Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del 3 luglio scorso della legge 2 luglio 2026, n.116, di conversione (con modifiche) del decreto-legge 7 maggio 2026, n.66, è entrato definitivamente in vigore il Piano Casa. Si tratta della definizione di politiche abitative da attuare nell’arco di un decennio per dare una risposta strutturale alla domanda di abitazioni che si è fatta via via più pressante. L’obiettivo dichiarato dal Governo (in sede di emanazione del decreto-legge) e fatto proprio dalla maggioranza parlamentare (al momento dell’approvazione della legge) è quello di rendere disponibili oltre 100 mila appartamenti.
Il Piano Casa prevede il recupero di circa 60 mila alloggi di edilizia pubblica
I capisaldi su cui poggia l’impianto normativo sono sostanzialmente tre: in primo luogo, la riqualificazione del patrimonio residenziale pubblico, pervenendo alla riconversione di numerosi alloggi rientranti nell’edilizia residenziale pubblica e sovvenzionata, allo stato indisponibili perché inagibili. Per il perseguimento di tale obiettivo si renderà necessaria una interazione tra Stato, Regioni ed Enti locali sulla base delle risorse che saranno individuate da un apposito programma che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti avrà cura di approntare. Ciò dovrebbe comportare un recupero di circa 60 mila alloggi di edilizia pubblica. Sul piano operativo un ruolo strategico sarà assunto da Invitalia, che, come soggetto gestore, dovrà selezionare (attraverso bandi pubblici) gli interventi di ristrutturazione, risanamento e manutenzione degli alloggi che saranno individuati. Per il quinquennio 2026-2030 è stata già autorizzata una spesa complessiva di 970 milioni di euro, cui potranno aggiungersi ulteriori somme da destinare al sostegno abitativo delle famiglie vulnerabili. La necessità di accelerare i tempi a fronte di procedure spesso lunghe e laboriose ha imposto la nomina di un commissario straordinario per la ricognizione dei fabbisogni e la programmazione degli interventi. Tale aspetto ha già costituito motivo di aspra polemica con le opposizioni parlamentari, le quali hanno contestato l’immediatezza della designazione del commissario straordinario cui andrà un compenso ritenuto spropositato.
È previsto un programma di edilizia sociale riservata a giovani coppie, nuclei con persone anziane o familiari affetti da gravi disabilità o nuclei esposti a trasferimenti
In secondo luogo, l’individuazione di una fascia di utenti i quali, pur non possedendo i requisiti per accedere alla disponibilità di alloggi di edilizia popolare, sono ritenuti di trovarsi nella oggettiva condizione di reperire con difficoltà un’abitazione. Da qui la definizione di un programma di edilizia sociale riservata a particolari categorie di nuclei familiari (ad esempio giovani coppie, nuclei con la presenza di persone anziane o familiari affetti da gravi disabilità o componenti della famiglia che per ragioni di lavoro sono esposti a trasferimenti o ad operare in zone ad alta concentrazione abitativa). È previsto altresì un ritocco al rialzo del fondo destinato al sostegno delle spese sostenute dagli studenti fuori sede.
Il Piano Casa prevede anche il rilancio su larga scala dell’edilizia privata con la realizzazione di progetti urbanistici misti e alloggi a canoni calmierati
Infine, il terzo caposaldo normativo è il rilancio su larga scala dell’edilizia privata che consenta un’ampia disponibilità di alloggi a prezzi o a canoni calmierati attraverso la realizzazione di progetti urbanistici misti. Il sistema congegnato dovrebbe funzionare così: il costruttore può realizzare alloggi da vendere o affittare a prezzi di mercato e, allo stesso tempo, un rilevante numero di alloggi da vendere o affittare a prezzi calmierati (più bassi di almeno il 33% di quelli di mercato). In tale àmbito si introducono significative semplificazioni delle procedure burocratiche, le quali però, secondo le opposizioni, potrebbero preludere a un nuovo periodo di speculazione edilizia, rischiando di trasformare il fabbisogno edilizio sociale in un business per pochi. Dal canto loro, poi, le associazioni dei costruttori hanno espresso perplessità, ritenendo che, essendo notevolmente preponderante la quota da riservare ai prezzi calmierati rispetto a quella operante in regime di libero mercato, ciò possa non rendere convenienti gli investimenti nel settore edilizio.

