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Vegetariani e vegani in Italia: numeri, motivazioni e percezione sociale. I dati del 2026

di
redazione

Un fenomeno in evoluzione

Osservare la diffusione delle diete a base vegetale in Italia richiede di intrecciare due prospettive complementari. Dal punto di vista sociologico, il passaggio a un’alimentazione vegetariana o vegana non è più riducibile a una scelta individuale isolata: è un indicatore di come cambiano i valori collettivi, il rapporto con l’ambiente e la fiducia nelle filiere produttive. Quando una pratica alimentare smette di essere percepita come di nicchia e comincia a essere “riconosciuta” dalla maggioranza della popolazione, significa che si è insediata stabilmente nel repertorio delle identità sociali legittime. Dal punto di vista nutrizionale, invece, la crescita di questi regimi alimentari pone una domanda diversa, altrettanto rilevante: quella della loro adeguatezza nutrizionale nelle diverse fasi della vita. Tenere insieme questi due piani, ossia il significato sociale della scelta e la sua sostenibilità in termini di salute, permette di leggere con maggiore consapevolezza i dati dell’indagine Eurispes, che osserva da diversi anni come evolve la scelta di una dieta senza proteine animali.

L’evoluzione delle diete a base vegetale

La sempre maggiore diffusione delle diete a base vegetale, in particolare vegetariane e vegane, rappresenta un fenomeno di rilevanza crescente. Se in una fase iniziale tali scelte erano spesso motivate da curiosità o da sperimentazione individuale, oggi appaiono sempre più fondate su una riflessione articolata che coinvolge dimensioni etiche, ambientali e sociali. I criteri tradizionali di scelta (prossimità, convenienza e praticità) risultano progressivamente affiancati, e talvolta sostituiti, da nuove logiche orientate alla sostenibilità, alla tracciabilità delle filiere e alla responsabilità nei confronti dell’impatto globale della produzione alimentare.

Il popolo vegetariano e vegano

Dall’indagine dell’Eurispes, emerge che nel 2026 complessivamente l’8,5% degli italiani sono vegetariani (5,3%) o vegani (3,2%). Un altro 4,9% dichiara di esserlo stato in passato. La maggioranza degli italiani è comunque onnivora (86,6%), anche se il 20,5% dichiara che sarebbe favorevole a optare per una dieta vegetariana, ma teme di non riuscire a metterla in pratica.

Il trend di coloro che si dichiarano vegetariani è in lievissima diminuzione rispetto allo scorso anno (-1,3%), ma con valori in crescita rispetto agli anni che vanno dal 2017 in poi. Coloro che si dichiarano vegani sono in leggero aumento rispetto al 2024 (3,2%, con un aumento dello 0,9%): dall’analisi della serie storica sembra che, negli ultimi anni, si possa iniziare a considerare la percentuale intorno al 2-3% come un valore consolidato nella popolazione. La variazione decennale della percentuale di popolazione vegana, tra il 2014 e il 2026, si è quintuplicata, passando dallo 0,6% al 3,2%.

Sono le donne a seguire più spesso una dieta vegetariana, mentre non vi sono differenze di rilievo tra i due generi per quanto concerne la dieta vegana. Dopo il Nord-Ovest (10,7%) e le Isole (9,4%), le aree dove vi è una maggiore presenza di vegetariani/vegani sono: il Nord-Est (8,7%), il Sud (8,1%) e il Centro (5,6%). L’idea di optare per un regime alimentare vegetariano solletica il 26% dei 35-44enni e il 24,3% dei 25-34enni, che sono però frenati dal timore di non riuscire ad adottarla.

Le rappresentazioni sociali associate all’alimentazione vegetariana

Emerge un orientamento prevalentemente positivo nei confronti della scelta vegetariana, riconosciuta dagli italiani come un’opzione legittima nell’ambito delle pratiche e degli stili di vita individuali. Il 78,7% ritiene sia una scelta da rispettare e il 55,1% la giudica una scelta ammirevole, a tutela dell’ambiente e degli animali; al contrario, esiste una parte di italiani che esprime pareri negativi su questo stile alimentare (e di vita): il 31,4% dichiara di ritenerla soprattutto una moda; il 31,2% pensa che possa accompagnarsi a fanatismo e intolleranza nei confronti di chi non compie la medesima scelta e il 22,1% pensa che possa essere una scelta dannosa per la salute.

Le differenze generazionali nella percezione dell’alimentazione vegetarina

I livelli più elevati di consenso nei confronti dell’opzione vegetariana si registrano tra gli individui compresi tra i 18-24 anni e i 25-34 anni. L’85,1% dei 18-24enni e l’83,4% dei 25-34enni la considerano una scelta personale da rispettare, seguiti dai 35-44enni che esprimono la medesima opinione in ben l’81,8%, mentre tra gli over 64 la percentuale si arresta al 72%. Il 63,6% dei 25-34enni la considera una scelta ammirevole, che tutela ambiente e salute, mentre tra gli over 64 non condivide tale visione poco più della metà (52,4%).

Per quanto complessivamente contenuta, tra gli over 64 è però più diffusa l’opinione, rispetto a quanto accade presso le altre fasce d’età, che possa trattarsi di una scelta pericolosa per la salute: si tratta di una convinzione espressa dal 23,4% degli ultra 64enni, mentre tra i 25-34enni il dato si ferma al 18,2%. Gli over 64 più degli altri ritengono anche che la scelta di adottare un’alimentazione vegetariana rappresenti soprattutto una moda (37,9%) e paventano il rischio di una deriva verso l’intolleranza e il fanatismo da parte di chi opta per un’opzione vegetariana (32,3%).

Tra legittimazione sociale ed equilibrio nutrizionale

I dati raccolti nell’indagine dell’Eurispes raccontano un processo di normalizzazione più che di marginalità: quasi 8 italiani su 10 riconoscono la dieta vegetariana come una scelta legittima, un consenso che nella fascia più giovane sfiora l’unanimità. Il divario generazionale che emerge tra i giovani adulti e gli over 64 non riflette tanto un giudizio sul cibo in sé, quanto due modi diversi di intendere il rapporto tra individuo, salute e comunità: per le generazioni più giovani la dieta diventa un terreno di espressione identitaria ed etica, mentre per le generazioni più anziane resta ancora prevalentemente un fatto di tradizione e prudenza.

Dal punto di vista nutrizionale, il timore diffuso soprattutto tra gli over 64 che una dieta vegetariana o vegana possa essere dannosa per la salute non trova conferma nella letteratura scientifica più recente, a condizione che il regime alimentare sia pianificato correttamente: come indicato anche dalle linee guida per una sana alimentazione elaborate dal CREA, un’alimentazione a base prevalentemente o esclusivamente vegetale richiede attenzione a specifici nutrienti critici.

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