Politica

Nuovi assetti politici e alleanze. Basteranno per dare impulso alle riforme?

Nelle ultime ore è cambiata notevolmente la geografia dei gruppi parlamentari alla Camera e al Senato. I Riformisti conservatori di Raffaele Fitto hanno dato il via ufficiale alla propria avventura chiarendo di essere alternativi sia a Matteo Renzi che a Silvio Berlusconi. Dopo il gruppo al Senato, i fittiani si preparano a dare il loro addio a Forza Italia anche alla Camera. È proprio agli ex colleghi di partito, ma soprattutto a Silvio Berlusconi che Fitto non risparmia frecciate nel corso del suo intervento. Il leader dei conservatori parla delle prospettive future: “Nel centrodestra c’è un blocco che preclude agli altri di guardare al futuro. L’affetto nei confronti di Berlusconi non viene meno ma – ribadisce – io ho tentato di aprire una discussione su temi improcrastinabili”. Ed è proprio la “latitanza” di Forza Italia, accusa l’ex governatore pugliese, a consentire l’exploit della Lega Nord. L’obiettivo dell’eurodeputato conservatore è quello di rendere il movimento il più possibile radicato sul territorio, tant’è vero che da settembre partiranno una serie di assemblee da Nord a Sud. Anche Silvio Berlusconi ha voluto incontrare ieri i suoi sostenitori. L’ex presidente del Consiglio ha rispolverato alcuni storici cavalli di battaglia del partito: dalla separazione delle carriere in magistratura, all’abbassamento della pressione fiscale passando per politiche più liberali. La preoccupazione degli azzurri è però solo una: la fuoriuscita dei fedelissimi di Denis Verdini, ex coordinatore nazionale del Pdl. Il nuovo gruppo al Senato sembra ormai pronto. La maggioranza che sostiene Matteo Renzi potrà, quindi, contare su un contributo fondamentale a Palazzo Madama. Un’ipotesi che ha mandato su tutte le furie l’ex segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. Durante la Festa dell’Unità ha usato parole molto dure nei confronti delle manovre dei renziani: “Quello offerto da Verdini non è un aiutino è un aiutone: ci dicono buttate fuori la sinistra che arriviamo noi. Se ti arriva un intruso in casa mandi fuori lui e questo è un punto su cui non intendo transigere”. Bersani ha poi chiarito: “Se si vuole fare un’operazione politica per snaturare il Pd, non glielo consentiremo. Non metto un piede fuori dal partito, io combatto dentro e dico che se vuoi fare il sangue senza i globuli rossi, diventa acqua. Non abbiamo costruito un partito di centro pronto a imbarcare di tutto”. I prossimi appuntamenti nel calendario dei lavori parlamentari del Senato serviranno a capire se le nuove operazioni di maggioranza saranno in grado di dare una svolta alla legislatura. La settimana prossima arriverà in Aula la riforma della RAI. Sembra però tramontata l’ipotesi di un voto-sprint in pochi giorni. Con tutta probabilità il testo sarà approvato definitivamente solo intorno alla fine di settembre. Il nuovo consiglio di amministrazione dovrebbe quindi essere nominato con la normativa attualmente vigente. Il presidente del Consiglio sembra però più preoccupato da un nuovo scandalo sulla politica siciliana. Il presidente Crocetta non avrebbe infatti reagito a una frase personale del suo medico che lo invitava a “fare fuori come il padre” Lucia Borsellino, ex assessore alla Sanità della Regione Sicilia e figlia di Paolo Borsellino. Matteo Renzi ha già scaricato il numero uno della Giunta siciliana – autosospeso da ieri – invitandolo a fornire chiarimenti. D’altronde, i renziani non hanno mai nascosto di voler candidare il sottosegretario Davide Faraone alla guida dell’Isola.

La Camera si confronterà con il voto finale sul disegno di legge “Madia” in materia di delega per la riforma della Pubblica amministrazione. Tra le novità all’attenzione dell’Aula si segnala la norma in materia di società partecipate da enti pubblici: verranno ridotte e per quelle che gestiscono servizi pubblici si prevede un numero massimo di bilanci in rosso dopo cui scatta la liquidazione. Si apre anche al commissariamento. Si punta inoltre a diminuire il numero di pratiche e adempimenti connessi alla realizzazione di “grandi opere”. Un taglio della burocrazia, al fine di semplificare ed accelerare, fino al dimezzamento dei tempi, le operazioni in caso di rilevanti insediamenti produttivi, opere di interesse generale o di interventi con effetti positivi sull’occupazione.

 

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