Pirateria editoriale: Telegram fuori controllo, la stretta delle Forze dell’ordine

Da sempre il mercato della pirateria musicale e video è uno dei business più fiorenti. Tuttavia, nel particolare periodo del lockdown, caratterizzato dalla chiusura forzata di tutto il Paese, ha conquistato uno spazio sempre maggiore il fenomeno della pirateria editoriale, diffuso in maniera capillare attraverso canali di messaggistica istantanea. Il ritorno alla normalità ha consentito l’avvio di indagini – ad opera della Polizia Postale e della Guardia di Finanza – che hanno portato alla chiusura di oltre 300 canali sui quali si trafficavano illecitamente quotidiani, e-book, riviste, nonché musica e film. Uno degli ultimi interventi, in ordine di tempo, è quello realizzato dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Gorizia, una maxi-operazione che ha permesso di oscurare altri 58 siti Web illegali e 18 canali Telegram. I canali erano forniti di svariati prodotti fruibili in maniera totalmente gratuita o quasi: non solo film in prima visione, riviste, musica, libri, quotidiani, ma anche eventi sportivi e abbonamenti a pay tv (come Netflix o Sky), per un traffico illecito che attraverso 80 milioni di accessi annuali rappresentava circa il 90% della pirateria audiovisiva ed editoriale in Italia. L’efficacia dell’operazione è stata possibile grazie ad una innovazione procedurale con la quale il team informatico del Comando Provinciale della GdF di Gorizia è riuscito a bloccare qualsiasi tipo di estensione che permetteva la rigenerazione automatica dai siti oscurati, in modo da eliminare per sempre dalla Rete i canali illegali. La legge sul diritto d’autore prevede, infatti, la confisca degli strumenti che vengono utilizzati per l’illecita diffusione e fruizione del servizio. In questo specifico caso, essendo il materiale diffuso mediante canali online, l’attività delle Forze dell’ordine si concentra sullo smantellamento e chiusura dei principali siti Web e canali Telegram, ultima frontiera della pirateria multimediale. Su questi canali si possono ricevere gratuitamente i pdf dei quotidiani appena usciti in edicola, scaricarli e diffonderli ulteriormente ai propri contatti. Una frode in piena regola, che è costa al mondo dell’editoria circa 670mila euro al giorno, vale a dire 250 milioni ogni anno[1]. Gli investigatori – che non hanno potuto contare su una fattiva collaborazione da parte di Telegram, che tutela l’anonimato dei propri utenti – sono riusciti, grazie a indagini finanziarie elettroniche, vale a dire incentrate sull’analisi delle tracce telematiche lasciate sulla Rete, ad arrivare agli amministratori dei canali (sicuramente solo alcuni). È proprio la reticenza e la mancata collaborazione di Telegram che rischia di favorire l’impunità dei responsabili, visto che ancora oggi basta aprire il canale di messaggistica per trovare almeno 8 canali di questo tipo. La Fieg ha fatto richiesta per il blocco dei canali e la rimozione delle testate rubate, facendo leva sulla violazione “reiterata e massiva” del copyright. Ma tutto questo sarà sufficiente? Non sono pochi quasi 600mila lettori al giorno solo su Telegram e significa che il problema reale risiede nell’esistenza di una domanda illecita. In questo comportamento, individuale e collettivo, è insito uno dei mali della nostra società, perché se è vero che l’informazione deve essere libera e accessibile a tutti è vero anche che si preferisce rischiare una multa da 10mila euro o più per un giornale che ne costa appena due in edicola (nel formato digitale anche meno). La resilienza con cui da mesi vengono individuati i canali pirata e denunciati i loro amministratori è un bell’esempio di come case editrici, giornalisti, ma anche gli stessi consumatori non sono stati lasciati soli. Il danno non riguarda solamente l’opera intellettuale del singolo individuo, ma l’intera filiera editoriale – dalla cartiera all’edicola, dalla tipografia alla casa editrice – con ripercussioni sul lavoro di migliaia di persone. Tutto perché si preferisce scaricare gratuitamente un giornale piuttosto che rinunciare a due caffè al giorno. Per arginare il furto delle informazioni c’è sicuramente bisogno dell’intervento della politica, non basta il lavoro delle Forze dell’ordine. Si potrebbe pensare ad una legge che permetta di applicare la direttiva con cui l’Europa ha chiesto ai paesi membri di tutelare il copyright all’interno dei propri confini non solo dai pirati dei canali di messaggistica, ma anche dai grandi colossi – come Google, Facebook, YouTube, solo per citare i più famosi. La direttiva europea si impegna a garantire che Internet rimanga uno spazio di libera espressione e che diritti ed obblighi del diritto d’autore si applichino anche online, con contratti più vantaggiosi per gli artisti. Il digitale è parte integrante della nostra quotidianità, come lo è pagare un caffè al bar; perché, allora, non dovrebbe esserlo pagare il pdf di un quotidiano?

[1] Sono le stime fornite da Agcom e Fieg (Federazione Italiana Editori Giornali).

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