Nascita della Politica Agricola Comune
La Politica Agricola Comune (PAC) nasce nel 1962, è una delle politiche più longeve e rilevanti dell’Unione europea. Dopo la Seconda guerra mondiale, il settore agricolo nell’economia europea post bellica, era infatti caratterizzato da scarsa produzione alimentare, principalmente a causa della guerra, un reddito degli agricoltori molto più basso se rapportato ad altri settori, e politiche agricole nazionali molto differenziate. Per ripristinare il tessuto sociale ed economico, i sei paesi fondatori della allora Comunità europea, decisero per un approccio collettivo, oggi si direbbe comunitario, all’agricoltura.
Gli obiettivi originari della PAC
Nel 1962 si decise quindi introdurre degli strumenti di sostegno per aumentare la produttività dell’agricoltura, incrementare il reddito ed il tenore di vita degli agricoltori, garantire delle catene di approvvigionamento sicure e a prezzi ragionevoli e tentare di armonizzare le regole inerenti la concorrenza tra i vari paesi. Per raggiungere questi obiettivi si decise di istituire un sistema economico di supporto dei prezzi e del mercato. Questo meccanismo forniva agli agricoltori un prezzo garantito per i loro prodotti, introduceva tariffe sui prodotti esterni e assicurava l’intervento dello Stato in caso di calo dei prezzi di mercato. Gli agricoltori ricevevano sostegno in funzione dei loro livelli totali di produzione.
La fase iniziale e le prime criticità
Tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta, la PAC si fonda prevalentemente su prezzi garantiti, interventi pubblici sui mercati, protezione alle frontiere. L’obiettivo prioritario è garantire l’autosufficienza alimentare e stabilizzare i redditi agricoli. Negli anni Ottanta emergono forti eccedenze produttive (burro, latte, arance, tra gli esempi più noti), con costi crescenti per il bilancio Ue. L’Unione introduce per la prima volta le quote di produzione (latte, zucchero), insieme a misure di contenimento della spesa e primi tentativi di controllo dell’offerta (le quote appunto)
La PAC e il bilancio dell’Unione europea
Storicamente, la PAC costituiva la quasi totalità del bilancio comunitario. Negli anni ’70 e ’80, la quota della spesa complessiva dell’Ue assorbita dalla PAC superava il 70%. Le riforme successive, rese necessarie sia per allargamento dell’Unione a nuovi Stati membri sia per sopravvenute, nuove priorità politiche, hanno progressivamente ridotto questa incidenza.
Nel 1980 oltre 73% della spesa totale dell’Ue era destinato alla PAC.
Nel periodo 2021-2027: la quota si aggira ancora attorno al 30% circa del bilancio complessivo. Nonostante la diminuzione percentuale, la PAC resta uno dei capitoli più consistenti del bilancio europeo, seconda solo ad alcune grandi politiche di coesione e sviluppo dell’Unione.
I fondi della PAC: FEAGA e FEASR
Nel periodo 2021-2027, alla PAC sono destinati circa 386,6 miliardi di euro del bilancio europeo, con una quota significativa destinata ai pagamenti diretti e alle misure di sviluppo rurale. La politica agricola comune è finanziata attraverso due fondi (detti anche “pilastri”) nell’ambito del bilancio dell’Ue:
- il Fondo europeo agricolo di garanzia (FEAGA) fornisce sostegno diretto e finanzia misure di mercato
- il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) finanzia lo sviluppo rurale
I pagamenti sono gestiti a livello nazionale da ciascuno Stato membro dell’Ue mentre lo sviluppo rurale è cofinanziato dagli Stati membri.
Impatto economico della Politica Agricola Comune sugli Stati membri
La PAC rappresenta una voce fondamentale nel reddito di molte aziende agricole. Nel periodo 2018-2022, i pagamenti diretti (cioè gli aiuti legati alla superficie o produzione agricola) hanno costituito in media il 23% del reddito dei fattori nel settore agricolo in tutta l’UE. Questa media tuttavia cela forti differenze tra Paesi. In alcuni Stati dell’Est Europa (come Estonia, Lettonia, Lituania) i pagamenti possono superare il 40% del reddito agricolo. In altri, come Italia, Cipro, Paesi Bassi e Spagna, la quota è tendenzialmente più contenuta, in alcuni casi inferiore al 20%. La PAC coinvolge milioni di agricoltori: nel 2022 quasi 6 milioni di beneficiari hanno ricevuto pagamenti diretti, mentre altri milioni hanno usufruito di programmi di sviluppo rurale e misure di mercato.
Il caso italiano: cofinanziamento e Piano Strategico Nazionale
Nel quadro della PAC, gli Stati membri non si limitano a ricevere fondi: devono anche contribuire al cofinanziamento di alcune misure, soprattutto quelle legate allo sviluppo rurale e agli investimenti ambientali. In Italia, ad esempio, il Piano Strategico Nazionale PAC per 2023-2027 prevede una dotazione complessiva di oltre 35 miliardi di euro, di cui 26,5 miliardi comunitari e 8,5 miliardi nazionali.
Le sfide attuali: Mercosur e futuro della PAC
Le notizie degli ultimi giorni riportano la proposta della Presidente von der Leyen di consentire agli Stati membri un accesso anticipato a una quota di fondi agricoli legati al futuro quadro finanziario 2028-2034: fino a circa due terzi di risorse che, nel disegno attuale, sarebbero stati disponibili più avanti, per un ammontare complessivo indicato attorno a 45 miliardi di euro.
L’obiettivo dichiarato è dare ossigeno “più rapidamente” alle aree rurali, ma, a causa della concomitante discussione sulla firma del trattato Mercosur, questo provvedimento mira anche a spostare equilibri presso i governi più indecisi. Insieme alle leve finanziarie, la Commissione ha spinto su un filone diventato centrale dopo le proteste del 2024-2025: semplificare l’attuazione della PAC e ridurre gli oneri amministrativi. Il Consiglio Ue ha dato il via libera (dicembre 2025) a un pacchetto che punta, tra l’altro, a alleggerire gli oneri per agricoltori e amministrazioni, semplificare norme (con attenzione anche al biologico), ridurre controlli in loco ed eliminare alcune verifiche annuali di efficacia dell’attuazione delle misure di sostegno. Nello stesso dibattito, è stata rafforzata la semplificazione degli oneri per i piccoli agricoltori, strada che molti Stati considerano essenziale per evitare abbandono delle campagne e perdita di competitività.

