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Religione in Russia. Gli ortodossi praticanti sono solo il 3%. “Servono più sacerdoti”

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Quanti sono i cittadini russi di religione ortodossa? Quanti i credenti-praticanti? Quale ruolo svolgono la Chiesa Ortodossa e l’associazionismo cristiano nella società russa? A queste domande, su un aspetto importante della vita nella Russia contemporanea, ha messo un punto fermo una recente ricerca sociologica pubblicata sul giornale online Linea popolare russa (Russkaja narodnaja linia – ruskline.ru), il principale quotidiano tra le numerose pubblicazioni online che fanno riferimento al mondo ortodosso. L’iniziativa rientra nella linea di un generale impegno del giornale volto ad esaminare in ottica cristiana i problemi politici, economici e socio-culturali della Russia.

La ricerca sul mondo cristiano ortodosso mette ben in luce il rapporto tra quanti si dichiarano di fede ortodossa e quanti la praticano effettivamente, tra sacerdoti e laici, tra attività strettamente religiose ed attività di promozione sociale.

Quest’ultimo aspetto riveste una particolare importanza perché, a differenza di quanto accade ad esempio nell’Europa occidentale, l’associazionismo di ispirazione cristiana non risulta diffuso in Russia. In generale, è riconosciuto che questo genere di associazionismo, il quale matura nella società civile sulla base degli orientamenti di una precisa dottrina sociale cristiana (cattolica, protestante o altro) svolge una funzione positiva di supporto, integrazione, sussidiarietà alle iniziative pubbliche a cominciare da quelle dello Stato. Molti problemi aperti, ad esempio, nello sviluppo economico e sociale, trovano risposte importanti nei servizi e nelle opere, in gran parte volontarie, di questo associazionismo. Da qui l’opportunità e il valore di un confronto aperto che occorrerebbe promuovere con il mondo russo, il quale ha portato la religione cristiana fino a Vladivostok, ossia ai confini euroasiatici dell’oceano Pacifico, per comprendere come su questo terreno specifico potrebbero essere avviati confronti, dialoghi, collaborazioni quanto mai utili in un’epoca di generali e grandi trasformazioni sociali e culturali. Pensando all’Italia, ad esempio, viene spontaneo ricordare quanto poco si conoscono in Russia personaggi importanti: da Toniolo a Sturzo (fondatore di un partito di ispirazione cristiana), da Achille Grandi (fondatore delle ACLI) a Giulio Pastore (fondatore della CISL).

Proponiamo, dunque, il riassunto della intervista con padre Nicolaj Emelianov, ricercatore presso la Università Ortodossa Sviato-Tihonovsky, autore della ricerca sociologica pubblicata recentemente in Russia e intitolata “Il raccolto è abbondante, ma i mietitori sono pochi” (2019).

Padre Emelianov sin dall’inizio chiarisce che nella ricerca sono stati utilizzati i risultati delle indagini promosse nel periodo postsovietico (cioè dopo 1991) dai tre centri di ricerca più noti in Russia: il Centro russo per lo studio dell’opinione pubblica (Vserossijskij Centr Izucenia Obcestvennogo Mnenia – VZIOM, ente di Stato), il Centro Levada (Levada Zentr, struttura indipendente, non statale) e la Fondazione sull’Opinione Pubblica (Fond Obcestvennoe Mnenie -FOM), tutti e tre di orientamento liberistico. Questi dati dimostrano che mentre il numero dei cittadini che dicono di essere ortodossi raggiuge il 70% secondo il Centro Levada e addirittura l’80% secondo la Fondazione FOM, il numero dei cittadini russi definiti come cristiani praticanti (che vanno alla messa almeno ogni settimana e hanno qualche impegno in quanto cristiani) è rimasto stabile durante tutto il trentennio trascorso, ed è pari a circa il 3%. La spiegazione più diffusa, come spiega Padre Emelianov è la seguente: attualmente molti russi hanno problemi di identità nazionale e socioculturale (la Costituzione federale vigente proibisce qualsiasi ideologia, la sinistra è dispersa, il centro-sinistra è inesistente, i nazionalisti sono pochi e deboli, ecc.). Molti russi affermano di essere cristiani ortodossi senza esserlo in realtà, per rispondere qualcosa di conveniente alla domanda e non suscitare alcun sospetto. Una parte considerevole di questi nuovi cristiani ortodossi – in modo particolare gli adulti – rimangono portatori della mentalità sovietica, sostanzialmente religiosa, ma non cristiana.

Senza contestare la validità di questa ipotesi prevalente tra i sociologi, Padre Nicola, che ha alle spalle un ventennio di sacerdozio (esperienza preziosa per un ricercatore cristiano, sia russo che italiano), aggiunge una sua ipotesi, che appare valida proprio perché emerge dall’analisi di una situazione reale. Secondo Padre Emelianov, nella Russia di oggi, come era nel secolo scorso e anche prima, per le persone il rapporto con la Chiesa si basa e si costruisce, essenzialmente, con l’incontro, il contatto diretto, la comunicazione con il sacerdote che ha l’obbligo di mantenere le relazioni con tutti i credenti nella parrocchia.

Ovviamente, per molte persone possono bastare un “buongiorno” e un sorriso, ma per altre è necessario che il sacerdote presti loro ascolto. Ciò richiede l’esistenza di un rapporto adeguato e funzionale tra il numero dei credenti e quello dei sacerdoti; secondo Padre Nicola, un sacerdote dovrebbe poter servire 200, al massimo 500 persone. Vista in questa ottica la situazione nel mondo cristiano ortodosso della Russia è oggi anomala, perché nelle città il rapporto sacerdote-credenti è pari al valore medio di un sacerdote per 6.050 credenti (nel 2011), mentre in Grecia è pari a 1.056 credenti (nel 2014) e in Romania a 1.092 credenti (nel 2016). In Polonia questo indicatore è pari a 1.103 credenti per un sacerdote.

L’analisi della situazione nel mondo cristiano dell’Europa orientale e il confronto con quello occidentale ha spinto Padre Nicola a riconoscere un fatto importante: «Noi non abbiamo infatti le associazioni e i movimenti cristiani (cioè l’associazionismo di ispirazione cristiana), mentre in Europa occidentale queste organizzazioni sono numerosissime (…). Qui, da noi in Russia, invece, abbiamo solo alcuni circoli e gruppi ristretti con pochi iscritti».

Padre Emelianov collega questa carenza al fatto che durante i trent’anni anni trascorsi dal crollo del sistema sovietico, la gerarchia della Chiesa Ortodossa Russa non ha ritenuto utile promuovere la costituzione di un forte associazionismo di ispirazione cristiana né ha elaborato una organica e propria Dottrina sociale; in sostanza, non ha proposto di imboccare questa strada che avrebbe portato ad un rapido rafforzamento, in generale, del mondo cristiano in Russia e, in particolare, del laicato cristiano come sostegno intellettuale e sociale efficiente e interlocutore competente della gerarchia ecclesiale. La storia del Novecento insegna invece che questa è la via giusta da seguire per garantire al cristianesimo uno spazio operativo adeguato nella società moderna che è in via di progressiva secolarizzazione e segnata, non di rado, da eccessi anticlericali sia da parte degli estremisti di destra e di sinistra sia del potere stesso com’e stato negli anni Trenta in Italia e in Russia, allora Urss. Pur essendo consapevole che la gerarchia della Chiesa Ortodossa Russa ha scelto un’altra via, Padre Emelianov riflette sul valore della possibile proposta alternativa.

È una ipotesi di lavoro molto semplice: per aumentare il numero dei credenti praticanti in Russia occorrerebbe aumentare il numero dei preti ortodossi di almeno tre volte. Vuol dire che, invece degli attuali circa 20.500 sacerdoti, la Chiesa Ortodossa Russa dovrebbe poter contare nel prossimo futuro su oltre 60mila sacerdoti. «Certo, tale ipotesi non è realistica». — riconosce lo stesso Padre Emelianov. «Innanzitutto perché nel sistema scolastico della Chiesa Ortodossa non si potrebbero trovare tanti giovani desiderosi e capaci di diventare sacerdoti. Questo compito richiede una vera vocazione e non è per chiunque. C’è poi il fatto, ben dimostrano e risaputo, che l’aumento del numero dei sacerdoti non garantisce una crescita analoga dei credenti praticanti e delle parrocchie. Nei trent’anni trascorsi dal crollo dell’Urss, il numero dei sacerdoti è aumentato di cinque volte, mentre il numero dei credenti praticanti è rimasto fermo al 3% del totale di coloro che si dichiarano ortodossi. Nel mio libro volevo mettere in rilievo il problema essenziale: senza la crescita reale delle parrocchie la Chiesa Ortodossa non può svolgere il suo ruolo nella società. Le cattedrali nuove sono luoghi di vita cristiana, cioè devono operare come parrocchie attive, dinamiche e legate alle comunità locali».

Il titolo completo del libro di N.Emelianov è Il raccolto e abbondante, ma i mietitori sono pochi: il problema dell’interazione tra sacerdoti e credenti nella Russia di oggi.

 

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