L'opinione

Il Virus smaschera gli inadeguati o “dell’autorevolezza”

Tre anni fa il Rapporto Italia elesse a parola dell’anno un termine allora un po’ desueto: autorevolezza. Intendevamo segnalare alle classi dirigenti del Paese un fatto, semplice ma per noi di solare evidenza: il nuovo piano di realtà formato dall’inestricabile intreccio reale/virtuale non avrebbe consentito più, a nessun individuo investito di qualche autorità, di non misurarsi con l’onere di una prova speciale ‒ quella della legittimazione sociale al ruolo. La crisi da Coronavirus ci offre l’occasione di tornare sul tema.

Factfulness è un interessante libro uscito nel 2018. Lo scrisse, ammette lui stesso, «con il fondamentale aiuto della figlia e della moglie», un medico svedese: un illuminato, purtroppo ormai defunto, che divenne anche una star delle TED Conference (andatelo a cercare, vale la pena); si chiamava Hans Rosling.
La seconda di copertina la dice tutta sul contenuto ‒ anche perché, diciamolo, l’intraducibilità del titolo inglese proprio non aiuta il lettore medio. Ecco cosa recita: «non va tutto male. Anzi, le cose non sono mai andate meglio; lo dicono i fatti. L’unico vero antidoto al luogo comune».

Capito il titolo?
Fact sono i fatti, Fulness sta per pienezza. Pienezza, per la Treccani, si usa, in senso figurato: «con riferimento a ciò che si ritiene pieno, cioè completo, totale, o giunto al suo punto o grado massimo, alla sua massima attuazione».
I fatti al loro massimo grado: ecco la Factfulness.
Che cosa mai consente ai fatti di esprimersi? Le opinioni? Il buon senso? La preziosa esperienza dei cari nonni? Ciò su cui si basa la diligenza del buon padre di famiglia? (chi ha riconosciuto il politico tanto affezionato a queste frasi, alzi la mano).
Tutta questa roba non serve a nulla. Anzi: tutta questa roba è l’esatto contrario, il perfetto reciproco, di ciò che chiamiamo “fatti”.

So bene che il lettore italiano ‒ in quanto italiano e perciò genericamente più avvezzo alle cose umanistiche che ai numeri ‒ proverà fastidio, paura e desiderio di fuga, di fronte a questa parola ma, correndo il rischio che qui chiuderete tutto e cambierete pagina, devo dirla: numeri.
I fatti sono ciò che i numeri mostrano essere.
I fatti sono ciò che emerge dall’analisi di certe misure. Punto.
Il resto sono opinioni, sensazioni, assaggi di realtà.
Rispettabili, per carità ma quasi sempre fuorvianti.

L’autore ‒ e le due donne della sua vita ‒ usano un escamotage gustoso per smontare la nostra presunzione di essere in grado di esprimerci su tutto, e con alto grado di verità. Ci mette in gara con gli scimpanzé. Già, proprio coi nostri cugini che tanto ci fanno ridere (perché tanto ci somigliano).
Il fatto (è misurato, nel libro) è che l’esattezza delle nostre opinioni, quando non basate sulla factfulness, è molto ma molto vicina a quella dei pan troglodytes (nome scientifico dei nostri amici). Ovvero, talvolta ci prendiamo, sì ma perlopiù per sbaglio.
Detto in parole povere, se non siamo informati dei fatti, esprimiamo delle opinioni sulla realtà che rischiano di essere sistematicamente errate, e tendiamo ad azzeccarci solo per caso, raggiungendo un punteggio pari a quello degli scimpanzé. La differenza sta nel fatto che noi rispondiamo pensandoci, loro a caso.

Bene ma il Coronavirus?

Il lettore smaliziato penserà che questa recensione del libro mascheri un invito a farsi un’idea dell’epidemia Coronavirus solo attraverso l’esame dei dati, magari confrontandoli longitudinalmente con quelli delle precedenti “normali” influenze. Penserà che la valutazione delle diverse procedure anti-Coronavirus fin qui adottate ‒ che variano dal drastico approccio sino-italiano al lasco cinismo anglo-tedesco ‒ debba poggiare sui numeri che, quando sarà finita, daranno il senso a tutto quanto.
Bene, questo lettore si sbaglia (anche se i pensieri che ho richiamato sopra sono assolutamente da me condivisi).

Ho ripreso in mano Factfulness e l’ho voluto presentare, con lo scopo di riprendere il ragionamento sulla distanza siderale che separa l’autorità dall’autorevolezza. Anche in questi tempi di Coronavirus.

L’autorevolezza è quella separazione che rende irritanti i provvedimenti ‒ quando assunti da certi sindaci o presidenti di Regione ‒ e li rende, invece, norma di comportamento ‒ quando assunti da altri. È la forza che hanno le parole quando pronunciate da una persona-autorità che riteniamo adeguata al ruolo. È il rispetto per la persona-autorità, che deriva dalle sue scelte e azioni pregresse e che sorregge le sue scelte attuali, e quelle future. È il potere di modificare i nostri comportamenti che hanno i provvedimenti assunti da chi (ha) dimostra(to) di sapere di che cosa parla. L’autorevolezza è il comportamento individuale coerente; sono i gesti adeguati al ruolo; sono i gesti delle persone-autorità nel loro quotidiano, anche privato.

In questi giorni difficili, che diverranno ancora più duri con il passare delle settimane, saremo chiamati ad obbedire a provvedimenti sgradevoli, duri, faticosi. L’autorevolezza delle persone-autorità che avranno il dovere di imporceli, farà la differenza, fra quelli seguiti e quelli no.

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