L’immigrazione in Italia: tra dati reali, (dis)informazione e percezione

Il fenomeno migratorio ha assunto negli ultimi 25 anni una dimensione sempre più ampia, considerando anche e soprattutto la crisi economica internazionale. Infatti, a seguito del dissesto economico che ha colpito buona parte del pianeta, man mano si è attributo alla migrazione un vero e proprio carattere sociale: l’aggravarsi delle condizioni di vita nei paesi di origine rappresenta una delle cause principali alla base di tale fenomeno.
Da sempre, il nostro Paese è stato caratterizzato da una notevole emigrazione, rivolta sia all’estero sia all’interno; oggi l’Italia risulta un Paese di immigrazione ovvero una zona di transito per flussi migratori imponenti.
L’Italia infatti rappresenta, insieme con Germania, Gran Bretagna Francia e Spagna, uno dei cinque paesi con maggiore concentrazione di popolazione straniera.
Negli ultimi anni la crescita demografica che ha interessato il nostro Paese è stata alimentata principalmente dalla componente straniera; la popolazione italiana si mostra sempre più orientata alla multietnicità.
Secondo il Dossier statistico Immigrazione del 2019 del Centro studi e Ricerche Idos, i cittadini stranieri residenti in Italia ammontano a 5.255.503 unità, pari all’8,7% della popolazione italiana (era il 6,5% nel 2008). Dal 2013 al 2018 i residenti stranieri sono aumentati del 6,8%.
Le acquisizioni di cittadinanza nel 2018 sono state 112.523. Il tasso di acquisizione di cittadinanza per mille residenti è 21,6.
Analizzando la distribuzione per età, si evidenzia che la popolazione straniera minorenne risulta pari al 20,2% del totale; gli ultra 65enni si fermano al 4,4%. I nati stranieri nel 2018 sono stati 65.444 e rappresentano il 14,9% dei nuovi nati nel nostro Paese. Gli studenti stranieri nelle scuole italiane sono oltre 841mila.
La distribuzione degli stranieri sul territorio nazionale risulta disomogenea: il 57,5% risiede nell’Italia settentrionale (il 33,6% al Nord-Ovest ed il 23,9% al Nord-Est), il 25,4% al Centro, solo il 17,1% nel Mezzogiorno (12,2% al Sud e 4,9% nelle Isole).
La metà dei residenti immigrati è di origine europea (50,2%; 30,1% Ue), poco più di un quinto africana (21,7%) e asiatica (20,8%), il 7,2% di origine americana. La nazionalità più rappresentata è quella romena (23%, oltre 1,2 milioni di unità), seguita da quella albanese (8,4%) e marocchina (8%), quarta quella cinese (5,7%), quinta quella ucraina (4,6%).
I migranti sbarcati in Italia raggiungono le 23.370 unità (2018), il 18% dei quali sono minori. 3.536 sono i minori non accompagnati sbarcati, 5.229 i minori non reperibili.
Le richieste di protezione internazionale ammontano a 59.950, il 32,2% delle quali accolte.
Dei nuovi permessi di soggiorno rilasciati nel 2018, il 52,4% ha come motivo la famiglia, il 41,6% l’asilo ed altri motivi umanitari, il 6% il lavoro.
Gli occupati stranieri sono 2.455.000, il 65,9% nei servizi (il 20,8% nel commercio, alberghi, ristoranti); il 27,7% nell’industria; il 6,4% nell’agricoltura, silvicoltura e pesca. Rispetto a dieci anni fa si registra un incremento degli immigrati attivi nei settori dei servizi e dell’agricoltura e, per contro, una flessione nell’industria (sia costruzioni sia industria in senso stretto).
Gli occupati stranieri incidono per il 17,9% sul totale degli occupati in agricoltura, per l’11,2% nell’industria, per il 9,9% nei servizi.
Un terzo dei lavoratori stranieri (33,3%) svolge professioni non qualificate (la quota è dell’8,2% tra i lavoratori italiani), il 29,7% sono operai o artigiani, il 29,4% impiegati, solo il 7,6% svolge professioni qualificate (contro il 38,5% degli occupati italiani).
I sovraistruiti sono il 35,5% (tra gli italiani sono il 25%); i sottoccupati il 7,3%. La retribuzione media mensile è di 1.023 euro, decisamente inferiore a quella dei lavoratori italiani: 1.366 euro.
Le donne rappresentano il 44,2% degli occupati stranieri, percentuale superiore a quella relativa agli occupati italiani (41,8%).
I disoccupati stranieri sono circa 400.000, con un tasso di disoccupazione del 14%.
Le imprese gestite da residenti stranieri sono 602.180, pari al 9,9% del numero complessivo delle imprese nel nostro Paese. I titolari stranieri di imprese provengono soprattutto da Marocco, Cina e Romania.
Per quanto concerne l’appartenenza religiosa degli stranieri in Italia, il 52,2% sono cristiani (17,7% cattolici), il 33,3% musulmani, il 3% induisti, il 2,3% buddisti, il 4,7% atei/agnostici.
L’incidenza dei matrimoni misti sul totale dei matrimoni in Italia è dell’8,1%.
Le rimesse per l’estero ammontano a oltre 6,2 miliardi di euro; i primi paesi di destinazione delle rimesse sono Bangladesh, Romania, Filippine.
I detenuti stranieri in Italia sono 20.224.

Eurispes, immigrazione: (dis)informazione e percezione

La presenza del tema dell’immigrazione nella comunicazione mediatica ha portato molti cittadini ad avvertire la questione come centrale per le sorti del Paese e della vita sociale, più ancora dei problemi legati all’economia ed al lavoro.
Il ruolo dei media nell’influenzare, quando non plasmare almeno parzialmente, l’orientamento degli italiani sembra senza dubbio decisivo, soprattutto nell’àmbito di temi che toccano la sfera emotiva, esaltando paure, ma anche pregiudizi e sospetti. Molto raramente le questioni costantemente sotto l’obiettivo di televisione, giornali e Social Network non vengono di riflesso sentite dai cittadini come cruciali, crescenti, spesso anche emergenziali. Tale influenza non risulta identica su ogni individuo, né certamente avulsa dal personale bagaglio cognitivo e di esperienze.
Nell’ultima indagine realizzata dall’Eurispes sul tema (2018), è stato chiesto ai cittadini di valutare una serie di fenomeni messi particolarmente in evidenza dalle informazioni veicolate dai media, con l’obiettivo di sondare le opinioni più diffuse e metterle a confronto con i numeri reali.
Gli stranieri residenti in Italia sono oltre 5 milioni, pari a circa l’8% della popolazione residente. Se agli stranieri regolari si sommano i cosiddetti clandestini, stimabili intorno alle 500-800.000 unità, si arriva al massimo ad una incidenza del 10% sulla popolazione.
Solo il 28,9% dei cittadini italiani indica correttamente l’incidenza di stranieri sulla popolazione all’8%. Un italiano su 10 sottostima la presenza straniera, indicando il 3%. Più della metà del campione, al contrario, sovrastima la presenza di immigrati nel nostro Paese: per il 35% si tratterebbe del 16%, per ben il 25,4% addirittura del 24% (un residente su quattro in Italia sarebbe non italiano).
La comunicazione mediatica sembra aver esaltato, nella percezione della maggioranza dei cittadini, l’incidenza degli stranieri. 
Il Nord-Est si segnala per una quota elevata di soggetti che sottostimano la presenza straniera in Italia (30,5%). In tutte le altre aree del Paese la maggioranza degli intervistati ritiene che gli immigrati siano più numerosi di quanto certificato dai dati ufficiali. Sono soprattutto coloro che non si sentono politicamente rappresentati (66,2%) e gli elettori di centro-destra (65,3%) a sovrastimare la presenza degli stranieri.
Allo stesso modo, se ad essere preso in considerazione è il numero degli islamici, essi sono circa il 3% della popolazione residente nel nostro Paese. Dall’indagine emerge che meno di un terzo (31,2%) degli intervistati valuta correttamente la presenza di immigrati di religione islamica in Italia. La larga maggioranza tende invece a sovrastimare la loro presenza: per il 27,6% rappresenterebbero l’8% della popolazione, per il 23,6% il 16%, per il 17,5% addirittura il 24%.
Gli stranieri di origine africana residenti in Italia rappresentano circa l’1,7% della popolazione. Si tratta, dunque, di una quota contenuta rispetto alla popolazione immigrata nel suo complesso.
Gli italiani che stimano con esattezza la presenza africana in Italia sono soltanto il 15,4% del totale. Il 21,4% ritiene invece che venga dall’Africa il 3,5% della popolazione, ben il 35,3% ritiene che sia il 5,8%, il 27,8% che sia il 10,2%.
Benché in tutte le aree geografiche l’incidenza venga sovrastimata, chi si allontana maggiormente dal dato reale sono gli abitanti delle Isole (per il 51,6% gli africani arrivano al 10,2% della popolazione) e, in misura minore, del Sud (il 32,7% stima al 10,2%) e del Centro (30,6%).
Da dove vengono gli stranieri? Il 27,4% del campione individua come principale regione d’origine l’Africa del Nord, da dove in realtà proviene solo il 12,9% degli stranieri arrivati in Italia.
Un 20,9% indica invece come primo territorio di provenienza l’Europa dell’Est. Tra le diverse risposte, seguono quelle relative agli immigrati provenienti dall’Africa sub-sahariana (indicati dal 13,3% dei soggetti, laddove in realtà dall’Africa centro-meridionale proviene solo lo 0,5%); dalla Cina con l’11,4% delle indicazioni (che invece sarebbero il 5,6%), dal Medio Oriente (10,7%).
Oltre la metà degli immigrati arrivati nel nostro Paese, in realtà, è di provenienza europea (51,7%). Il fatto che, nonostante il notevole divario tra immigrati europei ed immigrati africani, questi ultimi vengano con maggior frequenza considerati più numerosi è ulteriore conferma della diffusa tendenza dei cittadini italiani a sovrastimare i flussi migratori di origine africana.

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