Per decenni l’integrazione europea si è estesa al riparo dell’ordine atlantico: l’Unione ampliava regole e mercato, la NATO garantiva la difesa. Quel quadro è cambiato con il ritorno della competizione tra potenze, lo spostamento dell’attenzione americana verso l’Indo-Pacifico e la guerra in Ucraina. L’Europa deve ora ampliare il proprio spazio politico senza disporre di una piena capacità autonoma di proteggerlo, e l’allargamento diventa una questione di autonomia strategica.
Accanto a terra, mare e cielo, il dominio cibernetico è ormai un campo di battaglia a tutti gli effetti. Gli attacchi sono condotti da gruppi criminali o sedicenti tali, spesso legati ad apparati statali, ma risalire ai mandanti resta difficile. Le conseguenze sono invece concrete: spionaggio prolungato per anni, dati cancellati, siti istituzionali bloccati. È una guerra permanente, senza fronti né tregue, che coinvolge anche i paesi europei e la Cina, estranei ai combattimenti sul campo.
Sperimentati nei conflitti del Medio Oriente e oggi protagonisti della guerra in Ucraina, i droni sono la tecnologia militare che più si è diffusa nell’ultimo decennio. Da ricognizione, armati, suicidi o guidati via fibra ottica per sfuggire alle interferenze, vengono impiegati dagli eserciti regolari come da milizie e gruppi criminali, dal Sahel al Sudan. Sullo sfondo, 61 conflitti armati nel mondo, il numero più alto dal 1946, e un mercato degli armamenti in crescita. Ne emerge una guerra delle tecnologie senza un centro geografico, che riduce il divario tra i belligeranti.
In quasi settant’anni lo spazio comunitario è passato da sei a ventisette Stati e da 167 a oltre 450 milioni di cittadini. Gli allargamenti hanno però seguito logiche diverse: il consolidamento dell’Europa occidentale, la riunificazione del continente dopo il 1989, la lunga pausa dell’enlargement fatigue. Con l’aggressione russa all’Ucraina l’adesione è tornata al centro dell’agenda e ha cambiato significato rispetto all’impostazione funzionalista che l’aveva guidata.
Dopo la presentazione dell’edizione 2026 del Libro Blu sull’Italia, la professoressa Sun Yanhong dell’Accademia cinese delle Scienze sociali ha incontrato alla Fondazione Eurispes il Presidente Gian Maria Fara e un gruppo di esperti per ragionare sui temi del prossimo volume. Al centro del confronto il mercato del lavoro e l’accesso dei giovani all’occupazione e l’impatto dell’Intelligenza artificiale sulle nuove generazioni, dall’isolamento sociale alle “fidanzate virtuali”, fino al ruolo della scuola. Italia e Cina si scoprono davanti a scenari comuni, e i due Istituti puntano ad ampliare la loro partnership.
Dal 28 al 30 settembre il BRICS+ Fashion Summit si è svolto a Mosca, nel centro congressi Zaryadye, a due passi dal Cremlino. Tra i partecipanti anche Antonio Alizzi, giornalista e ricercatore dell’Eurispes.
La Dichiarazione di Nuova Delhi dei BRICS non introduce una moneta comune né un’alleanza militare, ma rafforza istituzioni, pagamenti alternativi e cooperazione tecnologica tra i paesi membri. Il documento chiede la riforma dell’Onu, del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale, e conferma il riavvicinamento tra Cina e India. Sui conflitti il consenso raggiunto sul Medio Oriente si accompagna al silenzio sull’Ucraina. Ne emerge un multipolarismo fatto di infrastrutture concrete più che di proclami.
Il vertice BRICS del 12 e 13 settembre a Nuova Delhi coincide con il ventesimo anniversario della cooperazione politica del gruppo e mette alla prova la sua capacità di tradurla in cooperazione economica concreta. Tra i dossier sul tavolo figurano la “Strategy for BRICS Economic Partnership 2030”, un nuovo quadro per logistica e cooperazione doganale, e il tema dei pagamenti transfrontalieri, dove l’India punta sull’interoperabilità delle valute digitali più che su una moneta comune. Pesano inoltre i rapporti bilaterali con Russia e Cina, le divisioni interne sulle crisi internazionali e le possibili ricadute del vertice sulle relazioni economiche con l’Unione europea.
Il 12 e 13 settembre 2026 New Delhi ospiterà il 18º vertice dei BRICS, presieduto dall’India sotto il motto «Humanity First». Dopo mesi di incontri preparatori dedicati a sviluppo, digitale e finanza verde, il summit dovrà misurarsi con le tensioni tra Stati Uniti, Iran e Russia e con le nuove sanzioni statunitensi che coinvolgono indirettamente anche la Cina. Resta da capire se il coordinamento tra i membri e i partner del gruppo riuscirà a tradursi in una riforma concreta del sistema multilaterale, con possibili ricadute anche per l’Unione europea e l’Italia.
Il 7 agosto 2026 Turchia, Arabia Saudita e Pakistan hanno firmato alla Mecca un patto di difesa reciproca ispirato all’articolo 5 della NATO, segno di un ordine internazionale in cui le potenze regionali (come Corea del Sud e Turchia) cercano maggiore autonomia da Washington. Gli Usa restano il primo attore militare occidentale ma con influenza meno scontata. L’Europa, pur con una spesa per la difesa oltre i 450 miliardi nel 2026, fatica a tradurla in capacità politica per via del vincolo dell’unanimità.