Economia

Da Napoli a Gioia Tauro, via alle Zone Speciali per far decollare il Sud

188

È un acronimo che sa di esotico, sconosciuto alla stragrande maggioranza degli italiani. ZES, ovvero Zone Economiche Speciali, aree geograficamente limitate, con un regime amministrativo, economico e fiscale di favore. La loro fioritura è decisiva per il decollo di molti poli del nostro Mezzogiorno, ma non solo. E, una volta tanto, il nostro Governo ha battuto sul tempo tutti gli altri: siamo il primo Paese dell’Europa comunitaria, e in assoluto dell’Europa Occidentale, ad averle introdotte, con due decreti della Presidenza del Consiglio firmati l’11 maggio scorso, che interessano aree portuali e retroportuali di Calabria e Campania, Gioia Tauro e Napoli in testa. Di ZES parliamo con la più alta autorità nazionale e addirittura una delle più importanti a livello internazionale in materia, l’avvocato Maurizio D’Amico, Segretario Generale dell’Advisory Board della Femoza, la Federazione Mondiale delle Zone Franche e delle Zone Economiche Speciali, con sede a Ginevra.

Avvocato D’Amico, che cosa sono, in poche parole, le ZES?
Aree con un’estensione generalmente maggiore di una Zona Franca doganale, nelle quali vigono leggi più liberali di quelle del paese ospitante. Godono di un particolare regime doganale (se all’interno del loro perimetro sono istituite con norme statali zone franche doganali), di esenzioni fiscali, agevolazioni amministrative e anche infrastrutturali, nonché di prestazione di servizi a favore delle imprese. Al mondo, è la Cina il paese di gran lunga leader nelle ZES. Dobbiamo considerare che ormai più del 25 per cento del commercio mondiale si svolge attraverso Zone Speciali intese in senso lato.

Ma legalizzarle, in Italia e in Europa, non costituisce una violazione della concorrenza, un aiuto di Stato?
No. Intanto, fra tutte le agevolazioni previste nelle ZES, la questione può essere sollevata solo su quelle fiscali. Ma il Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, all’articolo 107 le rende possibili, per esempio quando siano finalizzate «a favorire lo sviluppo economico delle regioni ove il tenore di vita è anormalmente basso o si registra una grave forma di sottoccupazione». Paesi come la Polonia, la Lituania, la Lettonia sono stati fortemente aiutati da queste deroghe. La Polonia, in particolare, è riuscita ad ottenere l’autorizzazione a mantenere tale tipologia di agevolazioni fino al 2026 per 14 zone economiche speciali.

In Italia sono in condizione di ritardo economico le aree del Mezzogiorno. Ma come si è arrivati a varare le ZES?
Sono rimasto sorpreso dalla velocità dell’intervento. Dalle prime riunioni tecniche del 2016, alle quali ho partecipato a Palazzo Chigi, in meno di due anni sì è giunti alla legge n.123/2017, contenente “Disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno” e, adesso, ai due primi decreti attuativi della Presidenza del Consiglio, che riguardano Calabria e Campania. Verranno poi interessate le altre Regioni del Sud, e anche l’Abruzzo e il Molise, definite Regioni in transizione.

Quali sono le ZES prescelte per Campania e Calabria?
La condizione era che le ZES comprendessero almeno un’area portuale, collegata alla rete transeuropea dei trasporti. Oltre alle aree portuali, quelle retroportuali, anche di carattere produttivo, gli aeroporti e gli interporti. Non possono invece essere comprese le aree residenziali. Da Napoli a Salerno, da Battipaglia a Castellammare di Stabia e, naturalmente, a Gioia Tauro. Ogni Regione ha un limite massimo di superficie in ettari, dove poter inserire le ZES.

Ma in che cosa consistono le agevolazioni approvate? E sono adeguate?
Accanto alle procedure semplificate e a regimi procedimentali speciali, alle agevolazioni infrastrutturali, dal punto di vista fiscale è previsto il credito di imposta, accordato a chi investe nella zona, in relazione al costo dei beni strumentali acquistati fino al 31 dicembre 2020 per progetti, ciascuno, fino a 50 milioni di euro. È già qualcosa, ma per aumentare in quelle aree la capacità di attrazione degli investimenti diretti esteri, sarebbe stato auspicabile introdurre incentivi fiscali ancor più marcati: non crediti, che impongono un pagamento anticipato e prevedono poi una restituzione cronologicamente dilazionata, ma agevolazioni ed esenzioni vere e proprie. D’altra parte, il nuovo bilancio pluriennale dell’Unione, 2021-2027, imporrà modifiche e magari sarà l’occasione per intervenire nuovamente sul piano normativo.

A proposito di porti, è un autentico paradosso che il 40 per cento delle navi che attraversano Suez preferiscano Rotterdam ai più vicini scali italiani. Perdiamo milioni di contributi e di fatturato ogni anno.  Con le ZES qualcosa potrà cambiare?
L’obiettivo è proprio questo: creare quelle infrastrutture, quei collegamenti stradali, autostradali, ferroviari, quelle piattaforme logistiche che rendano competitivi i nostri porti. La Cina, dicevo, è nettamente il paese guida, e nel 2013 ha varato il progetto One Belt One Road, anche noto coma “Nuova Via della Seta” che attraverso una rete di infrastrutture di trasporto e di comunicazione influenzerà i flussi commerciali, finanziari e culturali tra l’Europa e l’Estremo Oriente per almeno i prossimi cinquant’anni: dobbiamo assolutamente essere della partita. Lo scorso anno il premier Gentiloni ha indicato alle autorità cinesi, in occasione dell’OBOR Summit di Pechino, i porti di Trieste, Venezia e Genova, in nessuno dei quali sono attualmente presenti agevolazioni assimilabili a quelle previste nelle ZES, con la sola eccezione delle agevolazioni doganali a vantaggio del porto franco friulano. Considerato che la maggior parte delle merci originarie dall’Estremo Oriente sono prodotte o provengono da ZES, per fare in modo che a destinazione trovino analoghi regimi con agevolazioni business oriented, forse sarebbe il caso di correre ai ripari perché i cinesi ci mettono poco a cambiare strada, e occorrerebbe fare in modo di coinvolgere nel progetto anche i porti meridionali.

Ma non è una follia aver perso tanti anni, anzi lustri, decenni, segnando così l’arretramento del Mezzogiorno?
Certo che lo è, e speriamo adesso in un recupero di attenzione, di interventi, di efficienza, che deve coinvolgere le Regioni meridionali. Ma dico di più: il nuovo Governo, quando potrà finalmente diventare operativo, dovrà utilizzare le ZES secondo una loro ulteriore funzione già sperimentata con successo all’estero, ossia come una sorta di laboratori sperimentali di politiche innovative in campo economico, finanziario e commerciale, per esempio agevolando il mercato del lavoro, attirando investimenti per insediamenti industriali ecosostenibili, come tali più costosi, ecc. E, una volta tarati gli interventi, estenderli al resto del Paese. Insomma, sembrano questi gli àmbiti ideali per realizzare la concertazione fra la politica ed il mercato.

Ultime notizie
Economia

Eurispes, Fara: “Lo Stato torni proprietario e gestore delle grandi infrastrutture del paese”

"Autostrade, telecomunicazioni, energia, porti e grande logistica: dopo gli anni delle privatizzazioni per fare cassa, il Paese deve tornare proprietario e gestore delle grandi infrastrutture e dire basta allo shopping delle multinazionali straniere"
di redazione
Il punto

Per rimettere in corsa l’Italia, veloci pit stop, non megariforme

È la mancanza di infrastrutture il primo freno alla crescita del Paese. Lo Stato spende meno di 20 miliardi di euro l’anno,...
di Corrado Giustiniani
International

Così la “Fortezza Europa” avalla i respingimenti in mare

Negli ultimi anni l’Unione europea è stata protagonista di una gestione sempre più securitaria dei flussi migratori che hanno investito il proprio territorio. La tesi viene spiegat in un saggio di Marco Omizzolo e Pina Sodano, presentato a Wocmes 2018, Congresso mondiale di studi mediorientali.
di Marco Omizzolo
International

Proposta shock: “Il voto ‘ignorante’ valga meno di quello informato”

Il suffragio universale? Sopravvalutato. Il voto ‘ignorante’ valga meno di quello ‘informato’. Il voto ponderato é la proposta di Dambisa Moyo, una importante economista americana, originaria dello Zambia, autrice del libro Edge of chaos
di Alfonso Lo Sardo
Sondaggi & Ricerche

Con un animale in casa, niente viaggio per la metà dei padroni

Nell’ultimo anno oltre 2 italiani su 10 hanno confessato di aver speso di più per viaggi e vacanze, nonostante la crisi non sia ancora del tutto superata. Ma l'amore per i propri animali e la paura del terrorismo frenano la voglia di viaggi.
di redazione
Salute

Il Piano Sanità del ministro Grillo: più fondi e meno liste d’attesa

Sanità e salute: il neo ministro Giulia Grillo ha illustrato le linne programmatiche del suo mandato. Vaccini, risorse per la sanità, liste d’attesa da ridurre e aumento della trasparenza.
di redazione
Ambiente

Porto Hub di Palermo. “Piano ecosostenibile da 435.000 posti”

Un nuovo porto Hub a Palermo: è il progetto dell’Eurispes, presentato a palazzo d’Orleans, sede della presidenza della Regione. Tutti i dettagli
di Alfonso Lo Sardo
Intervista

Educazione civica nelle scuole, Bruno Assumma: “Magistra vitae”

"L'educazione civica la personalità deve servire a stimolare una visione della vita e un "modus operandi" nella società", sostiene il professor Assumma.
di Valentina Renzopaoli
Intervista

Stefano Molina: «Educazione civica mirata allo sviluppo sostenibile»

Educazione civica nelle scuole: "Sì all'insegnamento dell'educazione civica, no al voto. La cittadinanza globale non è istruzione, ma educazione", sostiene Stefano Molina della Fondazione Agnelli
di Corrado Giustiniani
Intervista

Romeo (Lega): «La difesa deve essere legittima sempre»

Legittima difesa: "Se una persona sa che svaligiando una casa la farà sempre franca, non avrà nessun incentivo a smettere di delinquere". Il dibattito prosegue con l'opinione di Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato.
di Corrado Giustiniani