La lettura della condizione economica delle famiglie italiane nel 2026 richiede di tenere insieme due segnali apparentemente contraddittori: l’economia cresce ‒ seppur entro margini moderati ‒ e la pressione inflativa è in riduzione rispetto al biennio 2022-2023, fattori che dovrebbero far pensare ad un lento miglioramento del benessere dei cittadini, ma la debolezza della crescita, l’erosione accumulata del potere d’acquisto e l’incertezza sul futuro continuano ad incidere sulla percezione di sicurezza economica e sulle difficoltà finanziarie.
Muovendo da questa riflessione, l’Eurispes torna a sondare il rapporto tra i cittadini italiani e l’andamento dell’economia, sia a livello nazionale sia nella sfera personale e familiare. Il quadro che emerge dall’indagine, pubblicata a maggio del 2026, non racconta di famiglie travolte da una nuova ondata di crisi acuta, ma descrive piuttosto un Paese che convive ormai da anni con una vulnerabilità economica diventata quasi strutturale. Accanto a qualche segnale di alleggerimento su alcune voci di spesa, restano la difficoltà a far quadrare i bilanci familiari, una capacità di risparmio limitata e un diffuso senso di incertezza sul futuro, sia individuale che collettivo.
Più di un italiano su due giudica l’economia peggiorata, ma i numeri non si discostano dal 2025
Secondo la rilevazione, il 57,3% degli italiani ritiene che l’economia del nostro Paese sia peggiorata nell’ultimo anno: il 27% parla di un peggioramento netto, il 30,3% di un peggioramento lieve. Il 17,2% indica una situazione stabile, mentre appena il 9,2% (ovvero meno di un cittadino su dieci) registra un miglioramento. Non trascurabile la quota di chi non si esprime, pari al 16,3%. Rispetto al 2025, si registrano scostamenti minimi nei valori rilevati: le valutazioni negative crescono di 1,6 punti percentuali, quelle di stabilità calano di quasi tre punti, mentre le percezioni di miglioramento scendono dello 0,5%.
A livello territoriale, sono il Sud e il Centro Italia le aree dove la percezione di deterioramento economico è più diffusa
Guardando alla serie storica, il livello attuale di pessimismo resta comunque inferiore al picco toccato nel 2021, il primo anno in cui si sono manifestati gli effetti economici della pandemia. Quello che emerge dagli ultimi anni sembra essere piuttosto un fenomeno diverso: non un crollo improvviso come quello registrato allora, ma un peggioramento costante e progressivo, che sta assumendo i tratti di una nuova normalità percettiva. Fino al 2020, invece, a prevalere erano i giudizi di stabilità, con una distribuzione più equilibrata tra valutazioni positive e negative, pur con un orientamento già sbilanciato verso il pessimismo. A livello territoriale, sono il Sud (65,6%) e il Centro Italia (61,8%) le aree dove la percezione di deterioramento economico è più diffusa. Il Nord-Est si distingue invece come l’unica macroarea del Paese in cui meno della metà della popolazione (49,7%) segnala un peggioramento.
Economia, le aspettative sui prossimi 12 mesi peggiorano nettamente
Se il giudizio sul presente resta stabile rispetto al 2025, le aspettative per il futuro raccontano una relatà diversa. Il 47,8% dei cittadini si aspetta un ulteriore peggioramento dell’economia nei prossimi dodici mesi, con un balzo di 11,1 punti percentuali rispetto allo scorso anno. Solo l’8,6% (in calo dello 0,9%) crede in un miglioramento, mentre il 23,4% pensa che la situazione resterà stabile. Anche in questo caso è elevata la quota di chi non risponde, pari al 20,2%. Questo aumento significativo del pessimismo sul futuro va letto alla luce del contesto internazionale segnato dall’escalation del conflitto in Medio Oriente e dalla crisi energetica in corso: gli italiani starebbero già scontando nelle proprie aspettative le possibili ricadute economiche della guerra in Iran e dei rincari dell’energia.
La situazione economica personale resta prevalentemente stabile
Diverso il discorso quando si guarda alla sfera personale e familiare. Il 42,1% degli italiani dichiara che la propria situazione economica nell’ultimo anno è rimasta sostanzialmente invariata. Il 36,9% segnala invece un peggioramento (12,7% “molto”, 24,2% “lievemente”), mentre solo il 10,7% ha visto migliorare le proprie finanze (7,6% lievemente, 3,1% in modo significativo). Anche su questo fronte emergono forti differenze territoriali: il deterioramento della condizione economica familiare è particolarmente marcato nelle Isole (45,1% complessivo) e al Sud (41%), mentre la stabilità economica è indicata soprattutto da chi vive nelle regioni del Centro (46,1%) e del Nord Italia (43,5% al Nord-Ovest, 42,9% al Nord-Est).
La situazione economica mostra una tenuta relativa, con quasi un italiano su due che la definisce invariata, ma sul futuro prevale il pessimismo
Il Paese sembra dunque in bilico: da un lato il giudizio sull’economia nazionale resta negativo per la maggioranza dei cittadini, con un’inedita impennata del pessimismo verso il futuro legata alle tensioni internazionali e alla crisi energetica; dall’altro, la situazione economica personale e familiare mostra una tenuta relativa, con quasi un italiano su due che la definisce invariata. Più che una nuova emergenza, i dati fotografano quindi una fragilità economica ormai cronicizzata, in cui le famiglie italiane continuano a destreggiarsi senza un vero crollo della situazione, ma anche senza segnali concreti di ripresa.

