HomeApprofondimentiFederalismo fiscale in dirittura d’arrivo?

Federalismo fiscale in dirittura d’arrivo?

di
Francesco Giulio Cuttaia

Nella seduta della Conferenza unificata (costituita dalla Conferenza Stato-Regioni e dalla Conferenza Stato-Città e Autonomie locali) del 28 luglio 2026 era stata sancita la mancata Intesa sullo schema di decreto legislativo recante “Disposizioni in materia di tributi regionali e locali e di federalismo fiscale regionale”, che il Governo aveva predisposto nell’esercizio della delega contenuta nella legge 9 agosto 2023, n.111, per l’attuazione della riforma fiscale in senso federalista.

Manca l’unanimità sull’Intesa 

L’unanimità, infatti, non veniva raggiunta a causa della contrarietà espressa dalle Regioni Campania, Emilia-Romagna, Puglia, Toscana, Sardegna, alla quale si aggiungevano le mancate Intese da parte dell’Anci (dovuta soprattutto alle criticità rilevate in tema di trasporto pubblico locale) e dall’Upi (per la rilevata assenza di una compartecipazione effettiva e dinamica da parte delle Province all’Irpef e per alcuni profili riguardanti imposte provinciali).

I pilastri del federalismo fiscale

Tuttavia, il Governo, avvalendosi dei poteri riconosciutigli dalla normativa vigente, nella quasi imminenza della scadenza della delega legislativa (prevista per il prossimo 29 agosto), ha ritenuto di andare comunque avanti, approvando, nella seduta del Consiglio dei Ministri del 4 agosto scorso, il decreto legislativo sul federalismo fiscale, il cui assetto si basa su alcuni principi fondamentali, quali:

  • l’assolutezza del vincolo dell’invarianza finanziaria (quindi, non possono essere introdotti nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, che si ripercuoterebbero inevitabilmente sui contribuenti);
  • il riconoscimento alle Regioni di una compartecipazione all’Irpef per complessivi 5,828 miliardi di euro; 
  • il riconoscimento alle Province di una compartecipazione all’Irpef pari, per il prossimo anno, a 1,802 miliardi di euro (con previsione di incrementi successivi fino a 2,111 miliardi a partire dal 2030);
  • la razionalizzazione del regime sanzionatorio per tributi regionali e locali (con conseguente riduzione dei relativi importi e previsione di facilitazioni per i cittadini sanzionati in caso di pagamenti celeri).

L’approvazione del testo di decreto legislativo da parte del Governo ha tenuto conto dei pareri espressi dalla competenti Commissioni parlamentari.

Perplessità a auspici sull’impianto del federalismo fiscale 

Per quanto riguarda l’aspetto centrale della riforma, riguardante la compartecipazione all’Irpef da attuarsi a costo zero, si tratta praticamente di assegnazioni (a Regioni e Province) di quote di Irpef che assorbono completamente i trasferimenti tuttora in essere, i quali pertanto vengono cancellati.

Proprio questo costituisce l’aspetto che ha suscitato le maggiori perplessità da parte degli enti territoriali (anche quelli che si sono espressi a favore dell’Intesa) i quali auspicano che si realizzi una compartecipazione dinamica, lamentando tuttora «alcuni aspetti di importanti preoccupazioni» (come rilevato dalla Conferenza delle Regioni). 

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