In Europa l’insicurezza alimentare non assume quasi mai la forma della mancanza di cibo, ma quella dell’impossibilità di accedere a una dieta adeguata e sana. È la chiave di lettura che attraversa i dati del Rapporto SOFI 2026 e delle statistiche europee e nazionali: livelli complessivi tra i più bassi al mondo, che convivono però con sacche di vulnerabilità concentrate in specifici paesi, gruppi sociali e territori.
La sicurezza alimentare in Europa
L’Europa è tra le aree del mondo meno colpite dall’insicurezza alimentare: nel 2025, secondo il SOFI 2026, ne soffre l’8,7% della popolazione di Nord America ed Europa considerate insieme, il livello più basso al mondo, con valori che in Europa vanno dal 6,1% dell’Europa meridionale all’8,5% di quella orientale (nel 2024 il dato europeo era del 6,8%). Ma il dato complessivo cela l’esistenza di ampie sacche di vulnerabilità concentrate soprattutto in alcuni paesi. Il 6,3% della popolazione europea vive infatti in condizioni di grave deprivazione materiale e sociale (6,4% nel 2024) e l’8,5% non può permettersi un pasto con carne, pesce o equivalente vegetariano a giorni alterni, dato stabile anche nel 2025. Secondo i dati Eurostat, la percentuale raggiunge il 19,4% tra le persone a rischio povertà, con concentrazioni elevate in Slovacchia 39,8%, Bulgaria 37,7%, Ungheria 37,3% (Eurostat, 2024).
L’inflazione alimentare, scoppiata a seguito della guerra russo-ucraina, ha rappresentato uno dei principali rivelatori delle fragilità latenti dei sistemi alimentari europei. La Commissione europea ha osservato un cambiamento nelle abitudini alimentari dei cittadini europei nello spostamento verso prodotti a basso costo e sempre più di importazione. Anche la domanda di aiuto alimentare resta elevata: nel 2023 oltre 12,7 milioni di persone hanno ricevuto assistenza attraverso la rete europea delle banche alimentari, con un incremento di 300.000 unità rispetto al 2022, e secondo la FEBA nel 2025 sono state oltre 13 milioni (circa 12,2 milioni nel 2024).
La questione climatica resta una delle principali minacce per la sicurezza alimentare europea con impatti differenziati fra gli Stati del Sud ‒ colpiti da periodi di siccità e ondate di calore ‒ e il resto del continente, più esposto ad alluvioni; in entrambi i casi, il risultato è la perdita di interi raccolti.
La situazione in Italia
L’Italia è uno dei principali sistemi agroalimentari d’Europa con una produzione riconosciuta a livello internazionale per l’alta qualità del Made in Italy, un forte radicamento territoriale e un export agroalimentare che nel 2025 ha sfiorato i 73 miliardi di euro (Coldiretti su dati Istat; 69,1 miliardi nel 2024), ma presenta forti vulnerabilità sul piano della povertà e difficoltà di accesso a una dieta adeguata.
La quota di popolazione che dichiara di non avere risorse sufficienti per acquistare il cibo necessario si è ridotta (dall’8,9% nel 2014 al 2,7% nel 2024, dato che sale al 4,3% nel Mezzogiorno). Dopo essere salita dall’8,4% del 2023 al 9,9% del 2024, la popolazione che non può permettersi un’adeguata alimentazione – misurata dall’impossibilità di sostenere un pasto proteico a giorni alterni – è scesa al 9,3% nel 2025 (circa 5,4 milioni di persone), con un valore particolarmente elevato nel Mezzogiorno (13,2%). Secondo la scala FIES, l’insicurezza alimentare moderata o grave riguarda nel 2025 il 2,2% della popolazione, tornando al livello del 2022 (2,9% nel Mezzogiorno). L’incidenza resta nettamente superiore in alcune fasce di popolazione (dati 2024): nelle aree rurali (12,5%), fra i giovani adulti under 35 che vivono da soli (17,8%), famiglie monogenitoriali (13,6%), bassa istruzione (13,7%) e stranieri (17,9%).
In Italia, come in tutti gli altri paesi ad alto reddito, la vulnerabilità sociale coesiste con sovralimentazione e squilibri alimentari: nel 2025 il 46,4% della popolazione adulta era in eccesso di peso (34,8% in sovrappeso e 11,6% obeso), valore stabile negli ultimi anni (dati Istat). Nel 2023 risultava in sovrappeso il 19% dei bambini di 8-9 anni e obeso il 9,8%; nel 2025 il 31,1% dei bambini di 3-5 anni è in eccesso di peso, in lieve miglioramento, e la quota raggiunge il 26% nella fascia 3-17 anni. Infine, nel nostro Paese il rapido invecchiamento demografico impone di pensare la sicurezza alimentare anche in questa prospettiva.
L’accesso al cibo è il problema dell’Europa
I dati raccontano un’Europa in cui il problema alimentare non è la scarsità, ma l’accesso: livelli complessivi di insicurezza tra i più bassi al mondo convivono con quote di cittadini che non riescono a permettersi un pasto adeguato, con divari che vanno dal 3,5% di Cipro al 39,8% della Slovacchia tra le persone a rischio povertà. La domanda di aiuto alimentare, ancora in crescita nella rete delle banche alimentari, conferma che l’inflazione ha lasciato un’eredità di fragilità.
L’Italia riassume questa doppia natura: un sistema agroalimentare di eccellenza e in espansione, un lieve miglioramento nel 2025 dell’accesso a un pasto proteico, ma divari territoriali e sociali ancora marcati, soprattutto nel Mezzogiorno, fra i giovani che vivono soli e tra gli stranieri. A questa vulnerabilità si somma la crescita del sovrappeso e dell’obesità, che colpisce già l’infanzia. La sicurezza alimentare, in un paese ad alto reddito, riguarda dunque insieme reddito, qualità della dieta e demografia.
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