Politica, criminalità organizzata, crisi pandemica e Sicurezza Nazionale

Il processo di civilizzazione è stato lungo e difficile per gli esseri umani.
Secondo Will Durant la civilizzazione si identifica con l’ordine sociale ed è costituito dai seguenti elementi: organizzazione economica e politica, tradizioni etiche e morali, ricerca della conoscenza.
La civilizzazione inizia quando il caos e l’insicurezza finiscono.
La Sicurezza Nazionale ha l’obiettivo di garantire l’ordine sociale in tutti i settori di vita del paese.
Le crisi economiche come quelle pandemiche, pur di natura esogena, possono dar vita a stress endogeni di ordine sociale, economico, politico, giudiziario, finanziario.
La maggior parte delle crisi, comunque, accelera solo tendenze preesistenti nella società.
Se l’economia di un paese mostra debolezze durante i normali periodi di vita, durante le crisi le debolezze sono destinate a peggiorare.
Per arginare la crisi e rilanciare l’economia servono piani e finanziamenti per nuovi investimenti: è una lezione che abbiamo appreso durante la Grande depressione del Ventinove.
Purtuttavia, nel 1929 non tutti i rimedi posti in essere dagli Stati furono di successo.
Gli USA ricorsero ad una esperienza rivoluzionaria che potesse contemperare obiettivi pubblici e logica di mercato. Ciò si tradusse, con un mandato preciso, nella creazione della Tennessee Valley Authority (TVA) di rilevanza costituzionale, la quale doveva indicare al Governo e al Parlamento, con un approccio organico, le misure da adottare in materia di politica industriale, agricola, di polizia, di politica sociale, così da concretare una capacità di governo che gli “States” coinvolti non erano in grado di assicurare.
Il New Deal americano fu di successo e riuscì a far riguadagnare alti livelli di Sicurezza Nazionale agli USA.
L’introduzione dei princìpi del New Deal USA in Italia (Rosenstein-Rodan) non ebbe successo.
Il modello della Cassa per il Mezzogiorno può essere assunto come New Deal statalista italiano, con la creazione di un Ministero ad hoc per governare gli interventi pubblici in economia.
La prevalenza dello stato sovventore rispetto allo stato imprenditore ha portato ineluttabilmente al fallimento della Cassa del Mezzogiorno, un esempio di diseducazione anche manageriale.
I piani e i finanziamenti per rimediare ai disastri conseguenti alle crisi pur necessari, non sono di per sé sufficienti: i piani devono essere ancorati a solidi princìpi metodologici e di trasparenza per organizzare la crescita sia del pubblico, sia del privato.
L’Italia con la crisi pandemica in atto ha raggiunto il “rating” (Fitch) BBB-, pertanto senza un piano di rinascita virtuoso, la Sicurezza Nazionale potrà raggiungere livelli di rischio mai sperimentati dal dopoguerra in poi.
Lo stesso dicasi per il sistema giudiziario del Paese.
La giustizia assicura alla società uno dei valori più importanti per gli esseri umani: la libertà frutto della sicurezza garantita dall’ordine sociale.
Il potere giudiziario poggia la sua effettività sulla adesione a princìpi condivisi dalla collettività – espressi principalmente nella Carta costituzionale – il cui rispetto è garantito dalla coercizione che è l’obiettivo primario della sanzione.
La capacità di coercizione si concreta, nei casi gravi, con l’obbligo di isolamento in carcere.
Qualora per qualsiasi ragione, anche di crisi, non si riesca a garantire l’esecutività della sanzione, cade sia la percezione della deterrenza della pena sia il livello di sicurezza nel sociale.
La criminalità organizzata, piaga oramai globale, ha mostrato grande duttilità nell’adeguarsi all’ambiente dove vive e dove opera, a similitudine delle organizzazioni terroristiche transnazionali.
Le organizzazioni criminali operano utilizzando gli stessi metodi organizzativi e amministrativi dello Stato, cambiano solo i fini che non sono indirizzati verso il bene comune. Territorio e popolo, per tali organizzazioni, sono i punti di forza, così come per talune formazioni terroristiche.
Nei Paesi occidentali la mitigazione dei rischi per la Sicurezza Nazionale deve far capo al controllo democratico del territorio, associato alla fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Il potere “politico” della criminalità organizzata, al pari di quella statuale, è esercitato come dominio attraverso la coercizione talvolta mista anche al consenso popolare.
Il carcere per le organizzazioni statuali rappresenta l’esercizio del potere della coercizione secondo norme democratiche.
La debolezza del sistema carcerario mina alla base la deterrenza della coercizione.
Concessioni eclatanti di pene alternative al carcere (e, addirittura, al regime detentivo sicuro, previsto dall’art. 41 bis dell’ordinamento penitenziario) riconosciute a personaggi di spicco della criminalità organizzata, in singolare successione alle rivolte carcerarie che si sospetta possano essere state eterodirette, rischiano di rappresentare – al di là della legittimità e della opportunità intrinseca dei provvedimenti giudiziari – segnali di indebolimento molto forte del potere statuale, con gravi riflessi sulla Sicurezza Nazionale.
La criminalità organizzata, al pari del terrorismo, è una delle minacce più importanti per la Sicurezza Nazionale di qualsiasi Paese, Italia compresa, ma è ancora più subdola in quanto ha la capacità di corrodere dall’interno le Istituzioni che manterranno la forma, private però della sostanza.
«La libertà è il “lussuoso” prodotto della sicurezza e la libertà individuale è il marchio della civilizzazione».
Il potere è un mezzo per raggiungere i fini: con un potere ridotto la battaglia per raggiungere livelli adeguati di Sicurezza Nazionale è persa.
Le minacce da contrastare sono molteplici, da quella economica finanziaria a quella sociale, ma quella legata alla criminalità organizzata è costantemente prioritaria perché sfida lo Stato e i livelli di civilizzazione raggiunti.

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