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Sostenibilità e futuro del sistema culturale italiano: strategie e sfide

di
redazione

L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, con il target 11.4, richiama la comunità internazionale a salvaguardare il patrimonio culturale e naturale che esprime l’identità di una comunità, con l’obiettivo di favorire il suo contributo alla crescita economia e sociale del territorio.

A ben vedere, infatti, il patrimonio culturale esprime il senso di identità di una popolazione stimolandola ad adottare comportamenti rispettosi dell’ambiente attraverso un modello di sviluppo sociale in cui le diverse manifestazioni della cultura contribuiscano al benessere degli individui.

Del resto, come è stato confermato dalle circostanze dello scorso periodo pandemico ‒ quando gli italiani, costretti a casa, hanno beneficiato dei consumi culturali per gestire gli stati d’animo negativi e lo stress dovuto al lockdownesiste una relazione molto stretta tra benessere mentale e cultura (Rapporto Art consumption and well-being during Covid-19 Pandemic).

Il Patrimonio Culturale Italiano

Il nostro Paese detiene il maggior numero di siti inclusi nella lista del patrimonio mondiale Unesco – 55 riconosciuti “patrimonio dell’umanità” e 12 iscritti nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale – con quasi 4.300 istituti, per il 78% rappresentati da musei, gallerie e raccolte, oltre a monumenti e complessi monumentali (15% del totale) e aree e parchi archeologici (7% del totale).

Oltre la metà dell’intero patrimonio è di proprietà pubblica – per il 18% dello Stato e per l’82% di altri Enti pubblici locali – mentre gli istituti privati rappresentano il 35% del totale.

Linee guida per la conservazione e sostenibilità

Per il mantenimento e la conservazione di siti storici, per la promozione dell’accessibilità agli stessi e l’educazione alla sostenibilità, l’Unesco ha promosso una serie di linee guida. Anche il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha previsto interventi a sostegno del “patrimonio culturale per la prossima generazione” al fine di migliorare l’accessibilità dei luoghi della cultura e la sostenibilità ambientale ‒ in termini di efficientamento energetico ‒ di musei, cinema e teatri, sia pubblici che privati.

Inoltre, diverse organizzazioni e Istituzioni culturali stanno adottando comportamenti virtuosi volti a limitare il proprio impatto ambientale, riducendo la produzione dei rifiuti e le emissioni di carbonio e cercando di impiegare fonti di energia rinnovabile.

Musei italiani e Agenda 2030

In questa prospettiva, in che modo stanno evolvendo, in particolare, gli oltre 700 musei italiani per il raggiungimento degli obiettivi di Agenda 2030? Quali iniziative stanno adottando per mettersi al servizio del pubblico e rispondere alle sue esigenze, promuovendo pratiche etiche e sostenibili, anche a vantaggio delle generazioni future?

La sostenibilità applicata al patrimonio culturale

L’Italia dispone di un patrimonio culturale di portata tale da essere tutelato dallo Stato, così come prevede l’articolo 9 della nostra Costituzione: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione».

A ben vedere, il patrimonio culturale rappresenta una ricchezza per molti paesi, un elemento che ne esalta l’identità e l’identificazione della comunità con luoghi e territori, che necessita di essere valorizzato, comunicato e fruito. Tuttavia, nel tempo questo patrimonio è stato soggetto a fruizioni molto poco sostenibili, che hanno sottoposto siti e beni culturali ad una considerevole pressione, in termini di afflusso di visitatori, che spesso ne hanno messo in pericolo l’integrità.

Turismo di massa e tutela del patrimonio

Il fenomeno del turismo di massa costituisce una delle sfide più urgenti che le destinazioni turistiche di tutto il mondo devono affrontare. La sua crescita incontrollata, infatti, rischia di mettere in serio pericolo l’integrità del patrimonio culturale causandone il deterioramento.

Per questo i paesi non possono esimersi dal contribuire attivamente alla protezione del proprio patrimonio attraverso un impegno politico a tutti i livelli. Già con la sottoscrizione della “Convenzione sulla protezione del patrimonio mondiale, culturale e naturale” (definita il 16 novembre 1972) ogni paese si impegna a mettere in atto politiche e strategie volte a garantire la tutela del proprio patrimonio culturale. La sua conservazione efficace costituisce il presupposto per la sua stessa valorizzazione al fine di preservare l’identità delle comunità locali

Patrimonio culturale e sviluppo sostenibile

Il “Vertice della Terra” di Rio del 1992 ha ampliato il concetto di sviluppo sostenibile che comprende tre elementi chiave: la protezione ambientale, la crescita economica e l’equità sociale.

Con riferimento al patrimonio culturale, lo sviluppo sostenibile può essere inteso secondo una duplice prospettiva: come contributo che il patrimonio e la sua conservazione possono apportare alla dimensione ambientale, sociale ed economica del paese; come modalità di utilizzo delle risorse ambientali e culturali senza pregiudicare la possibilità che delle stesse possano beneficiare anche le popolazioni future.

Se da un lato il patrimonio culturale deve essere preservato da fattori quali i cambiamenti climatici e il degrado ambientale, dall’altro può avere un ruolo attivo nel favorire la crescita economica e garantire la sostenibilità ambientale.

Cambiamenti climatici e protezione dei siti culturali

Sono noti gli effetti degli eventi climatici estremi e delle calamità naturali sul patrimonio culturale quando lo danneggiano, a volte anche in maniera irreparabile.

Come espresso nel documento di policy sull’azione per il clima dell’Unesco, il cambiamento climatico oggi costituisce una delle minacce più significative per i siti naturali e culturali del Patrimonio dell’Umanità, con il potenziale impatto sul loro valore, compresa l’autenticità ed integrità, nonché sulla capacità di sviluppo economico e sociale a livello locale.

Per questo, è necessario adottare efficaci misure per la sua protezione che includa azioni di prevenzione, ma anche di manutenzione e di restauro.

A sua volta, il patrimonio culturale può contribuire attivamente al conseguimento di uno sviluppo inclusivo (e sostenibile) attraverso azioni come: rigenerare città e regioni; promuovere il riutilizzo adattativo di edifici del passato inutilizzati; favorire il turismo culturale inclusivo, che garantisca agli individui pari opportunità di fruire dell’esperienza turistica in modo sicuro e confortevole.

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