Africa 2022: il ruolo delle criptovalute

Africa criptovalute

Anche se l’Africa riceve solo il 3% (106 miliardi di dollari) del valore globale di criptovalute, tra i primi 20 paesi al mondo per l’utilizzo delle criptovalute sono presenti Kenya, Nigeria, Togo, Sudafrica e Tanzania ed i pagamenti tramite criptovalute a livello continentale sono in costante crescita. Basti pensare che nel 2021 l’aumento è stato del +1.200%. La crescita delle criptovalute nel Continente africano è dovuta a numerosi fattori, tra cui il già diffuso utilizzo in tutto il Continente dei trasferimenti di denaro tramite dispositivi mobili. Secondo i dati riportati dalla Banca Mondiale, circa il 60% dei trasferimenti di denaro tramite dispositivi mobili a livello globale sono operati in Africa.

La diffusione delle criptovalute in Africa

Nel maggio 2022, la Repubblica Centrafricana (RCA) ha adottato come valuta nazionale la criptovaluta bitcoin, seguendo quanto già fatto da El Salvador nel 2021. Secondo quanto dichiarato dal Primo Ministro centrafricano, Faustin Archange Toudaera, la ratio di tale scelta è migliorare le condizioni economiche e finanziarie di uno dei paesi più poveri e instabili al mondo. Se da un lato con l’adozione dei bitcoin la RCA si rende autonoma rispetto al Franco CFA, il cui valore è vincolato all’euro, dall’altro il paese si espone alle repentine fluttuazioni del valore della criptovaluta adottata. Inoltre, secondo numerosi economisti, l’adozione di una o più criptovalute come valuta nazionale è auspicabile che avvenga in presenza di un solido e dettagliato impianto legislativo in merito (con particolare riferimento alle norme antiriciclaggio) e di un accesso alla rete Internet equo e stabile. Tuttavia, i dati riportati dalla Banca Mondiale riferiscono che solo il 10% dei cittadini centrafricani ha accesso a Internet.

Circa il 16% degli utenti di Internet kenioti afferma di possedere e utilizzare le criptovalute

In Etiopia, le autorità locali stanno lavorando di concerto con la criptovaluta cardano, per creare una criptovaluta che possa operare a livello nazionale e connettersi successivamente a livello continentale. Un percorso simile è stato avviato anche dal Kenya che risulta tra i principali paesi nell’impiego delle criptovalute. Circa il 16% degli utenti di Internet kenioti (4,8 milioni) afferma di possedere e utilizzare le criptovalute. La Nigeria si colloca al secondo posto a livello globale, dietro gli Stati Uniti, per ampiezza del mercato della criptovaluta bitcoin. Tuttavia, tra il 2021 e il 2022, la Banca Centrale della Nigeria ha temporaneamente sospeso numerosi conti correnti poiché potenzialmente connessi a transazioni finalizzate al finanziamento delle organizzazioni terroristiche e criminali operanti nel Paese. In Zimbabwe la popolazione, per fronteggiare una crisi economica endemica e le notevoli fluttuazioni delle valute locali adottate nel corso dell’ultimo decennio, sta guardando con sempre maggiore interesse alle criptovalute. Tuttavia, nel 2018, nel pieno di una grave crisi economica, la Reserve Bank dello Zimbabwe ha vietato i trasferimenti e i pagamenti effettuati tramite criptovalute su tutto il territorio nazionale. Nonostante il divieto imposto dalle autorità, nel 2021 la Polizia nazionale ha rilevato almeno 892 casi di impiego di criptovalute nel paese, dichiarando che i casi rilevati rappresentano verosimilmente solo una ridotta porzione della movimentazione di criptovalute nel paese.

Pro e contro dell’utilizzo delle criptovalute

Le argomentazioni a sostegno o sfavorevoli all’adozione di una criptovaluta come valuta nazionale espresse da esperti, cittadini e organizzazioni della società civile, pur con alcuni distinguo, sono simili per tutto il Continente. Il quadro che ne emerge è ampiamente variegato e diversificato; tuttavia è possibile definire alcuni trend per comprendere il ruolo delle criptovalute nel continente africano.
Alcuni economisti, ad esempio, sostengono che in paesi come quelli africani, in cui la maggioranza della popolazione non ha accesso ad un conto corrente di un istituto bancario, le criptovalute rappresentino un’occasione per incrementare i movimenti e le risorse finanziarie.

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Tra le principali applicazioni delle criptovalute nel Continente africano si rileva l’utilizzo delle stesse come strumento di invio/ricezione delle rimesse provenienti dall’estero, sia per quanto concerne l’immigrazione intrafricana, sia per l’immigrazione extra-africana. Nel 2021, l’applicazione delle criptovalute per la movimentazione delle rimesse ha conosciuto una costante crescita, soprattutto per le rimesse inferiori a 1.000 dollari. L’incremento dell’invio delle rimesse tramite criptovalute è dovuto essenzialmente a due fattori. In primo luogo, il mittente ed il ricevente della rimessa riducono le spese di trasferimento, calcolate mediamente attorno al 7% del valore della rimessa. In secondo luogo, l’invio della rimessa tramite criptovalute consente un trasferimento essenzialmente immediato dal punto di vista temporale. Un altro settore che nel continente africano ha fatto registrare un notevole incremento nell’utilizzo delle criptovalute è quello delle piccole e medie imprese.

Africa e infrastrutture tecnologiche, primo ostacolo per le criptovalute

Di contro, possono essere evidenziate almeno tre criticità nell’adozione delle criptovalute come valuta corrente in alcuni paesi africani. La prima criticità è rappresentata dalle carenze infrastrutturali, in particolare il deficit nell’elettrificazione del continente africano, dove circa il 60% non ha un regolare accesso a reti di distribuzione di energie elettrica stabili. Un ulteriore elemento che rappresenta potenzialmente un ostacolo alla diffusione delle criptovalute nel Continente africano è l’assenza di un quadro legislativo efficace e unitario a livello nazionale e continentale. Da un lato, alcuni paesi, come la citata Repubblica Centrafricana, stanno sempre più incentivando l’impiego delle criptovalute senza tuttavia strutturare regolamenti stringenti. Dall’altro lato, invece, altri paesi ne vietano a priori l’impiego. Le criptovalute, in quanto strumento digitale e disintermediato, richiederebbero un approccio continentale che possa andare oltre i particolarismi nazionali.

Infine, in alcuni paesi del continente africano, un ulteriore elemento di complessità è dato dalla presenza di radicati network criminali, paramilitari e di matrice terroristica che già da diversi anni sfruttano la tecnologia alla base delle criptovalute (blockchain) per finanziare le proprie attività. In quest’ottica, fintanto che non saranno definiti norme e processi specifici, paesi come la Nigeria o il Kenya potrebbero adottare politiche sempre più stringenti riguardo le criptovalute per ridurre il rischio di un impiego delle stesse nella variegata galassia dei finanziamenti a formazioni illecite ed eversive.

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