La nuova classificazione dei Comuni montani in Gazzetta Ufficiale
Nei giorni scorsi è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il regolamento recante “I criteri per la classificazione dei Comuni montani, in attuazione dell’articolo 2, comma 1, della legge 12 settembre 2025, n.131”.
I tempi di emanazione, con apposito Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, sono stati sostanzialmente brevi, atteso che il relativo schema era stato deliberato in Consiglio dei Ministri il 18 febbraio scorso.
Criteri della nuova classificazione dei Comuni montani
Complessivamente, vengono considerati montani 3.715 Comuni sulla base di cinque criteri alternativi:
- la sussistenza del 20% della superficie del territorio comunale al di sopra di 600 metri di altitudine s.l.m. e del 25% di pendenza superiore al 20%;
- l’altitudine media superiore a 350 metri s.l.m. e almeno 5% di territorio con pendenza superiore al 20%;
- altimetria media del territorio comunale pari o superiore a 400 metri s.l.m.;
- altitudine massima nel territorio comunale pari o superiore a 1200 metri s.l.m.;
- appartenenza del Comune alle cosiddette Province montane con altitudine media superiore a 300 metri s.l.m.
A tali criteri sono, inoltre, da aggiungere parametri suppletivi al fine di considerare la situazione peculiare di Comuni o gruppi di Comuni con altitudine media superiore a 200 metri s.l.m., ma interamente interclusi da Comuni montani (e/o da Stato estero).
La riduzione del numero dei Comuni montani: una sfida per il Governo
Nella sostanza, l’utilizzo dei nuovi criteri di individuazione ha consentito una riduzione – non consistente ma comunque significativa – del precedente numero dei Comuni montani di circa 400 unità, eliminando situazioni paradossali come quelle delle città di Roma e Bologna, oggettivamente prive degli svantaggi geografici che caratterizzano la montanità.
A parte tali casi estremi, la perdita della qualifica di montanità da parte di alcuni Comuni, i quali comunque presentano caratteristiche di fragilità, impegnerà il Governo – come dichiarato dal Ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli, in una informativa diramata qualche giorno dopo l’emanazione del D.P.C.M. – a individuare soluzioni condivise, soprattutto in tema di Pnrr e di politiche di coesione, «per affrontare tali criticità nella più corretta sede delle misure a favore delle aree interne».

