Attualità

La Luna nel mirino: riparte la corsa per lo spazio

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Destinazione Luna: Europa, India, Cina verso il satellite della Terra, tornato al centro delle attività delle agenzie spaziali.
Sono passati cinquant’anni dallo sbarco dell’uomo sulla Luna. In questo ultimo mezzo secolo, per scelte politiche per lo più dettate da criticità economiche, a partire proprio da quegli anni Settanta così tanto eccitanti, l’interesse per lo spazio e per le missioni spaziali è andato diminuendo di anno in anno. Ma a quasi cinquant’anni da quel lontano dì di luglio del 1969, ecco finalmente il cambio di marcia: un sondaggio dell’Esa, l’Agenzia Spaziale Europea, ha confermato che in questi mesi l’interesse dei cittadini europei per i progetti spaziali è tornato ad essere molto alto, complice anche un 2018 davvero entusiasmante, con il lancio del Falcon Heavy di Space X, quello che ha sparato una Tesla cabrio verso Marte, con David Bowie a palla nell’autoradio e una copia della Guida Galattica per Autostoppisti riposta nel vano porta oggetti, oppure grazie al lander InSight, atterrato sul pianeta rosso lo scorso novembre. Il sondaggio dell’Esa, realizzato da Harris Interactive nel dicembre del 2018, ha interrogato 5mila persone nei cinque paesi più popolati d’Europa, vale a dire Germania, Regno Unito, Francia, Spagna e Italia, certificando che il 90% dei cittadini europei è assai interessato alle missioni spaziali e smentendo, al tempo stesso, l’errata percezione circa i costi che i progetti per lo spazio hanno sulle finanze pubbliche. Sebbene questo costo sia in realtà di 10 euro a persona ogni anno, gli europei – rispondendo al sondaggio – hanno azzardato somme senza alcuna consapevolezza, arrivando a indicare fino a 245 euro all’anno per cittadino.

E se il 2018 è stato un anno a dir poco ricco di emozioni, il 2019 sembra proprio non essere da meno. Già nei primi minuti di gennaio l’umanità è stata spettatrice del nuovo record raggiunto dalla sonda New Horizons, la quale ha sfiorato Ultima Thule, un’oggetto situato all’interno della Fascia di Kuiper, e che sebbene abbia una particolare forma che ricorda un caciocavallo o un pupazzo di neve, rappresenta il corpo cosmico più lontano mai sorvolato nella storia delle esplorazioni spaziali, ad appena 6,4 miliardi di chilometri dalla Terra. Pochi giorni dopo, il 3 gennaio, la Cina è sbarcata sul lato oscuro della Luna con la missione Chang’e-4. Nello specifico, il programma lunare cinese ha come obiettivo, con le sonde Chang’e-4 e Chang’e-5, di recuperare campioni di suolo lunare da riportare sulla Terra. Le sorprese non sono finite, perché all’interno della sonda, oltre alle sofisticatissime apparecchiature indispensabili ad una serie di esperimenti scientifici, è presente anche un semenzaio con semi di patate, sbocciati a gravità zero e divenendo, tecnicamente, i primi esseri viventi a non essere nati sulla Terra.

Proprio come cinquant’anni fa, c’è grande fermento attorno al nostro satellite, tornato al centro delle attività delle diverse agenzie spaziali pubbliche e private: la Luna è nel mirino dell’India, con la missione Chandrayaan-2, guidata dall’agenzia nazionale chiamata Isro, e di Israele, con la missione SpaceIL. In quest’ultimo caso la missione sarà guidata da un’agenzia che diventerà la prima compagnia privata a effettuare, se così sarà, un lancio verso la Luna, e avrà come obiettivo quello di far atterrare un lander con a bordo una capsula temporale contenente alcuni file come la dichiarazione di indipendenza di Israele, canzoni ebraiche e la preghiera del viandante.
Sulla Terra, nel frattempo, si continua a lavorare sui veicoli di nuova generazione in grado di portare gli astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale. Con gli Space Shuttle in pensione dal 2011, sono le Soyuz di progettazione russa gli unici veicoli spaziali oggi in grado di trasportare gli esseri umani, escludendo le cinesi Shenzhou.
La Space X di Elon Musk, che nel 2018 ha inaugurato il sistema di lancio operativo più potente al mondo, il Falcon Heavy, sta lavorando alla Crew Dragon, una capsula per i viaggi da e verso la ISS. Un primo test è in calendario a febbraio, una seconda missione a giugno, e stavolta – se tutto andrà per il verso giusto – con astronauti a bordo. L’obiettivo è quello di sganciarsi definitivamente dall’utilizzo delle russe Soyuz, divenute per la Nasa sempre più costose.
Anche la Cina è al lavoro per rinnovare la sua “flotta spaziale”, con il programma New Generation Manned Spacecraft che prevede il primo test in orbita di una navicella senza equipaggio per la metà del 2019, con l’obiettivo di arrivare presto ad un prototipo in grado di portare da 4 a 6 taikonauti (astronauti cinesi).

Intanto, il prossimo luglio salirà sulla ISS anche Luca Parmitano, insieme al collega russo Aleksandr Skvortsov e all’americano Andrew R. Morgan. Se a terra l’Agenzia Spaziale Italiana è alla ricerca di un nuovo presidente in grado di sostituire l’attuale commissario Piero Benvenuti, subentrato dopo il discusso allontanamento di Roberto Battiston (il bando pubblicato sul sito del Miur lo scorso 28 dicembre si è appena concluso: il Comitato sta smistando i curricula e preparando una lista di cinque nominativi da presentare al Ministro), una volta nello spazio Luca Parmitano diventerà il primo italiano – e il terzo europeo – a comandare la Stazione Spaziale Internazionale, un motivo d’orgoglio per tutto il nostro Paese. C’è da dire però che nello spazio i confini non contano: la ISS è operativa dal novembre 2000 e ha visto alternarsi oltre 230 astronauti di 18 nazionalità diverse, rappresentando un virtuoso esempio di collaborazione internazionale. Qui, nell’orbita terrestre bassa, l’uomo sembra assumere una nuova consapevolezza di se stesso e dei suoi simili. Un fenomeno definito “effetto della veduta d’insieme”, così come raccontato dall’astronauta Edgar Mitchell, pilota della missione Apollo 14: «Ti succede qualcosa là fuori: sviluppi all’istante una coscienza globale, un orientamento verso la gente, un’intensa insoddisfazione verso lo stato delle cose ed una compulsione di fare qualcosa per migliorarlo». E se per quelli rimasti sulla Terra la sola descrizione del fenomeno non basta a superare certe divisioni, è possibile almeno evidenziare un fatto: il sondaggio dell’Esa ha osservato che in tutti i paesi europei il peso attribuito all’Europa, in materia di missioni spaziali, ha superato quello accreditato al proprio Paese. Anche i cittadini britannici, in un contesto fortemente influenzato dalla Brexit, ritengono importante che ogni Paese europeo metta in comune le risorse per le prossime attività spaziali. Per la Federazione dei Pianeti Uniti, come in Star Trek, c’è ancora tempo, ma la passione per lo spazio sembra finalmente essersi accesa di nuovo.

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