Il nuovo assetto geopolitico che sembra delinearsi dall’inizio della seconda presidenza Trump, pur tra le sue contraddizioni, sta ridisegnando le tradizionali aree di influenza delle superpotenze affermatesi nel secondo Dopoguerra. Gli Stati Uniti appaiono intenzionati a concentrarsi sul continente americano e sui territori strategicamente rilevanti, lasciando maggiore libertà d’azione a Russia e Cina nelle rispettive aree di interesse, l’Ucraina per Mosca e Taiwan per Pechino. È in questo contesto che l’Eurispes (2026) ha chiesto agli italiani che cosa pensano di un’eventuale “spartizione” del mondo in aree di influenza tra Stati Uniti, Cina e Russia.
Una spartizione del mondo? Per la maggioranza è un rischio
La maggioranza degli italiani giudica negativamente la divisione del mondo per aree di influenza (54,9%), mentre il 17% la considera “il male minore” e solo il 4,6% la reputa positiva. Quasi un intervistato su quattro non sa pronunciarsi in merito (23,5%). Nel complesso, le risposte mostrano una valutazione prevalentemente negativa nei confronti di un nuovo assetto che lascia presagire giochi di forza e violazioni del diritto internazionale e dei diritti degli Stati sovrani, pensando a casi come il Venezuela, le minacce verso Groenlandia, Cuba e persino il Canada, oltre alle situazioni di Ucraina e Taiwan. Tuttavia, per oltre un quinto del campione prevale la sensazione che questo tacito accordo tra potenze possa comunque ridurre il rischio di scontri diretti tra le superpotenze. L’elevato numero di chi non si sente in grado di esprimere un giudizio conferma la complessità delle dinamiche in atto e la diffusa mancanza di chiarezza sul tema.
L’Italia dovrebbe rispettare gli accordi Nato?
Interrogati sull’ipotesi che un paese membro della Nato venga attaccato, più della metà degli italiani (52,6%) ritiene che l’Italia dovrebbe restare neutrale. Un quarto degli intervistati (25%) ritiene invece che si dovrebbero inviare milizie e armi in difesa del paese aggredito, mentre il 22,4% si limiterebbe all’invio di sole armi. Il campione risulta quindi diviso a metà: da un lato chi è contrario a qualunque forma di sostegno in caso di attacco, nonostante l’appartenenza alla Nato lo preveda espressamente, dall’altro chi si dichiara favorevole, sia nella forma di aiuti militari sotto forma di armi, sia nell’invio congiunto di armi e milizie. Un cittadino su quattro, in particolare, ritiene giusto arrivare all’invio di soldati italiani sul campo.
I valori più alti a favore della neutralità si registrano tra gli elettori del Movimento 5 Stelle, tra chi non si sente politicamente rappresentato, e tra gli elettori di sinistra
Le posizioni cambiano sensibilmente in base all’orientamento politico. Gli elettori di destra (36,3%) e centro-destra (42,3%) sono i soli gruppi in cui la quota di chi auspica la neutralità italiana resta minoritaria; i valori più alti a favore della neutralità si registrano invece tra gli elettori del Movimento 5 Stelle (64,1%), tra chi non si sente politicamente rappresentato (60,7%) e tra gli elettori di sinistra (58,8%). Gli elettori di destra affermano con frequenza superiore alla media che l’Italia dovrebbe inviare armi in difesa di un paese Nato attaccato (32,4%) e milizie insieme alle armi (31,2%), di poco superati su questo secondo punto dal centro-destra (32,6%). Si mostrano invece più restii all’invio di milizie, oltre alle armi, gli elettori di sinistra (19,7%) e quelli del Movimento 5 Stelle (17,9%).
L’Europa è percepita come priva di una vera unità
L’indagine dell’Eurispes evidenzia anche un giudizio critico degli italiani sul livello di coesione dell’Unione europea. Il 64,4% ritiene che l’Europa non sia unita dal punto di vista della difesa militare, mentre il 65,2% non la considera unita nemmeno sul piano delle politiche economiche. Il giudizio peggiora ulteriormente se si guarda all’unità politica, vista come assente dal 67,8% degli intervistati. Il quadro migliora solo parzialmente sul piano commerciale, ambito in cui comunque la maggioranza, pari al 57,9%, continua a ritenere che non vi sia unità tra i paesi membri.
Le opinioni divergenti sul tema della solidarietà alla Nato suggeriscono che la collocazione internazionale dell’Italia resterà uno dei terreni più divisivi nei prossimi anni
Il quadro restituito dai dati dell’Eurispes descrive un’opinione pubblica italiana cauta e in larga parte scettica rispetto agli scenari geopolitici in evoluzione: una maggioranza che teme una logica di spartizione del mondo tra superpotenze, una popolazione divisa quasi a metà sul rispetto degli impegni assunti con la Nato, e una percezione diffusa di una Unione europea ancora lontana da una vera unità, sia militare che politica ed economica. Le differenze legate all’orientamento politico, particolarmente marcate sul tema della solidarietà atlantica, suggeriscono che il dibattito sulla collocazione internazionale dell’Italia resterà uno dei terreni più divisivi nei prossimi anni, in un contesto internazionale che gli stessi italiani percepiscono come incerto e in rapida trasformazione.

