Ministro della Salute per un giorno? Francesco Cognetti: “Spingerei per il ritorno allo Stato centrale di competenze, anche organizzative”

La risposta del nostro Sistema sanitario alla pandemia e i timori di una seconda ondata di Coronavirus. Come prepararsi? Ne abbiamo parlato con il Prof. Francesco Cognetti, oncologo e Direttore del Dipartimento Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale Regina Elena.

Professor Cognetti, la comunità scientifica è andata un po’ in ordine sparso durante questa pandemia? Quanti errori sono stati fatti e, soprattutto, l’emergenza è finita?

La comunità scientifica, e forse anche noi medici, non avevamo ben capito, a febbraio, quello che poteva succedere. Poi, siamo stati travolti da un vero e proprio tsunami che ha, purtroppo, coinvolto i nostri pazienti, soprattutto quelli affetti da altre patologie anche più gravi del Covid-19 e che hanno dovuto sospendere terapie ed interventi chirurgici.

Ora siamo alle prese con la ripartenza che non è mai facile, anche perché il ritardo accumulato è notevole. Ora ci dobbiamo mettere tutti la testa e pianificare un programma che preveda il recupero dei ritardi e la messa in sicurezza degli ospedali che hanno avuto dei problemi durante la pandemia. Del resto i nostri ospedali mantengono il triste primato in Europa di essere gli ospedali a più alto tasso e indice di infezione nosocomiali. Dobbiamo proteggere i malati e gli operatori sanitari da una infezione che, in alcune zone del Paese, è ancora assolutamente in atto, anche se l’intensità del virus sta diminuendo.

Purtroppo il numero delle nuove infezioni, non solo in Lombardia, non ci fa stare del tutto tranquilli.

 

Professor Cognetti, ipotizziamo che Lei sia Ministro della Salute per un giorno e abbia un solo provvedimento da far approvare con certezza. Quale proporrebbe?

Innanzitutto non è una mia aspirazione, perché voglio continuare a fare il medico. E, poi, bisogna dire che durante questa pandemia abbiamo avuto un Ministro della Salute molto attento e responsabile. Lo dimostra anche il recente acquisto di 400 milioni di dosi di un vaccino che ha una partecipazione italiana. Devo confermare che, con tutti i problemi che la pandemia ha creato, si è mostrato molto reattivo. Fatta da parte l’emergenza il compito della politica deve essere quello di far scomparire le differenze geografiche per quanto riguarda l’assistenza sanitaria. Lo dice la Costituzione, che sancisce il diritto alla salute per tutti i cittadini. Non possono esistere Regioni che abbiano sistemi diversi e che ottengano risultati diversi. Spingerei molto per il ritorno allo Stato centrale di determinate competenze in campo sanitario, comprese quelle degli aspetti meramente organizzativi. Poi, rafforzerei le strutture della medicina territoriale con una collaborazione strutturata tra gli specialisti ospedalieri e i medici di medicina generale. Questo potrebbe contribuire molto alla soluzione dei problemi di almeno undici milioni di malati tra quelli affetti da patologie oncologiche, patologie cardiovascolari e di altro genere. Tutto questo lavoro deve essere svolto in strutture territoriali, in modo che gli ospedali possano fare quello che devono fare, ovvero il trattamento dei pazienti più gravi e in stato acuto.

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