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Euro digitale: l’Europa apre la strada alla nuova sovranità monetaria

di
Gabriele Cicerchia

La sovranità monetaria nell’era digitale

Per decenni la sovranità monetaria è stata misurata in base alla capacità di uno Stato di emettere moneta. Oggi, nell’economia digitale, quella definizione non è più sufficiente. Il vero potere risiede sempre più nel controllo delle infrastrutture attraverso cui la moneta circola: sistemi di pagamento, reti digitali, piattaforme finanziarie e dati. Chi governa questi snodi non controlla soltanto le transazioni economiche, ma esercita un’influenza crescente sulla sicurezza, sull’autonomia strategica e sulla competitività delle economie.

È in questa prospettiva che va letto il voto con cui il Parlamento europeo ha approvato il mandato negoziale sul regolamento che istituirà l’euro digitale. Ben oltre l’introduzione di un nuovo strumento di pagamento, Strasburgo ha compiuto una scelta che riflette una diversa concezione della sovranità europea nell’era della geoeconomia. Per la prima volta, l’assemblea elettiva riconosce esplicitamente che anche la moneta digitale costituisce un’infrastruttura strategica, destinata a incidere sugli equilibri economici e geopolitici dei prossimi decenni.

Il voto di Strasburgo e l’avvio dei triloghi

Il voto apre formalmente la fase dei triloghi con il Consiglio e la Commissione europea e rappresenta il passaggio politico più importante dall’avvio del progetto nel 2023. Non è ancora l’approvazione definitiva della moneta digitale, ma segna il passaggio da un’iniziativa prevalentemente tecnica della Banca centrale europea a una vera e propria scelta politica dell’Unione. Da questo momento, il dibattito non riguarda più soltanto l’innovazione dei pagamenti, ma investe temi ben più ampi: la sovranità monetaria, l’autonomia strategica europea e il controllo delle infrastrutture finanziarie nell’era digitale.

L’accelerazione è evidente. I triloghi tra Parlamento, Consiglio e Commissione inizieranno già nei prossimi giorni, con l’obiettivo dichiarato di approvare definitivamente il regolamento entro la fine del 2026. Se il calendario sarà rispettato, la BCE potrà avviare nel 2027 il programma pilota destinato a testare il funzionamento operativo dell’euro digitale, mentre il possibile lancio definitivo rimane orientativamente previsto intorno al 2029.

Euro digitale: le banche italiane ed europee si preparano alla sperimentazione

Le indiscrezioni provenienti dall’Eurosistema confermano che il progetto è ormai entrato nella sua fase concreta. Oltre cinquanta banche europee hanno già presentato domanda per partecipare alla sperimentazione predisposta dalla BCE, tra cui sette istituti italiani. Francoforte dovrebbe selezionarne circa quaranta. È un dato che testimonia come anche il settore bancario, pur avendo espresso numerose riserve durante il negoziato, consideri ormai l’introduzione dell’euro digitale uno scenario realistico con cui prepararsi a convivere.

Non solo pagamenti: una questione di autonomia strategica

Ridurre l’euro digitale a una semplice innovazione dei pagamenti sarebbe un errore di prospettiva. In gioco non vi è soltanto la modernizzazione degli strumenti di pagamento, ma la capacità dell’Unione europea di continuare a esercitare una funzione sovrana in uno degli snodi essenziali dell’economia digitale.

Il vero significato politico del voto di Strasburgo emerge soltanto se inserito nella più ampia trasformazione geopolitica dell’economia mondiale. Negli ultimi anni la competizione internazionale si è progressivamente spostata dal controllo dei territori al controllo delle infrastrutture dell’interdipendenza: porti, cavi sottomarini, semiconduttori, reti energetiche, piattaforme digitali e sistemi di pagamento sono diventati gli snodi attraverso cui si esercita il potere economico del XXI secolo.

La dipendenza europea dai circuiti di pagamento internazionali

Anche le infrastrutture finanziarie rientrano pienamente in questa nuova geografia del potere. Oggi una parte rilevante dei pagamenti elettronici effettuati nell’Unione europea viene elaborata attraverso circuiti internazionali controllati da operatori statunitensi, come Visa, Mastercard e PayPal. In molti Stati membri non esistono più circuiti nazionali realmente autonomi, mentre i flussi informativi e finanziari transitano quotidianamente su piattaforme extraeuropee.

Ciò significa che una funzione essenziale dell’economia europea dipende da infrastrutture sulle quali l’Unione esercita un controllo limitato. Non è soltanto una questione di concorrenza o di costi delle transazioni. Ogni pagamento genera dati, relazioni economiche e capacità di influenza. Chi governa le reti dei pagamenti esercita, oggi, di fatto, una parte importante del potere economico.

L’obiettivo dell’Unione non è sostituire gli operatori privati né chiudersi ai mercati internazionali, ma garantire che un’infrastruttura essenziale per il funzionamento dell’economia europea non dipenda esclusivamente da decisioni assunte al di fuori dello spazio giuridico e politico dell’Unione stessa. È questa la logica dell’autonomia strategica europea: ridurre le vulnerabilità senza rinunciare all’apertura dei mercati.

L’euro digitale nasce precisamente con questo obiettivo: rafforzare la capacità dell’Europa di presidiare uno degli snodi fondamentali dell’economia digitale. La necessità di una maggiore autonomia nei pagamenti emerge con ancora maggiore evidenza osservando i dati della Banca centrale europea. Secondo l’ultimo studio SPACE 2024, l’uso del contante continua a diminuire: rappresenta ormai il 52% delle transazioni nei punti vendita, mentre le carte hanno superato il contante in termini di valore delle operazioni. Parallelamente, la BCE evidenzia che circa il 61% dei pagamenti con carta nell’area euro viene elaborato attraverso circuiti internazionali e che tredici Paesi dell’Eurozona dipendono esclusivamente da operatori non europei per i pagamenti elettronici. In un’economia sempre più digitale, la questione va ben oltre l’efficienza dei pagamenti e tocca il controllo di un’infrastruttura strategica sulla quale transitano quotidianamente dati, flussi finanziari e informazioni economiche.

Euro digitale e contante: nessuna sostituzione

Uno dei principali equivoci che hanno accompagnato il dibattito riguarda il rapporto tra euro digitale e contante. Il progetto non prevede l’eliminazione delle banconote e delle monete. Al contrario, il regolamento ribadisce che il contante continuerà a mantenere il proprio corso legale e resterà pienamente disponibile. L’euro digitale rappresenterà una forma aggiuntiva di moneta della banca centrale, destinata ad affiancare il contante nell’economia digitale.

In altri termini, i cittadini potranno continuare a pagare in contanti, ma avranno anche la possibilità di utilizzare una “banconota digitale” emessa direttamente dalla BCE, garantita dallo stesso livello di sicurezza della moneta fisica e accessibile attraverso banche e prestatori di servizi di pagamento. Come ogni forma di moneta della banca centrale, anche l’euro digitale trae il proprio valore non dalla tecnologia che lo rende possibile, ma dalla fiducia istituzionale che lo sostiene. È proprio questa fiducia a distinguere una valuta pubblica dalle numerose soluzioni private attualmente disponibili. Per questo la competizione internazionale riguarda anche la capacità di offerta di infrastrutture monetarie digitali affidabili, sicure e universalmente accettate. Il Parlamento europeo ha inoltre respinto le proposte che avrebbero limitato il nuovo strumento esclusivamente ai pagamenti offline, confermando l’impostazione sostenuta dalla BCE: l’euro digitale dovrà poter funzionare sia online sia offline, con un elevato livello di tutela della privacy, la possibilità di effettuare pagamenti anche in assenza di connessione Internet e servizi essenziali gratuiti per i cittadini.

La competizione globale: Cina, Stati Uniti e stablecoin

La decisione europea va letta anche alla luce di quanto sta accadendo nel resto del mondo. La Cina ha ormai avviato da anni la sperimentazione dello yuan digitale, coinvolgendo milioni di cittadini e migliaia di imprese. Negli Stati Uniti il dibattito sulle valute digitali procede in modo più frammentato, mentre si rafforza il peso delle stablecoin private denominate in dollari, sempre più utilizzate nei pagamenti internazionali e nella finanza digitale. La competizione riguarda da una parte quale tecnologia prevarrà e, allo stesso tempo, quale moneta continuerà a occupare una posizione dominante nell’economia globale.

L’euro digitale rappresenta dunque anche uno strumento di tutela del ruolo internazionale dell’euro. Se l’economia mondiale dovesse progressivamente spostarsi verso sistemi di pagamento digitali basati su valute pubbliche o private, l’assenza di un’infrastruttura europea rischierebbe di aumentare ulteriormente la dipendenza dell’Unione da soggetti esterni.

A rendere ancora più urgente il progetto contribuisce la rapidissima crescita delle stablecoin private denominate in dollari. Negli ultimi mesi la stessa Banca centrale europea ha più volte richiamato il rischio che strumenti emessi da operatori privati possano consolidare ulteriormente il predominio internazionale del dollaro anche nell’economia digitale. La Presidente della BCE, Christine Lagarde, e il membro del Comitato esecutivo Piero Cipollone hanno definito questa fase un vero e proprio «momento euro», sostenendo che l’Unione non possa permettersi di perdere anche il controllo dell’infrastruttura monetaria digitale, dopo aver già accumulato un significativo ritardo nello sviluppo delle grandi piattaforme tecnologiche globali.

L’accelerazione europea avviene inoltre mentre numerose economie emergenti, in particolare all’interno dei BRICS+, stanno sviluppando sistemi di pagamento alternativi e sperimentando nuovi strumenti per ridurre la dipendenza dalle infrastrutture finanziarie occidentali. Pur perseguendo obiettivi differenti, tutte queste iniziative riflettono una medesima tendenza: la competizione geopolitica si sta progressivamente spostando anche sul terreno della moneta digitale e delle infrastrutture attraverso cui essa circola.

Le questioni ancora aperte nel negoziato

Naturalmente il percorso verso l’euro digitale non è concluso. Il negoziato dovrà ancora affrontare alcune delle questioni più sensibili. Tra queste, il limite massimo di euro digitali detenibili da ciascun cittadino, pensato per evitare che consistenti trasferimenti di depositi verso la BCE possano compromettere la raccolta bancaria e la capacità di finanziare l’economia reale.

Rimangono inoltre aperti i temi della tutela della privacy, della prevenzione del riciclaggio, delle commissioni applicabili agli esercenti e della governance complessiva del sistema. Sono questioni tecnicamente complesse, ma destinate ad avere profonde implicazioni economiche e politiche.

Verso il 2029: le prossime tappe verso l’euro digitale

L’approvazione parlamentare coincide inoltre con l’ingresso del progetto nella sua fase più concreta. La BCE prevede una sperimentazione di dodici mesi a partire dal secondo semestre del 2027, coinvolgendo banche, prestatori di servizi di pagamento, esercenti e consumatori. L’obiettivo dell’Eurosistema è arrivare tecnicamente pronto a una prima emissione dell’euro digitale nel 2029, subordinatamente all’approvazione definitiva del regolamento nel corso del 2026. Le oltre cinquanta candidature già presentate dagli istituti bancari europei dimostrano che il progetto non è più una semplice ipotesi di lavoro, ma una trasformazione alla quale il sistema finanziario sta concretamente iniziando ad adattarsi.

La sovranità monetaria nell’era dell’interdipendenza

Se nel Novecento la sovranità monetaria coincideva principalmente con il potere di emettere valuta, nel XXI secolo essa dipende sempre più dalla capacità di governare le reti attraverso cui quella valuta viene trasferita. Porti, cavi sottomarini, semiconduttori, data center e sistemi di pagamento appartengono ormai alla stessa categoria strategica: quella degli snodi dell’interdipendenza.

Il voto di Strasburgo dimostra che l’Europa ha finalmente preso coscienza di questa trasformazione. Nell’era dell’interdipendenza governata, la sovranità non consiste nell’isolarsi dalle reti globali, ma nel controllare gli snodi attraverso cui esse funzionano. L’euro digitale rappresenta la traduzione monetaria di questa nuova concezione del potere: uno strumento con cui l’Unione europea cerca di preservare la propria autonomia strategica e il ruolo internazionale dell’euro in un sistema economico sempre più fondato sulle infrastrutture digitali.

Nel XXI secolo la sovranità monetaria dipenderà sempre più dalla capacità di governare le reti attraverso cui essa viene trasferita. È su questo terreno che si giocherà una parte decisiva della competizione economica e geopolitica dei prossimi decenni.

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