Un mare di sicurezza: la Guardia Costiera. Intervista al Comandante generale, Ammiraglio Giovanni Pettorino

La Guardia Costiera e la sicurezza del mare

Ben il 73,8% degli italiani ripone la propria fiducia nella Guardia Costiera. Un risultato importante che premia il costante lavoro svolto dal Corpo a salvaguardia del nostro territorio, sia per quanto riguarda la tutela marina e ambientale sia per gli aspetti legati alla sicurezza in mare.

La Guardia Costiera opera infatti lungo gli 8.000 km di costa del Paese con quasi 11.000 uomini e donne organizzati in 310 Comandi territoriali, chiamati ad assolvere compiti e responsabilità riconducibili agli usi civili e produttivi del mare ed alla vita marittima del Paese, e coordinati a livello regionale dalle Direzioni Marittime, e a livello centrale dal Comando Generale.

La rivista online dell’Eurispes incontra l’Ammiraglio Giovanni Pettorino, Comandante generale della Guardia Costiera, per approfondire, tramite una videointervista, la conoscenza delle peculiari attività del Corpo.

Ammiraglio Pettorino, il Rapporto Eurispes 2021 mette in risalto come gli italiani abbiano aumentato il loro apprezzamento per la Guardia Costiera. Quali sono le ragioni di un consenso crescente?

Vorrei innanzitutto ringraziare gli italiani che hanno riposto fiducia nella Guardia Costiera ma, soprattutto, vorrei ringraziare i 10.650 uomini e donne che con passione e dedizione hanno portato avanti il loro lavoro conquistando questa fiducia. Tale consenso discende dal fatto che da 156 anni accompagniamo tutte le attività che si svolgono sul mare, tutti coloro che sul mare lavorano o trascorrono il loro tempo libero. Abbiamo 288 presidî sul territorio che lavorano a contatto di tutte queste persone. Credo che sia proprio il contatto con l’Italia sul mare la base di questa fiducia.

 

I giovani, gli abitanti delle Isole danno un giudizio molto positivo sul lavoro svolto dalla Guardia Costiera. Siete diventati una specie di punto di riferimento.

Senz’altro, perché le Isole – come anche tutti i Comuni costieri – vivono sul mare e vivono spesso di mare, quasi tutti svolgono attività in qualche modo legate al mare. Per raggiungere un’isola bisogna prendere un traghetto e questo trasporto è anche assicurato attraverso i servizi che offre la capitaneria. Quando si vive su un’isola tutte le attività si svolgono in prossimità del mare, ed è lì che si colloca il lavoro delle capitanerie che con la loro attività, come dicevo prima, accompagnano tutti i servizi necessari. Le Isole, questo grande patrimonio, e gli 8mila chilometri di costa rappresentano i luoghi dove, ogni giorno, gli uomini e le donne della Guardia Costiera svolgono il loro lavoro, al servizio degli interessi marittimi e portuali del nostro Paese.

 

L’emergenza Covid-19 ha stravolto la convivenza sociale. Qual è stato il vostro contributo a sostegno delle esigenze dei cittadini?

Durante questo periodo abbiamo svolto una serie di attività a sostegno dell’economia e delle persone che hanno vissuto questo fenomeno inedito per la nostra civiltà moderna. Abbiamo assicurato che il trasporto marittimo – che nel nostro Paese è fondamentale, perché gran parte delle merci che importiamo e gran parte di quelle che esportiamo entra ed esce attraverso le navi – proseguisse, consentendo alle navi di continuare a navigare, ad entrare e usciere dai porti, attraverso la garanzia dei servizi indispensabili a queste attività. Lo abbiamo fatto assicurando non solo l’efficienza dei porti, ma anche lavorando sulle certificazioni dei marittimi e delle navi, in maniera tale da eliminare quelle difficoltà legate al rinnovo di questi certificati (che altrimenti avrebbero costretto queste unità o i marittimi ad interrompere le attività). È, questo, un lavoro che non si vede, ma di fondamentale importanza. Durante il lockdown, inoltre, abbiamo assicurato che tutte le navi da crociera che battono bandiera italiana potessero rientrare nel nostro Paese. Non è stato semplice, era il periodo più difficile dell’emergenza, durante il quale tutti avevano paura di queste navi, anche perché a bordo erano già scoppiati dei focolai di Covid-19. Abbiamo portato avanti questo lavoro anche grazie all’impegno del nostro Ministero e devo dire in maniera efficace, perché tutte le Unità hanno raggiunto i porti italiani. Con le nostre motovedette abbiamo trasportato sulle Isole e sui luoghi più difficili da raggiungere i presidî sanitari. In quest’ultimo periodo stiamo trasportando i medici della Marina Militare che effettuano, per rendere le Isole Covid-free, i vaccini direttamente in loco. È, dunque, un’attività continuativa, che prosegue proprio per assicurare che l’economia marittima, fondamentale per il nostro Paese, subisca il minor numero possibile di danni da queste limitazioni.

 

Il Rapporto Eurispes 2021 dedica una scheda fenomenologica speciale al tema delle migrazioni, ogni anno di grande rilevanza per le dinamiche sociali del Paese e spesso al centro del dibattito politico. Con che spirito è considerato questo fenomeno da chi, come la Guardia Costiera, per il suo ruolo tecnico vi si deve confrontare quotidianamente, in maniera operativa?

Il tema delle migrazioni e delle immigrazioni via mare è divisivo, perché non tutti hanno la stessa visione del fenomeno. È un tema che occupa il dibattito politico e le pagine dei giornali. Le convenzioni internazionali – la Convenzione di Amburgo in particolare – sul soccorso in mare, ma tutte le leggi del mare, dettano norme precise. Su quelle norme l’attività giornaliera della Guardia Costiera sviluppa le sue attività. Attività che rivestono un carattere obbligatorio e, spesso e volentieri, hanno anche risvolti umani, perché queste persone che tentano di raggiungere le nostre coste quasi sempre lo fanno con mezzi inadeguati, e quando questi non sono più sufficienti e le persone sono in mare c’è solo un obbligo, che è quello di prestare soccorso, di salvare vite. È un obbligo di legge, ma è anche un obbligo morale.

 

Tutela dell’ambiente, contrasto all’illegalità, sicurezza in mare: sono fondamentali per la ripresa economica del settore marittimo e non solo. La Guardia Costiera quali strategie sta mettendo in campo?

Oltre ad una costante attività di controllo e vigilanza lungo i nostri 8mila chilometri di costa e nei 500mila chilometri quadrati di mare che circondano le nostre coste e le Isole (un tratto di mare enorme, pari a quasi il doppio del territorio nazionale), stiamo mettendo in campo una strategia nuova, molto impegnativa, alla quale teniamo particolarmente: la prevenzione. Diffondere la cultura della tutela dell’ambiente marino, dell’ottemperanza alle regole che disciplinano tutte le attività svolte in mare, è la migliore cura per il nostro futuro e non solo. Dal mare ricaviamo il 50% dell’ossigeno che respiriamo, il mare assimila il 30% dell’anidride carbonica che produciamo; è fonte di ricchezza, di economia, è il nostro futuro. Per effettuare quell’attività di tutela che meglio ci consentirà, negli anni a venire, di vivere in un mondo migliore stiamo lavorando con i giovani: abbiamo recentemente stipulato un protocollo con il Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, introducendo nelle scuole il concorso “I cittadini del mare”, sposando il fatto che dal 2019 l’educazione civica è tornata ad essere materia di insegnamento. Attraverso questo concorso tra gli studenti – che ha già incontrato un favore ed un’adesione eccezionale – e tramite tutti gli incontri che svolgiamo con i giovani, cerchiamo di far nascere nelle generazioni del futuro quella consapevolezza e conoscenza dell’importanza della sostenibilità ambientale, che può essere raggiunta con il rispetto dell’ambiente marino e delle norme comportamentali. Abbiamo il dovere di dare alle generazioni più giovani quelle informazioni e quell’educazione necessaria affinché siano in grado di conservare questo immenso patrimonio e poterlo sfruttare con rispetto e coscienza.

 

La Guardia Costiera dipende, tra gli altri, dal Ministero delle Infrastrutture e, in parte, dal Ministero della Transizione Ecologica. Quale collaborazione è in atto con gli altri organi dello Stato, in particolare con le Forze dell’ordine, ma anche con l’Agenzia delle Dogane?

La collaborazione con gli altri organi dello Stato è fondamentale ed avviene ogni giorno, in uno spirito di complementarietà: ognuno di noi ha i propri compiti, sul mare e sul territorio. Lavorare insieme significa rendere forte il nostro Paese. Sul mare, ad esempio, noi abbiamo compiti importanti in materia di sicurezza del trasporto marittimo, di salvaguardia della vita umana in mare, di tutela dell’ambiente marino, di controllo delle attività di pesca. La Guardia di Finanza – che in base alla legge Madia è l’unica Forza di polizia, ad oggi, presente in maniera importante sul mare – ha altri compiti fondamentali di polizia economica e finanziaria come, ad esempio, il contrasto al contrabbando. Tutte queste attività si intrecciano e si uniscono e vengono portate avanti quotidianamente grazie alla collaborazione di tutte le diverse Istituzioni. Per vincere la battaglia all’illegalità e diventare più forti è importante creare radici profonde e stabili nel nostro sistema-Paese, che può progredire grazie a tutte le sue Istituzioni, le quali devono lavorare tra loro con spirito di collaborazione e di complementarietà. Una squadra nella quale c’è armonia è una squadra imbattibile.

 

 

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