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Vertice BRICS 2026: la presidenza indiana tra cooperazione e tensioni globali

di
Eder Salvatore Kariem*

Il vertice BRICS 2026 a New Delhi: tema e obiettivi

Il 12 e 13 settembre 2026 si terrà a New Delhi in India, presso il Bharat Mandapam, il prossimo vertice dei BRICS presieduto quest’anno dalla Tigre Asiatica che, rappresentata da Narendra Modi, dovrà destreggiarsi abilmente nel complesso agone della geopolitica e della geoeconomia attuali. Il tema scelto per il vertice – Building for Resilience, Innovation, Cooperation, and Sustainability – riflette un approccio fondato sul riconoscimento dei valori,  esigenze, bisogni fondamentali dell’uomo contemporaneo e dell’intera umanità, in base al motto «Humanity First». 

La presidenza indiana: priorità economiche e lavoro preparatorio

Sin dal momento dell’assunzione della presidenza BRICS 2026, l’India ha privilegiato una impostazione incentrata sulle questioni economiche, su uno  sviluppo e un progresso diffuso e condiviso,  promuovendo a tal fine un intenso lavoro di raccordo e approfondimento segnato da ben 350 incontri di alto livello in più di 25 città dell’intero paese. Incontri finalizzati a rafforzare la cooperazione BRICS in settori chiave quali, ad esempio: innovazione digitale, crescita produttiva diffusa, equilibrata e sostenibile, agricoltura, contrasto agli squilibri sociali, servizi sanitari, equilibri territoriali, rapporti umani tra le persone e le comunità, potenziamento delle politiche ambientali e della finanza verde per fronteggiare in modo adeguato i cambiamenti climatici.

I tre pilastri della visione indiana

La visione che ha orientato la presidenza indiana fa riferimento a tre pilastri: cooperazione politica e di sicurezza, cooperazione economica e finanziaria, scambi diretti tra le persone. Particolare rilievo è stato dato all’esigenza di costruire sistemi resilienti per fronteggiare al meglio le difficoltà causate da una situazione internazionale carica di tensioni, conflitti diffusi, riorganizzazione del sistema multilaterale tradizionale, processi economici e sociali segnati da profondi cambiamenti strutturali. 

Un coordinamento informale in cerca di maggiore peso globale

Il 18º vertice BRICS offre, dunque, la possibilità di comprendere in quale misura gli orientamenti di fondo dati dall’India alla sua presidenza – operare per tutta l’umanità e intensificare in primo luogo la cooperazione economica – saranno tradotti in strategie, politiche, piani e programmi concreti dai partecipanti che, va ricordato, si distinguono tra membri a pieno titolo (Arabia Saudita, Brasile, Cina, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, India, Indonesia, Iran Russia) e partner (Bielorussia, Bolovia, Cuba, Kazakhstan, Malesia, Nigeria, Tailandia, Uganda, Uzbekistan, Vietnam).  

In particolare, il vertice consentirà di comprendere in quale misura il coordinamento dei BRICS – che è rimasto finora informale dal punto di vista del diritto internazionale, e che ha dimostrato negli anni di sapersi rafforzare e ampliare – sia in grado di promuovere, come ha sempre dichiarato, una riforma del sistema multilaterale esistente, una maggiore rappresentatività del Sud globale nel contesto internazionale, nonché uno sviluppo economico più diffuso ed equilibrato di quello finora in atto. 

L’autonomia strategica dell’India tra Usa, Ue e Cina

Non vi è dubbio che sulle decisioni del vertice pesino gli elementi di tensione internazionale legati in particolare ai principali conflitti in corso nei quali sono coinvolti direttamente due paesi BRICS, Iran e Russia. Uno di questi elementi, per esempio, riguarda il conflitto in corso tra Stati Uniti, Israele e Iran in Medio Oriente e in particolare la recente strategia statunitense denominata Operation Economic Outcast, lanciata il 24 agosto 2026: una campagna sanzionatoria attraverso il sistema SWIFT contro shipping, petrolio, oro e criptovalute che tende a isolare l’Iran anche indirettamente nell’ambito dei BRICS, perché punta a colpire chiunque faccia affari con questo Paese (come la Cina, per esempio, che si fa carico dell’80-90 % delle esportazioni di greggio del proprio alleato, pagate in Yuan per sottrarsi all’embargo).

Pechino ha definito queste misure illegali e unilaterali e ha minacciato contromisure come la riduzione di export sulle terre rare, ma senza procedere oltre per non far saltare l’incontro dei leader delle due superpotenze, previsto proprio in questo mese di settembre 2026, come d’altra parte è stata rinviata dall’amministrazione Usa l’applicazione delle misure restrittive sui dazi da imporre alle grandi banche cinesi. D’altro canto, anche la posizione della Russia, per la guerra in Ucraina e per i rapporti con l’Iran, è soggetta a grandi pressioni esterne da parte di Usa e Ue. 

L’orientamento di fondo della politica estera dell’India, basata sul principio dell’autonomia strategica, spinge lo Stato asiatico a promuovere accordi di cooperazione e alleanze con i principali partner mondiali come Usa e Ue, oltre che a esercitare un ruolo fondamentale nell’ambito del coordinamento BRICS. Una lettura della posizione complessiva dell’India pone l’attenzione in prevalenza sui rapporti con la Cina, interpretati in termini di confronto, contrasto, competizione nello scenario globale e regionale.

Pragmatismo contro ideologia: la vera posta in gioco

Ma la vera  questione aperta legata al prossimo vertice BRICS è se e in quale misura l’India saprà far emergere e affermare nel coordinamento quel principio di convergenza e utilità pragmatica, non ideologica, che ne ha caratterizzato finora l’azione, determinandone il rafforzamento e l’allargamento negli anni. È questo il punto chiave di una possibile svolta positiva del ruolo dell’India e, più estesamente, di tutto il coordinamento, in una situazione generale di estrema difficoltà. In che misura  prevarranno il pragmatismo e la convergenza utilitaria tra i membri e i partner del gruppo BRICS in questo passaggio decisivo per le sue prospettive future?  

Le implicazioni per l’Unione europea e l’Italia

La domanda non è affatto retorica: se valutiamo gli interessi obbiettivi dell’Unione europea e dell’Italia, dal prossimo vertice BRICS potrebbero scaturire elementi positivi per riattivare situazioni di confronto e collaborazione pacifica e costruttiva sia riguardo alla riforma delle principali istituzioni internazionali multilaterali, a cominciare dall’Onu, sia riguardo ai processi di sviluppo economico diffuso, nei quali potrebbero combinarsi nuovi elementi di competizione e collaborazione.

Una situazione di cambiamento nella quale potrebbe trovare una risposta positiva anche la proposta del presidente Macron di superare le contrapposizioni tra G7 – di cui la Francia ha la presidenza quest’anno – e il coordinamento BRICS, costruendo degli inediti ponti di collaborazione. Di fronte alla drammatica, pericolosa frammentazione dell’ordine globale in corso sarà dunque possibile veder emergere elementi utili a ricostruire un orizzonte di pace per tutti?

*Eder Salvatore Kariem, ricercatore, esperto crisi globali, SIOI – Eurispes

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