Le navi a guida autonoma passano dalla sperimentazione ai primi impieghi commerciali, come dimostra in Norvegia la Yara Birkeland, portacontainer elettrica che sostituisce circa 40.000 viaggi di camion l’anno. I benefici attesi riguardano sicurezza, consumi e costi operativi, ma restano aperti i nodi delle regole, delle responsabilità, della cyber security e di porti ancora poco attrezzati. Una sfida che chiama in causa anche gli scali italiani.
Accanto a terra, mare e cielo, il dominio cibernetico è ormai un campo di battaglia a tutti gli effetti. Gli attacchi sono condotti da gruppi criminali o sedicenti tali, spesso legati ad apparati statali, ma risalire ai mandanti resta difficile. Le conseguenze sono invece concrete: spionaggio prolungato per anni, dati cancellati, siti istituzionali bloccati. È una guerra permanente, senza fronti né tregue, che coinvolge anche i paesi europei e la Cina, estranei ai combattimenti sul campo.
Sperimentati nei conflitti del Medio Oriente e oggi protagonisti della guerra in Ucraina, i droni sono la tecnologia militare che più si è diffusa nell’ultimo decennio. Da ricognizione, armati, suicidi o guidati via fibra ottica per sfuggire alle interferenze, vengono impiegati dagli eserciti regolari come da milizie e gruppi criminali, dal Sahel al Sudan. Sullo sfondo, 61 conflitti armati nel mondo, il numero più alto dal 1946, e un mercato degli armamenti in crescita. Ne emerge una guerra delle tecnologie senza un centro geografico, che riduce il divario tra i belligeranti.
La raccolta differenziata funziona, ma a valle il materiale recuperato fatica a trovare mercato. Il nodo è economico: il Pet riciclato costa in media 280 euro a tonnellata più del vergine, mentre nel tessile il poliestere rigenerato arriva a costare oltre il doppio. Fa parziale eccezione la carta, con un tasso di riciclo del 92,5%, pur esposta al caro energia. Sul quadro pesa anche la concorrenza cinese, forte sia sul vergine che sul riciclato. Dove esistono quote obbligatorie di contenuto riciclato la domanda regge: è questa la direzione indicata per riequilibrare il mercato.
Il Servizio Sanitario Nazionale continua a garantire buoni esiti di salute, a partire da un’elevata aspettativa di vita e da una bassa mortalità evitabile, ma ha perso la capacità di erogare prestazioni in modo equo e tempestivo. È la fotografia scattata dal 9° Rapporto GIMBE sul SSN, presentato il 7 ottobre a Roma, nella Sala della Regina della Camera dei Deputati.
Il settore dei trasporti e della logistica, che vale circa il 9% del Pil italiano, soffre di un divario crescente tra il valore che genera e il riconoscimento dato a chi vi lavora. Pesano la scarsa visibilità delle competenze, la frammentazione della formazione e gli ostacoli all'occupazione femminile, aggravati da un'offerta di asili nido pubblici molto disomogenea (dal 4,1% della Calabria al 29,7% dell'Emilia-Romagna). Le proposte puntano su un racconto più efficace delle professioni, su un riconoscimento economico e professionale visibile anche nei ruoli operativi, su una formazione legata a opportunità concrete e su una chiara ripartizione degli impegni tra imprese e istituzioni.
Il nuovo quadro normativo sulle Indicazioni Geografiche apre ai Consorzi di tutela la strada verso un ruolo di gestione di un patrimonio collettivo e di governance economica del territorio. Perché questa prospettiva si traduca in pratica occorre, però, fare i conti con la centralità assunta dalle imprese, oggi destinatarie di una fiducia che le istituzioni pubbliche hanno in parte perduto. In un Paese di piccole e piccolissime aziende, soprattutto nell’agroalimentare, la chiave è la “coopetition”: collaborare restando concorrenti. Un cambiamento culturale prima che tecnico, che i dati sulle imprese coesive – salite dal 37,4% al 43,5% in cinque anni – mostrano essere anche conveniente.
Dopo la presentazione dell’edizione 2026 del Libro Blu sull’Italia, la professoressa Sun Yanhong dell’Accademia cinese delle Scienze sociali ha incontrato alla Fondazione Eurispes il Presidente Gian Maria Fara e un gruppo di esperti per ragionare sui temi del prossimo volume. Al centro del confronto il mercato del lavoro e l’accesso dei giovani all’occupazione e l’impatto dell’Intelligenza artificiale sulle nuove generazioni, dall’isolamento sociale alle “fidanzate virtuali”, fino al ruolo della scuola. Italia e Cina si scoprono davanti a scenari comuni, e i due Istituti puntano ad ampliare la loro partnership.
Nel 2025 quasi il 20,9% della popolazione europea viveva a rischio di povertà o esclusione sociale. L’Italia non appare povera in senso stretto, ma mostra una fragilità diffusa: redditi mediani in linea con i grandi Stati membri ma quasi fermi da quindici anni, minori più esposti degli anziani, quasi sette giovani su dieci ancora in casa con i genitori e oltre un occupato su dieci a rischio di povertà. I dati Eurostat, letti insieme all’Indice di Esclusione elaborato dall’Eurispes, rivelano medie nazionali che nascondono divari profondi: la grave deprivazione va dallo 0,9% dell’Emilia-Romagna al 20,7% della Calabria; Campania, Puglia, Calabria e Sicilia figurano tra le regioni europee più esposte.
Dal 28 al 30 settembre il BRICS+ Fashion Summit si è svolto a Mosca, nel centro congressi Zaryadye, a due passi dal Cremlino. Tra i partecipanti anche Antonio Alizzi, giornalista e ricercatore dell’Eurispes.