A Nuova Delhi pagamenti, logistica e catene del valore misureranno la maturità del gruppo. Il vertice del 12 e 13 settembre arriva nel ventesimo anniversario dell’avvio della cooperazione politica tra i BRICS. L’India prova a trasformare il peso del formato allargato in risultati concreti, ma il successo dipenderà dalla capacità di conciliare interessi nazionali divergenti e costruire fiducia attorno alle nuove infrastrutture economiche.
Vent’anni di BRICS, la prova della maturità
Quando sabato 12 settembre i leader dei BRICS entreranno al Bharat Mandapam di Nuova Delhi, il gruppo celebrerà vent’anni dall’avvio della propria cooperazione politica. Sarà anche il primo vero esame di maturità per un formato che la presidenza indiana presenta ormai come composto da undici membri e dieci paesi partner, con quasi metà della popolazione mondiale e oltre un quarto del commercio globale rappresentati.
La dimensione, tuttavia, non coincide automaticamente con la capacità di agire. Il vertice riunirà economie che condividono la richiesta di una governance internazionale più rappresentativa, ma divergono sul rapporto con gli Stati Uniti, sulla guerra in Ucraina, sulla crisi in Asia occidentale, sul ruolo della Cina e perfino sul significato politico da attribuire agli stessi BRICS. Per questo, l’appuntamento di Nuova Delhi non misurerà soltanto il peso del gruppo ma misurerà, soprattutto, la sua capacità di trasformare una massa economica considerevole in cooperazione stabile.
La strategia indiana: pragmatismo e autonomia
L’India ha preparato il vertice con un lavoro diplomatico esteso. Dall’inizio della sua quarta presidenza, il 1° gennaio 2026, ha organizzato più di 350 incontri e appuntamenti di alto livello in oltre 25 città, articolati nei tre pilastri tradizionali della cooperazione politica e di sicurezza, economica e finanziaria, culturale e tra le popolazioni. Il tema scelto da Narendra Modi, «Building for Resilience, Innovation, Cooperation and Sustainability», e la formula «Humanity First» indicano l’intenzione di riportare il gruppo verso un’agenda di sviluppo e risultati pratici.
Dietro il linguaggio diplomatico si intravede una scelta precisa: Nuova Delhi non vuole fare dei BRICS un’alleanza ideologica contrapposta all’Occidente, né lasciare che l’organizzazione venga identificata esclusivamente con l’agenda geopolitica di Mosca e Pechino. Punta invece ad usare il gruppo come strumento di autonomia strategica, di diversificazione commerciale e di riforma delle istituzioni multilaterali. È una linea più pragmatica, ma anche più difficile da sostenere mentre le tensioni internazionali spingono alcuni membri verso posizioni apertamente conflittuali.
La Strategy for BRICS Economic Partnership 2030
Il documento economico più importante atteso dal vertice è la Strategy for BRICS Economic Partnership 2030. La nuova strategia dovrebbe offrire una cornice comune per commercio e investimenti, economia digitale, cooperazione finanziaria, industria, innovazione, sostenibilità e riforma dell’Organizzazione mondiale del commercio. L’obiettivo è ridurre la distanza tra la crescente rilevanza globale dei BRICS e un’integrazione interna ancora limitata.
Un rapporto pubblicato nel 2026 dalla Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo aiuta a misurare questa distanza. Le esportazioni di merci tra i paesi BRICS sono passate da 84,2 miliardi di dollari nel 2003 a 1.170 miliardi nel 2024, con un aumento superiore a tredici volte. Eppure rappresentano ancora circa il 5% del commercio mondiale. La crescita è imponente, ma mostra anche quanto spazio rimanga da colmare prima che il gruppo diventi un’area economica realmente connessa. Inoltre, gli scambi sono fortemente concentrati intorno alla Cina, circostanza che alimenta il timore di sostituire una dipendenza esterna con una nuova asimmetria interna. Da qui nasce l’enfasi indiana sulle catene del valore.
Logistica, dogane e catene del valore
Tra i possibili risultati figura un Piano d’azione 2026-2030, accompagnato da un consiglio tecnico e da uno studio congiunto, per rendere più resilienti ed efficienti le reti produttive.
È in discussione anche un accordo di cooperazione e assistenza amministrativa in materia doganale, pensato per accelerare gli scambi, abbassare i costi, contrastare i traffici illeciti e facilitare il commercio.
Il progetto più avanzato è il BRICS Logistics Supply-Chain Cooperation Framework. La dichiarazione adottata dai ministri dei Trasporti a Nagpur, nel luglio scorso, ha già indicato le principali aree di lavoro: scambio di conoscenze sul trasporto merci e sui servizi marittimi, collegamenti tra le amministrazioni nazionali, capacità logistiche, produzione locale e sostenibilità delle infrastrutture.
Il quadro che i leader potrebbero approvare resta fondato sul consenso. Non creerà, dunque, un mercato unico né imporrà standard vincolanti. Potrebbe, però, fornire procedure, referenti e progetti attraverso i quali la cooperazione smette di essere una formula politica e incide sui tempi e sui costi del commercio.
È questo il tratto più interessante del vertice. Il multipolarismo economico non prende forma soltanto nelle dichiarazioni sulla riforma dell’Onu, del Fondo monetario internazionale o della Banca mondiale. Diventa concreto quando un’impresa può finanziare una fattura, sdoganare una merce, assicurare un carico o trovare un fornitore senza dipendere da un unico circuito internazionale. La competizione sul nuovo ordine mondiale passa sempre più attraverso queste infrastrutture poco visibili.
Il dossier più esposto è quello monetario
Da anni l’ipotesi di una valuta comune dei BRICS alimenta aspettative e allarmi che non corrispondono allo stato reale dei negoziati. L’India, infatti, non la considera una proposta immediatamente praticabile. Il percorso sul tavolo è più graduale: aumentare, quando conviene, il regolamento degli scambi nelle valute nazionali; collegare i sistemi di pagamento rapido; studiare l’interoperabilità tra valute digitali delle banche centrali; rafforzare la finanza per lo sviluppo.
Il Cremlino ha contribuito a chiarire la distinzione. Alla vigilia del vertice il portavoce Dmitrij Peskov ha affermato che la Russia non persegue formalmente la dedollarizzazione ed è aperta a ogni metodo di pagamento accettabile. Ha aggiunto che il 90% delle transazioni tra la Russia e gli altri paesi BRICS avverrebbe ormai nelle valute nazionali. Il dato, attribuito al governo russo e non a fonti riferibili all’intero gruppo, segnala comunque una tendenza: la diversificazione procede soprattutto nei rapporti bilaterali e nelle economie sottoposte a sanzioni o vincoli finanziari, senza richiedere la nascita di una moneta sovranazionale.
Nuova Delhi insiste sui costi delle transazioni transfrontaliere
La Reserve Bank of India sta sperimentando la rupia digitale e ha proposto di studiare connessioni tra valute digitali delle banche centrali e sistemi nazionali di pagamento istantaneo. Un’intesa potrebbe rendere più rapidi alcuni regolamenti commerciali, ridurre i passaggi tra banche corrispondenti e ampliare l’uso delle valute locali.
Ma l’interoperabilità presuppone protocolli compatibili, liquidità, regole antiriciclaggio, sicurezza informatica, tutela dei dati e meccanismi per risolvere le controversie. Non basta collegare due piattaforme per creare fiducia tra due ordinamenti. Il caso “UPI-Alipay+” lo dimostra con particolare chiarezza.
Secondo Reuters, le autorità indiane hanno per ora bloccato la proposta di connettere il sistema di pagamenti istantanei UPI alla rete gestita da Ant International. Le preoccupazioni riguardano la conservazione e l’utilizzo dei dati, i rischi di riciclaggio e frode informatica e, più in generale, il legame della piattaforma con la Cina.
La vicenda non fa parte direttamente del progetto BRICS sulle valute digitali, ma ne anticipa il problema decisivo: ogni architettura finanziaria comune dovrà stabilire dove transitano le informazioni, chi può controllarle e quali garanzie valgono quando la relazione politica si deteriora. Per questa ragione, è probabile che la rete dei pagamenti BRICS si sviluppi inizialmente per corridoi bilaterali o tra gruppi ristretti di paesi, prima di convergere in un sistema unitario. Sarebbe un processo meno spettacolare di una nuova valuta, ma più realistico.
Anche il ruolo della New Development Bank andrà giudicato su questo terreno. Al vertice si discuterà di come mobilitare capitale privato per infrastrutture e sviluppo, migliorando la sostenibilità finanziaria dei progetti. Nel frattempo, il calendario della presidenza ha incluso un test operativo del Contingent Reserve Arrangement, il meccanismo di assistenza pensato per fronteggiare crisi di liquidità e pressioni sulla bilancia dei pagamenti.
I rapporti bilaterali con Russia e Cina
Quanto ai rapporti con Cina e Russia, la politica rientra dalla porta principale quando si passa dai progetti ai rapporti tra i maggiori membri. Vladimir Putin ha confermato la partecipazione e incontrerà Modi venerdì 11 settembre. Sul tavolo vi sono commercio, cooperazione industriale, esplorazione delle terre rare, impiego delle rupie accumulate dalle imprese russe negli scambi con l’India e collaborazione militare. Il bilaterale sarà affiancato da “INNOPROM.India”, la fiera dedicata a manifattura, tecnologie digitali, minerali strategici, nucleare e aeronautica. Mosca e Nuova Delhi cercano dunque soluzioni concrete ai problemi prodotti dall’aumento del commercio in valute nazionali, compreso lo squilibrio che ha lasciato alle imprese russe eccedenze in rupie difficili da reimpiegare.
Xi Jinping è largamente atteso a Nuova Delhi per la sua prima visita in India da sette anni. A oggi, tuttavia, Pechino non ha ancora diffuso una conferma diplomatica formale né annunciato un incontro con Modi. La presenza di Xi avrebbe un valore rilevante nel processo di distensione avviato dopo anni di tensioni al confine, ma non cancellerebbe il deficit di fiducia economica tra le due potenze asiatiche. Le imprese, infatti, continuano a incontrare ostacoli negli investimenti, nei visti e nell’accesso alle tecnologie. L’India teme che una maggiore integrazione rafforzi la dipendenza dalla manifattura cinese; Pechino limita a sua volta il trasferimento di alcune tecnologie e componenti strategici.
In vista di possibili colloqui con la Cina, il Ministero del Commercio indiano ha consultato le associazioni industriali sulle restrizioni riguardanti magneti in terre rare, tecnologie per batterie, wafer e apparecchiature per le reti elettriche ad alta tensione. La cooperazione sulle catene del valore nasce, quindi, dentro una competizione per il controllo degli stessi snodi produttivi.
Tuttavia, questa contraddizione non condanna necessariamente il vertice all’irrilevanza – i BRICS hanno spesso prodotto risultati soprattutto grazie alla loro capacità di convocare leader che, altrove, dispongono di pochi spazi di dialogo –, ma segnala un limite strutturale: molte decisioni sostanziali continuano a maturare attraverso intese bilaterali, mentre il formato comune fornisce la cornice politica e diplomatica.
Una dichiarazione finale negoziata sotto pressione
Gli sherpa stanno negoziando la dichiarazione finale in un contesto particolarmente difficile. La guerra in Asia occidentale ha acuito le tensioni tra Iran ed Emirati Arabi Uniti e rende controverso il linguaggio sulle responsabilità del conflitto, sulla sicurezza energetica e sulle sanzioni unilaterali. Restano inoltre le divergenze sull’Ucraina e sul rapporto con Washington. Poiché le decisioni dei BRICS richiedono il consenso, una frattura politica può indebolire anche i capitoli economici sui quali l’accordo appare più vicino.
La questione riguarda l’identità stessa del gruppo. India e Brasile tendono a privilegiare sviluppo, commercio e riforma della governance globale. Russia e Cina attribuiscono ai BRICS una funzione geopolitica più marcata. Iran e altri nuovi membri portano priorità regionali e rapporti molto diversi con l’Occidente. L’allargamento ha aumentato la rappresentatività, ma ha anche moltiplicato i possibili veti. Non sorprende che, secondo le indicazioni arrivate da Mosca, a Nuova Delhi non siano attese nuove decisioni sull’ammissione di membri o paesi partner. Prima di crescere ancora, il gruppo deve assorbire il proprio allargamento.
Per valutare il vertice sarà utile, quindi, osservare tre elementi nella dichiarazione di Nuova Delhi: la presenza di tempi, organismi responsabili e meccanismi di verifica per la Strategia economica 2030 e il quadro logistico; le regole per i pagamenti transfrontalieri, soprattutto tutela dei dati, sicurezza e convertibilità; il compromesso sulle crisi internazionali: un testo troppo generico mostrerebbe la difficoltà di parlare con una voce comune, mentre una formulazione sbilanciata rischierebbe di compromettere la linea indiana di autonomia senza allineamento automatico.
Le implicazioni per l’Europa
Ma il vertice riguarda anche l’Europa. Per l’Unione, l’errore sarebbe giudicare quanto avverrà a Nuova Delhi soltanto domandandosi se i BRICS possano sostituire il dollaro o trasformarsi in un blocco rivale del G7. Nessuno dei progetti oggi in discussione può scalzare nel breve periodo la centralità della valuta statunitense, dei mercati finanziari occidentali o delle grandi istituzioni multilaterali.
L’effetto possibile è diverso: creare opzioni aggiuntive, ridurre alcuni costi di dipendenza e accrescere il potere negoziale delle economie emergenti. Se i BRICS riusciranno a collegare sistemi di pagamento, finanziare infrastrutture nelle valute locali, coordinare dogane e logistica e sviluppare catene produttive alternative, il mutamento sarà graduale ma concreto. Non nascerà un ordine separato in una notte. Aumenterà, però, la capacità dei paesi del Sud globale di scegliere tra più circuiti finanziari, tecnologici e commerciali.
L’Unione europea dovrebbe leggere questo processo per quello che è: una domanda di rappresentanza, autonomia e accesso allo sviluppo che non coincide sempre con le strategie di Mosca o Pechino. La risposta più efficace non consiste nel chiedere ai paesi emergenti una scelta di campo, ma nel proporre una cooperazione credibile su finanza, tecnologia, transizione energetica, infrastrutture e regole dei dati. Il vertice di Nuova Delhi mostrerà quanto spazio esista ancora per questa interlocuzione.
La vera posta in gioco del vertice
Il risultato più importante, alla fine, non sarà una formula sulla fine dell’egemonia occidentale ma la capacità di far funzionare strumenti comuni tra Stati che continuano a diffidare l’uno dell’altro. Se dalla dichiarazione emergeranno procedure verificabili e progetti finanziabili, i BRICS avranno compiuto un passo verso un multipolarismo operativo. Al contrario, se prevarranno formule generiche e veti incrociati, il gruppo resterà soprattutto una vasta geografia del malcontento verso l’ordine esistente.
A Nuova Delhi, nei prossimi giorni, si misurerà soprattutto la distanza tra queste due possibilità.
*Gabriele Cicerchia, analista e ricercatore dell’Eurispes

