a vita sopravvissuta alla Shoah, ricordando cosa sia scaturito da quella che, all’inizio, era solo una “schedatura”. Riguardo invece lo scontro tra Salvini e lo scrittore giornalista Roberto Saviano, che molto critico sulle ultime mosse del ministro lo ha in questa occasione chiamato “ministro della malavita” , sia Tg La7 che Tg1 intervengono giovedì in favore di Saviano. L’ammiraglia Rai intervista il procuratore Antonino Di Matteo, il quale accusa che a parlare delle scorte dovrebbero essere solo gli organismi competenti, visto come simili affermazioni possono risultare in una “delegittimazione” di un bersaglio, e nell’impressione data alla criminalità organizzata di un suo “isolamento”. Il direttore di Tg La7 invece commenta, in un editoriale a braccio:

“Diciamocela con chiarezza: in uno scontro tra Salvini e Saviano su mafia, migranti e rom può avere ragione Salvini. Il problema però è che non esiste in un paese democratico che la possibilità di avere la scorta sia qualcosa che si possa dare e togliere. La gente che rischia seriamente è vera, e molti altri sono sotto scorta. Non si può giocare in pubblico su questo. La sicurezza è di tutti”.

Restando sul tema della sicurezza, i dati Istat che dipingono la “situazione paradossale” di un Paese in cui i reati diminuiscono ma la percezione dell’insicurezza aumenta sono ripresi dai Tg di giovedì, con Tg5 che vi dedica la sua copertina, cercando di spiegare da cosa sia dipesa questa sensazione. Consapevoli che la percezione dell’insicurezza si costruisce su variabili complesse, ci permettiamo di osservare come almeno un ganglio dei media mainstream sembra lavorare in questa fase per mantenere alto l’allarmi: è il caso del Tg4, che in 3 occasioni nel corso della settimana ha titolato su di una presunta “emergenza criminalità”. A latere di tutto questo, segnaliamo i colpi dati alla criminalità organizzata, oggetto di alcune coperture sparse.

Lontano dai riflettori, se si esclude l’apertura del Tg3 di venerdì, l’operato del ministro del Lavoro Di Maio che oltre ad assicurare diritti ai runners questa settimana ha parlato del reddito di cittadinanza, spiegando come per ottenerlo si dovranno offrire anche 8 ore di lavoro gratuito nel corso della settimana. Le difficoltà della borsa italiana e gli interventi dei ministro dell’Economia Tria figurano a macchia di leopardo nei servizi.

Passando agli esteri, a dominare solo le vicende statunitensi. Ad di là della guerra di dazi ormai aperta tra Stati Uniti ed Europa, a spiccare nei servizi sono le potenti testimonianze con cui la stampa americana ha denunciato la decisione Presidente Trump di separare i figli degli immigrati messicani dai loro genitori per espellerli dal paese, rinchiudendoli per un periodo più di 1.500 bambini e ragazzi in enormi gabbie nei pressi del confine. Gli audio delle grida disperate di questi minori, riproposti in forma non edulcorata da tutte le testate di martedì, a cui s’aggiunge giovedì la copertina della rivista Time obbligano Trump a fare un passo indietro, ed a cercare un conflitto su altri fronti per distrarre l’opinione pubblica: da qui le dichiarazioni, che sono suonate come attacchi, nei confronti del governo Merkel sul tema dei profughi e della “criminalità” da questi cagionata in Germania.

Tra le varie ed eventuali, proponiamo dai Tg di inizio settimana:

l’approfondimento del Tg3 di lunedì che, a seguito della condanna a 6 anni di Roberto Spada per l’aggressione dello scorso ottobre a due giornalisti Rai, cerca di mappare i possedimenti di questa famiglia mafiosa sul litorale di Ostia ed i loro traffici con le slot machines;

il titolo del Tg4 di lunedì sulla lettera del padre di Loris Stival indirizzata al figlio morto e proposta all’interno del programma contenitore della rete 4 Grado, avvisaglia di un ritorno ad un’attenzione “morbosa” nei confronti della grandi casi criminali da parte della testata a conduzione di Rosanna Ragusa.

Il titolo del Tg La7 sullo scandalo Dieselgate che si allarga in Germania con l’arresto dell’amministratore delegato di Audi, Ruperth Stadler;

il servizio del Tg3 di martedì che (unico a farlo) ci segnala come l’inchiesta della procura di Palermo sulle Ong Sea Watch e Open Arms si sia risolta con l’archiviazione del caso e con l’esclusione del reato di favoreggiamento alla immigrazione clandestina. Ricorderete tutti come questa indagine sulla Sea Watch, in concomitanza alle accuse da parte del procuratore di Catania Zuccaro avevano fatto scoppiare sul finire della primavera 2017 il caso delle Ong, da cui è per altro scaturito il “codice di condotta” verso le navi di queste organizzazioni a cui si diverse volte fatto riferimento nelle scorse settimane. La memoria dell’informazione di Primetime risulta, talvolta, colpevolmente corta.

Luca Baldazzi

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