Matrimoni forzati: le spose bambine sono anche in Italia

matrimoni forzati

Il fenomeno dei matrimoni forzati

Il fenomeno dei cosiddetti matrimoni forzati, le cui vittime sono principalmente di sesso femminile, purtroppo è presente anche in Italia come testimoniato dalla storia della giovane Saman Abbas. È, infatti, da considerare tra le forme di prevaricazione più gravi perché nega, spesso fin dalla più giovane età, ogni forma di libertà e autodeterminazione.

L’ultimo report del Servizio Analisi Criminale, struttura a composizione interforze, incardinata nell’ambito della Direzione Centrale della Polizia Criminale, si prefigge lo scopo di fornire aggiornati elementi di valutazione su questo fenomeno e di fornire indicazioni utili in merito ai presidi di assistenza e sostegno cui non solo le vittime e le persone a loro vicine, ma anche agli autori e ogni altro soggetto interessato possono rivolgersi con fiducia, come, ad esempio, il numero di pubblica utilità 1522.

Il matrimonio precoce è un fenomeno che attraversa trasversalmente Paesi, culture, religioni ed etnie. Inoltre, povertà, insicurezza, accesso limitato all’istruzione e al lavoro fanno sì che lo stesso venga, tuttora, percepito dalle famiglie come una scelta vantaggiosa per le ragazze e/o come un modo per i genitori per mitigare le difficoltà economiche.

I dati delle organizzazioni internazionali sui matrimoni forzati

Un quadro globale sul fenomeno dei matrimoni forzati e su quello delle conseguenti gravidanze precoci è stato approfondito nel dossier “La condizione delle bambine e delle ragazze nel mondo 2022, pubblicato dall’associazione Terre des Hommes in occasione della “Giornata mondiale delle bambine”. Il quadro descritto evidenzia come, negli ultimi anni, l’instabilità causata da pandemia, conflitti, cambiamenti climatici e carestie, abbia compromesso, in tutto o in parte, i progressi compiuti per la tutela dei diritti delle bambine e delle giovani donne. In particolare, in molte aree del mondo, la chiusura, anche temporanea, delle scuole, ha penalizzato maggiormente le ragazze – molte delle quali, alla successiva riapertura, hanno abbandonato il percorso formativo – e ha generato effetti negativi anche in relazione alle attività di sensibilizzazione sulla prevenzione delle gravidanze indesiderate e delle mutilazioni genitali.

Anche l’associazione Save the Children, nel rapporto “The Global Girlhood Report 2022”, ha richiamato l’attenzione sull’allarme lanciato dall’Unicef secondo il quale la crisi legata alla pandemia da Covid-19 ha ulteriormente ampliato le disuguaglianze sociali legate al genere, alle condizioni sociali, alla precarietà economica, che sono alla base dei matrimoni precoci. L’analisi condotta rileva, inoltre, come i conflitti armati aumentino l’incidenza dei matrimoni infantili, con un maggior coinvolgimento delle ragazze rispetto ai coetanei maschi. Secondo l’analisi di Save the Children, in tutto il mondo, nelle zone coinvolte in conflitti, vivono circa 89,2 milioni di adolescenti. Tali giovani (che a causa dei conflitti vedono lesi i propri diritti, le opportunità future nonché la loro salute fisica e mentale), hanno più del 20% di probabilità di sposarsi in età infantile.
Si sarebbero, cioè, create condizioni di disagio che, si stima, possono mettere a rischio almeno ulteriori 10 milioni di ragazze entro il 2030, provocando un aumento delle spose bambine che non si registrava da molto tempo, poiché, al contrario, nell’ultimo ventennio si era registrata una decrescita.

I matrimoni forzati in Italia

La dimensione internazionale e transnazionale del fenomeno ha indotto anche il legislatore italiano ad introdurre, nell’ambito del cd. “Codice Rosso”, tra l’altro, il reato di costrizione o induzione al matrimonio.

Il report “Costrizione o induzione al matrimonio” diffuso dal Servizio Analisi Criminale della Direzione Centrale della Polizia Criminale, ha monitorato l’andamento del reato a partire dal 9 agosto 2019, data di introduzione nell’ordinamento, fino al 31 dicembre 2022, con riferimento ai reati commessi e alle vittime.

Le spose bambine

Secondo i dati raccolti dal Servizio Analisi Criminale, il numero dei reati commessi, nel corso dei periodi analizzati, presenta un andamento altalenante, attestandosi, nel 2022, a 13 eventi (nel 2021 se ne registrarono ben 24).

Le vittime del reato di “costrizione o induzione al matrimonio”di genere femminile sono numericamente prevalenti rispetto a quelle maschili. L’analisi per fasce d’età, sul numero totale delle vittime (femmine e maschi), mostra come circa un terzo di esse siano minorenni (in particolare il 5% è infraquattordicenne, mentre il 26% ha un’età compresa tra i 14 ed i 17 anni). Ma anche tra le vittime maggiorenni la percentuale nettamente preponderante (50%) è quella riferita ai giovani nella fascia d’età compresa tra i 18 ed i 24 anni.

Per quanto attiene alla cittadinanza, risultano prevalenti le vittime straniere (59%); tra queste, la nazionalità più rappresentata è quella pakistana (57%); seguono Albania, India e Bangladesh e Romania (7%), e poi Croazia, Nigeria, Polonia, Serbia e Sri Lanka che, con una vittima, rappresentano ciascuna circa il 3%.

Gli autori del reato

Analizzando le segnalazioni a carico dei presunti autori noti del reato, si evince come sia predominante il genere maschile (68%) su quello femminile (32%).

La maggior parte dei presunti autori (uomini e donne) ha un’età compresa tra 35 e 44 anni (38%). Seguono con il 25% quelli compresi nella fascia d’età tra 45 e 54 anni e, con il 14%, quelli tra 25 e 34 anni.

In relazione alla cittadinanza dei presunti autori noti (di entrambi i generi), i più numerosi risultano gli stranieri: in maggioranza pakistani 38% (32, 22 dei quali uomini e 10 donne), cui seguono gli albanesi con il 6% (5), i serbi con il 5% (4), i bangladesi con il 4% (3, uno dei quali donna). In percentuali inferiori al 3%, risultano presenti altre nazionalità.

 

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