Il primo gennaio 2024 i BRICS sono diventati dieci. Con l’ingresso di Egitto, Etiopia, Iran, Arabia Saudita (non formalizzato) ed Emirati Arabi Uniti, il gruppo ha realizzato la sua più significativa espansione dalla fondazione nel 2009. Nel gennaio 2025 è stata la volta dell’Indonesia, divenuta membro effettivo, oltre ad otto Stati di diversi continenti ai quali è stata riconosciuta la posizione formale di partner. Eppure, proprio mentre il blocco BRICS raggiungeva il 45% della popolazione mondiale e il 36% del Pil globale, emergeva un paradosso sempre più evidente: le iniziative più ambiziose – dalla de-dollarizzazione alla riforma della governance globale – restano in gran parte sulla carta, mentre aumentano le difficoltà interne. Il ritiro dell’Argentina poche settimane dopo l’invito, seguito all’elezione di Javier Milei (2023), ha reso manifesto ciò che molti osservatori già intuivano: BRICS Plus non è il blocco monolitico anti-occidentale che alcuni temono o auspicano, ma un’arena frammentata dove Stati con preferenze profondamente divergenti cercano spazi di cooperazione selettiva.
Coalizioni interne e preferenze divergenti tra i tre cluster distinti nei BRICS Plus
L’analisi delle dinamiche interne rivela tre cluster distinti. Il nucleo revisionista, Russia, Iran e, in misura più sfumata, Cina, esprime una profonda insoddisfazione verso l’ordine globale esistente e un orientamento strategico marcatamente anti-occidentale. All’opposto, i “pragmatici strategici”, India, Brasile, Emirati e Arabia Saudita, perseguono riforme selettive mantenendo l’autonomia strategica e privilegiando il pragmatismo economico sull’ideologia. Infine, i cercatori di opportunità, Sudafrica, Egitto ed Etiopia, si concentrano primariamente sull’accesso ai finanziamenti per lo sviluppo. Questa eterogeneità spiega perché alcune iniziative abbiano successo mentre altre falliscono. La Nuova Banca di Sviluppo (NDB), con oltre 30 miliardi di dollari di progetti approvati e rating AAA, funziona perché: i) allinea gli interessi materiali di tutti i membri, ii) mantiene una bassa complessità istituzionale (approvazioni progetto per progetto), e iii) neutralizza le rivalità attraverso share allocation paritarie tra i fondatori.
Successi e fallimenti: una tipologia predittiva
Il sistema di pagamento alternativo, invece, resta irrealizzato nonostante ripetute dichiarazioni dal 2018. Per Russia e Iran, esclusi da SWIFT, rappresenta una necessità esistenziale. Ma per India, Brasile ed Emirati Arabi comporta rischi di sanzioni secondarie e destabilizzazione dei rapporti finanziari occidentali. L’Arabia Saudita, poi, si oppone radicalmente a qualsiasi iniziativa che metta in discussione il sistema del petrodollaro, fondamento del suo modello economico e del rapporto di sicurezza con gli Stati Uniti. Sulla guerra in Ucraina, il gruppo è paralizzato. La Russia cerca l’endorsement di BRICS, o almeno l’assenza di critiche. L’India mantiene una neutralità esplicita, bilanciando rapporti di difesa con Mosca e partnership tecnologiche con l’Occidente. Il Brasile aspira a un ruolo di mediatore del Sud Globale. Il Sudafrica, vincolato al mandato di arresto della Corte Penale Internazionale contro Putin, affronta un dilemma giuridico complesso. Il risultato: dichiarazioni astratte sui “principi di risoluzione pacifica dei conflitti” senza alcun contenuto operativo.
Le presidenze di Brasile e India: che cosa aspettarsi
La presidenza brasiliana del 2025 ha puntato su cooperazione climatica e finanziamenti per l’Amazzonia (in vista della COP30), espansione del finanziamento infrastrutturale, coordinamento per lo sviluppo del Sud Globale, retorica di autonomia strategica ma impegno pragmatico con l’Occidente. Lula ha evitato la costruzione di blocchi geopolitici e posizioni anti-occidentali esplicite. Nel 2026, l’India presumibilmente privilegerà la cooperazione tecnologica(farmaceutica, infrastrutture digitali pubbliche), il coordinamento antiterrorismo, l’advocacy per la riforma del Consiglio di Sicurezza Onu e il tema della connettività regionale (corridoio India–Medio Oriente–Europa). Modi presumibilmente eviterà iniziative che aumentino l’influenza cinese o che riguardino sistemi di pagamento alternativi. Hanno alta probabilità di successo, invece, l’aumento del capitale della NDB e l’espansione dei prestiti in valute locali, la cooperazione sul finanziamento climatico, il co-finanziamento di progetti infrastrutturali, le partnership nella produzione farmaceutica e vaccinale. Resteranno verosimilmente a livello di dichiarazioni di principio la strutturazione del sistema di pagamento alternativo, la valuta comune, la cooperazione sulla riforma del Consiglio di Sicurezza e le posizioni coordinate sui conflitti geopolitici maggiori.
Oltre la retorica: leggere BRICS come arena, non come blocco
BRICS Plus non è né il blocco anti-egemonico che i suoi sostenitori celebrano né l’irrilevante club di discussione che i critici liquidano. È una piattaforma di coordinamento dove Stati con preferenze eterogenee perseguono modelli di cooperazione selettiva preservando flessibilità strategica. Per i policy maker occidentali, questo implica abbandonare logiche di contenimento. India, Brasile ed Emirati sono swing states (oscillanti) la cui partecipazione ai BRICS riflette diversificazione del rischio e non posture anti-occidentali. Politiche che li costringono a scelte binarie li spingono verso Cina e Russia, mentre politiche che accomodano le loro strategie di hedging (riduzione dei rischi) preservano le relazioni occidentali. Il successo della NDB dimostra che il multilateralismo sostanziale è possibile; il fallimento del sistema di pagamento prova che l’ambizione retorica non sostenuta da una solida logica di coalizione produce solo dichiarazioni. Nel mondo multicentrico, l’efficacia istituzionale richiede di accettare l’eterogeneità piuttosto che imporre l’unità. La frammentazione di BRICS potrebbe essere la sua più grande risorsa: permette agli Stati di cooperare dove gli interessi convergono e di competere dove divergono, preservando quell’autonomia strategica che li ha riuniti.
*Giovanni Barbieri, Centro di Ricerche in Analisi Economica e sviluppo economico internazionale CRANEC, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano. Intervento tratto dall’analisi dei lavori della Conferenza Internazionale “The Rise of Asia 2026” e il futuro dei BRICS+, Parigi, Le Havre, 2026.
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