La falsa retorica dell’integrazione euro-mediterranea: un percorso ancora da costruire

La mancata integrazione euro-mediterranea

Nonostante la regione euro-mediterranea possa contare sul 20% del commercio mondiale (dati del 2018), essa risulta essere una delle aree economicamente meno integrate a livello mondiale. L’integrazione è progredita in tutti i settori, ma in modo non uniforme, ineguale, attraverso e all’interno delle cosiddette “sotto-regioni”. È questo il messaggio principale emerso dalla conferenza promossa dall’Unione per il Mediterraneo (UpM) lo scorso 27 maggio 2021 nella quale è stato presentato un approfondito rapporto sullo stato dell’integrazione economica dell’area Med elaborato dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OECD) con il supporto finanziario dell’agenzia tedesca di cooperazione GIZ. È il primo “Progress Report” che presenta, con chiarezza e senso di responsabilità, i termini di una situazione complessa e contraddittoria, segnata da grandi tensioni, carenze e opportunità.

 Il rapporto dell’UpM fa il punto della situazione

Il rapporto dell’UpM – e questo è un grande merito dell’iniziativa supportata dal governo tedesco –porta finalmente fuori da ogni scenario retorico, e illustra con dovizia di dati come il processo di uno sviluppo comune e condiviso tra gli Stati dell’area Med sia in gran parte ancora tutto da costruire. Del tutto aperte sono, ad esempio, le sfide che riguardano la modernizzazione delle infrastrutture, della connettività energetica e dell’armonizzazione delle regole commerciali. Manca ancora una visione collettivamente condivisa sulla mobilità umana come motore dell’innovazione e della crescita nella regione.

Tutto ciò accade nonostante da anni la Ue promuova programmi e iniziative finalizzate all’integrazione dell’area e nonostante gli Stati membri dell’Unione – peraltro tutti rappresentati all’interno dell’Unione per il Mediterraneo – svolgano un ruolo primario nelle attività economiche e commerciali della regione. La Ue rappresenta, infatti, il 94% delle esportazioni di merci della regione. A tale dato si aggiunge la statistica che spiega come il 70% del traffico merci nel Mediterraneo avvenga tra i porti europei, il 15% tra Europa e Nord Africa e solo il 5% tra i paesi del Medio Oriente e del Nord Africa (MENA).

L’importanza dell’area Med nello scenario internazionale

A conferma dell’importanza che l’area Med continua a svolgere nella scena internazionale, i risultati del Rapporto sono stati valutati nel corso della conferenza di presentazione da esponenti di importanti organismi internazionali come Angel Gurrìa, Segretario generale dell’OECD, rappresentanti della Commissione europea e del Servizio Europeo per l’Azione Esterna (EEAS), Grzegorz M. Poznański, Direttore generale del Consiglio degli Stati del Mar Baltico, Michael Christides, rappresentante della Organizzazione per la Cooperazione Economica del Mar Nero (BSEC), esperti di politiche per il Mediterraneo della World Bank – tra i quali Bianca Moreno Dodson, Direttrice dello specifico Centro per l’Integrazione Mediterranea (CMI) – e della Association of Southeast Asian Nations (ASEAN), esponenti dell’UNOSSC (United Nations Office for South-South Cooperation) e della African Development Bank (AfDB).

I 5 ambiti fondamentali per l’integrazione euro-mediterranea

Il Rapporto UpM evidenzia cinque ambiti di intervento principali su cui si gioca il processo di integrazione economica dell’area, come: commercio, finanza, infrastrutture, circolazione delle persone, ricerca e istruzione superiore. Sono altresì presentati numerosi indicatori di performance specifici che potranno essere utilizzati dai singoli Stati dell’area per monitorare e apprendere dalle tendenze e dai progressi rilevati nel tempo. Un esempio in tal senso è rappresentato dall’indicatore che monitora la qualità degli strumenti regolatori nel commercio dei beni e dei servizi.

Tra le principali raccomandazioni di policy per lo sviluppo della cooperazione interregionale si evidenziano: la cooperazione alle frontiere e lo sviluppo dell’automazione delle formalità commerciali per ridurre i costi commerciali esistenti; il rafforzamento della collaborazione sulla regolamentazione del commercio (secondo l’OECD un riferimento importante sono i “Codici di liberalizzazione”); il potenziamento delle infrastrutture di trasporto e di energia delle relative reti secondo un chiaro principio di connettività regionale e il riferimento a standard comuni di qualità, compatibilità e interoperabilità; la promozione dell’accesso ai finanziamenti esteri per sostenere l’internazionalizzazione delle imprese e il miglioramento del loro livello tecnologico.

Med: le grandi questioni ancora aperte

Due problemi aperti di grande rilievo, su cui il Rapporto UpM pone particolare attenzione, riguardano la circolazione delle persone e la cooperazione regionale nell’istruzione superiore e nella ricerca scientifica. Riguardo al primo punto, la circolazione delle persone richiede innanzitutto una visione condivisa sulla sua funzione di motore di sviluppo economico e sociale alla quale dovrebbero far seguito delle azioni mirate e coerenti per una diversa gestione sia dei flussi migratori, in continua crescita, sia più in generale della forza di lavoro costituita dai giovani dell’area Med in cerca di occupazione. L’adozione di nuovi modelli migratori e la definizione di un quadro di riferimento comune per i profili professionali e le competenze sono dei passaggi obbligati per favorire un migliore incontro tra domanda e offerta di lavoro. Parimenti, nel settore dell’istruzione e della ricerca, dovrebbero essere fatti dei passi concreti di avvicinamento tra i diversi sistemi, monitorati da strumenti di valutazione e indicatori di misurazione più adeguati di quelli applicati attualmente.

Il ruolo della Germania nel Mediterraneo

La conferenza dell’UpM, infine, ha messo in risalto ancora una volta il ruolo attivo che il governo tedesco sta svolgendo con sempre maggiore intensità nell’area Med per mezzo della sua agenzia di cooperazione, l’Agenzia GIZ. Si tratta di un impegno che si traduce in iniziative promozionali diffuse nei principali paesi della sponda Sud-Est del Mediterraneo, con programmi finalizzati a sostenere le attività scientifiche e tecnologiche, il progresso economico e sociale, il mondo del lavoro. In particolare, per conto del Ministero Federale tedesco per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo (BMZ), la GIZ si è interfacciata per interventi di microfinanza, incentivi al commercio e allo sviluppo sociale, organizzazione del mercato del lavoro, con i seguenti paesi: Egitto, Albania, Algeria, Bosnia ed Erzegovina, Giordania, Libano, Marocco, Mauritania, Montenegro, territori palestinesi, Tunisia, Turchia.

Nonostante l’Unione europea sia un partner strategico fondamentale per i paesi dell’area Med e per lo sviluppo della sua integrazione economica, è la Germania che in questa fase si segnala come uno degli Stati membri più disposti e attivi ad operare in questa direzione, e il sostegno alle importanti iniziative dell’Unione per il Mediterraneo UpM ne è una ulteriore conferma.

 

*Dipartimento internazionale dell’Eurispes, Università LUMSA.

Documento
UpM, Rapporto sulla Integrazione Regionale Euro-Mediterranea, (EN), OECD, 2021, https://ufmsecretariat.org/publication-speech/regional-integration-progress-report/

 

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