Non serve attendere il futuro delle navi senza equipaggio per vedere cambiare il trasporto marittimo. Big Data, intelligenza artificiale, automazione e tecnologie per l’efficienza energetica stanno già modificando il modo in cui le navi vengono condotte, mantenute e gestite, spingendo le compagnie a rivedere modelli di business e strategie operative. Per un settore responsabile di circa il 3% delle emissioni globali di CO₂, è un cambiamento che pesa su costi, tempi e impatto ambientale.
Rotte più “intelligenti”
L’Intelligenza artificiale sta trasformando la pianificazione delle rotte. Algoritmi avanzati incrociano dati su condizioni meteorologiche, traffico marittimo e maree per individuare il percorso migliore, riducendo i tempi di navigazione con benefici sia sui costi sia sulle emissioni. Secondo casi applicativi del settore, l’ottimizzazione delle rotte basata sull’intelligenza artificiale può ridurre il consumo di carburante fino a circa il 10% per viaggio. E poiché questi sistemi si adattano ai cambiamenti, i tragitti possono essere ricalcolati in tempo reale.
La manutenzione diventa predittiva
Un secondo fronte è la manutenzione. Sensori IoT e modelli di machine learning monitorano in tempo reale lo stato delle attrezzature di bordo e riconoscono in anticipo le anomalie che preannunciano un guasto. Gli interventi possono così essere programmati prima che il problema si manifesti, con meno fermi e costi di gestione più bassi. Un rapporto commissionato da Lloyd’s Register segnala una forte crescita di queste soluzioni, con un numero sempre maggiore di operatori che adottano la manutenzione basata sulle condizioni effettive delle macchine (condition-based maintenance).
Logistica e porti più rapidi
L’Intelligenza artificiale interviene anche lungo la catena logistica: dalla previsione della domanda alla pianificazione delle spedizioni, fino alla gestione dei magazzini. Gli algoritmi possono stimare i tempi di transito, scegliere il vettore più conveniente o individuare percorsi alternativi in caso di interruzioni. Secondo l’UNCTAD, l’integrazione dell’Ia nella logistica portuale è uno dei fattori chiave per ridurre i tempi di sosta delle navi, con risparmi stimati tra il 15% e il 25% sui costi complessivi di movimentazione.
A terra, i terminal si dotano di gru robotizzate, veicoli a guida autonoma e piattaforme digitali per gestire carico e scarico. Robot subacquei e droni aerei sono già impiegati per ispezioni strutturali, rilevazione di anomalie, raccolta di dati ambientali e interventi in aree difficili da raggiungere. Nave e porto tendono così a operare come parti di un unico sistema integrato.
La spinta della decarbonizzazione
A guidare la transizione energetica è soprattutto la regolazione. Nel luglio 2023 l’IMO ha adottato la Revised GHG Strategy (MEPC 80), che fissa l’obiettivo di zero emissioni nette entro il 2050 e una riduzione dell’intensità carbonica del 40% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2008.
Le compagnie rispondono su più fronti. A bordo si diffondono sistemi di gestione intelligente dell’energia che controllano generatori, batterie e carichi per ridurre sprechi e sovraccarichi. Altre soluzioni, come il recupero del calore di scarto, la lubrificazione ad aria, il miglioramento del design di scafo ed elica e le veranici siliconiche, sono già adottate su centinaia di navi: per una portacontainer standard possono valere un risparmio di circa il 15% dei consumi, pari a circa 4,6 milioni di euro l’anno.
Nuovi carburanti all’orizzonte
Il cambiamento più profondo riguarda la propulsione. Navi ibride e dual fuel consentono un passaggio graduale verso soluzioni a emissioni quasi zero: nel 2023 circa la metà degli ordini navali ha riguardato imbarcazioni alimentate con combustibili alternativi. Il GNL resta la scelta più diffusa, ma cresce l’interesse per metanolo, ammoniaca, biocarburanti e idrogeno verde, considerato il combustibile con il maggiore potenziale per centrare gli obiettivi climatici dell’IMO.
Uno strumento, non un sostituto
Digitalizzazione, automazione, intelligenza artificiale e sostenibilità convergono dunque in una trasformazione profonda del settore. Nel breve periodo, però, l’Ia resta soprattutto uno strumento di supporto alle decisioni: in un ambiente complesso e imprevedibile come quello marittimo, il fattore umano continua a essere centrale. A cambiare sono piuttosto le competenze richieste a marittimi e operatori portuali, sempre più chiamati a gestire dati, sistemi digitali e supervisione da remoto.
*Ludovico Semerari, analista e ricercatore dell’Eurispes

